Il pianista" Adrien Brody a Roma parla di "Predators"! | CineZapping





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Published on luglio 5th, 2010 | by ila

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Adrien Brody a Roma parla di “Predators”!

Adrien Brody (premio Oscar nel 2003 per il drammatico “Il pianista”) era oggi a Roma per presentare l’attesissimo kolossal fantascientifico “Predators”.

Adrien Brody

Il fantathriller di Nimród Antal uscirà nelle sale italiane il 14 luglio. Per l’occasione l’affascinante attore statunitense ha partecipato nella capitale a una conferenza stampa durante la quale ha risposto a numerose interessanti domande. Adrien Brody ha parlato del suo difficile ruolo, del film, dei suoi progetti futuri, svelando dettagli e curiosità. Ecco cosa ha raccontato a “Badtaste”, davvero da non perdere. Enjoy!

Mi sembrava di vedere “Dieci piccoli indiani”. Come è stato calarsi in questo ruolo per un film d’azione? C’erano persone che scommettevano su chi sarebbe morto per primo… “E’ una domanda difficile a cui rispondere. Mi sono concentrato sul fatto di creare un personaggio realistico e per questo ho studiato i manuali di campo utilizzati per i poligoni dell’esercito, dei libri che mi facessero capire gli aspetti tecnici e le condizioni di esterni. Mi sono isolato molto, ho letto Sun Tzu e dei testi di filosofia orientale per adottare una mentalità da guerriero e da lupo solitario. E’ tutto quello che potevo fare, un grande addestramento fisico che ti consenta di creare questa connessione con il personaggio”. Sono rimasta molto colpita dalle armi, che mi sono sembrate diverse da quelle che compaiono di solito in questo tipo di film. L’arma della donna era molto tecnologica rispetto al coltellaccio che maneggia lui. Cosa può dirci a riguardo, che addestramento è stato? “L’addestramento con le armi è molto diverso da quello a cui mi riferivo prima, io intendevo una questione mentale, capire cosa significhi essere un soldato. Mi sono addestrato molto con le armi, perché come attore devi essere efficiente in un’ampia gamma di attività richieste e le pistole sono molto importanti nella realizzazione dei film. Io dovevo arrivare a possedere una certa manualità, così come conoscere le arti marziali. Per quanto riguarda le armi, il machete è un riferimento all’originale con Schwarzenegger, realizzato dallo stesso artigiano, e ricopre un ruolo importante nel film. E’ stata una mia idea integrarlo all’interno del giubbetto, è qualcosa che nella realtà è tipico dei soldati, che così possono tirarlo fuori all’occorrenza. Una delle cose che mi aveva colpito del film originale è la potenza di fuoco e le armi sono una parte importante di questi titoli. E’ eccitante giocare con queste cose, devi capirle bene per utilizzarle nelle scene. Un vero soldato compie queste azioni senza rifletterci e non deve guardare quello che fa, altrimenti sarebbe impossibile risultare autentici”. Qual è la sua opinione sulla prospettiva morale del film? Non mi riferisco soltanto al suo personaggio, ma anche gli altri, c’è una lotta intestina tra predatori e prede. Alla fine, sembra che sia una struttura circolare che ricomincia, un’idea decisamente pessimista. Inoltre, è casuale che il personaggio femminile fornisca l’unica speranza alla pellicola? “Non ho scritto la sceneggiatura e quindi non posso sapere le intenzioni per quanto riguarda il personaggio femminile, ma ovviamente, come ho detto prima, questi personaggi forniscono il tono alla scena. Non credo che il film abbia intenzione di porre grandi questioni morali, ma puoi leggerci qualsiasi cosa e ci sono degli aspetti di complessità che parlano in maniera diversa a ciascun spettatore. A livello personale, voglio esprimere la confusione interiore che un personaggio come Royce vive quotidianamente e la difficoltà che ha nel prendere delle decisioni. Era importante non rendere affascinante un assassino, un uomo che ha dimenticato buona parte della sua umanità. Penso che sia bello far parte di un film di questo tipo, perché talvolta in questi casi i personaggi sono ideati solo per salvare la situazione ed essere degli eroi, anche se non se lo sono meritato”. Io volevo sapere quanto ha pesato la mano di Robert Rodriguez e se aveva visto i film di Antal… “Ho adorato Kontroll, penso sia un grande film. Rodriguez ha avuto una grande influenza creativa, conosce bene il modo di costruire questo genere di storia e gli elementi necessari. Lui comunque ha fornito a Nimrod una grande libertà creativa, ma è anche stato bravissimo nel marketing. Rodriguez possiede un grande talento ed è una forza creativa fondamentale, perché è anche un guardiano del materiale”. Farebbe un “Predators 2”? E quali sono i suoi prossimi film? “Mi piacerebbe riprendere il ruolo se tutti gli elementi fossero al punto giusto, ma ovviamente dipende anche da come andrà al botteghino. Per il resto, sto per fare un dramma a New York con Tony Kaye, il regista di American History X, mentre nel giro di un paio di settimane parteciperò con un cammeo al nuovo film di Woody Allen”  

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