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Published on febbraio 26th, 2017 | by Andrea Lupia

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Logan – The Wolverine: la recensione

Logan – The Wolverine: la recensione Andrea Lupia
Voto CineZapping

Summary: Il bellissimo e commovente saluto di Hugh Jackman al suo personaggio.

4

Il migliore spin-off


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Siamo andati a vedere Logan – The Wolverine in anteprima, l’ultimo capitolo della saga del mutante di casa Marvel. Interpretato, a quanto pare per l’ultima volta, da Hugh Jackman e diretto da James Mangold, il film sta raccogliendo ottimi consensi in giro per il mondo e non fatichiamo a capirne il motivo. Ma andiamo con ordine.

 

Liberamente ispirato alla serie a fumetti Marvel Comics Vecchio Logan di Mark Millar e Steve McNiven, è il sequeldi X-Men le origini – Wolverine (2009) e Wolverine – L’immortale (2013), nonché la decima pellicola riguardante gli X-Men. In un futuro prossimo venturo, i mutanti sono praticamente estinti e i pochi rimasti non se la passano bene. Logan non è più lo stesso. Stanco e invecchiato, si mantiene facendo l’autista e mettendo da parte i soldi per poter fuggire con il Professor Xavier (Patrick Stewart) lontano da un’America che li ha messi fuori legge. Tutto cambia quando nelle loro vite ormai allo sbando arriva una bambina che mostra dei superpoteri. Ma com’è possibile, se non nasce un mutante da più di venticinque anni?

 

Logan – The Wolverine è senza ombra di dubbio il miglior film degli X-Men fino ad ora realizzato e, di buona misura, il migliore di tutti quelli dedicati al mutante canadese con gli artigli. Non è neanche possibile in realtà un confronto credibile con le due precedenti pellicole. Erano dei film senza grosse pretese, che sfruttavano il casting insuperabile di Jackman per il personaggio, ma che rendevano poco. Complici soprattutto delle trame non proprio meravigliose e un generale scollamento fra la versione cinematografica e quella originale del personaggio. Entrambi questi problemi sono del tutto assenti nel film in questione. Il fascino western del personaggio, selvaggio, spietato, vittima di sé stesso e della natura e degli uomini, si era perso in favore di una ruvidezza di maniera, immiserita ulteriormente dai contesti da poco in cui era costretto a muoversi. In questo film invece Logan è Logan e non dovrete fare altro che andare al cinema per rendervene conto da voi. E il film stesso è in realtà uno splendido western moderno, in cui gli effetti speciali sono parte della storia e praticamente mai un vile pretesto. Un esempio su tutti, i superpoteri non sono particolarmente visibili né abusati come ci si aspetterebbe in un film di supereroi. Al contrario si lascia spazio alla storia, ai rapporti fra i personaggi. Il dramma, vero dramma una volta tanto, viene alleggerito da momenti agrodolci che strappano risate amare, prima di ripiombare in sequenze di una violenza spietata. Come quella della fattoria, che non ci saremmo mai aspettati in un film del genere.

Potremmo dilungarci ancora, in particolare sulla meravigliosa, tenera interpretazione di Patrick Stewart che ci regala un Professor X spezzato dalla malattia e dall’età, ma ancora eroicamente aggrappato ai suoi valori, ma sarebbe inutile. Logan è bellissimo e restituisce dignità a uno dei personaggi più amati dei fumetti, non tanto nell’azione, comunque ottima, ma soprattutto nei momenti di tenerezza e umanità. Maschio nella maniera migliore: una carezza ruvida di calli.

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Scrittore, disegnatore, attore e poeta lo-fi.



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