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Published on ottobre 30th, 2014 | by Erica Belluzzi

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Pride: la recensione

Pride: la recensione Erica Belluzzi
Voto CineZapping

Summary: Viaggio nella lotta di minatori e omosessuali contro l'imperialismo economico della Thatcher.

5

Orgoglio gay e non solo


User Rating: 4.3 (1 votes)

Non sarà consono ad una recensione iniziare così, ma non si può che partire da una semplice constatazione: Pride è un film a cui è impossibile dire di no.

Basato su una storia vera, la pellicola è ambientata nel pieno imperialismo economico di Margaret Thatcher, durante lo storico sciopero dei minatori inglesi del 1984.
Alcuni attivisti del movimento gay e lesbo decisero di raccogliere fondi a sostegno degli scioperanti del Galles. Perché omosessuali e minatori? Perché se i primi furono spinti dalla solidarietà verso chi come loro si scagliava contro il sistema, i secondi, come il leader del movimento gay dice scherzosamente nel film, estraggono il carbone che permette ai gay come noi di ballare il Bananarama fino al mattino.

Una solida esperienza di regia per il teatro e l’opera ha consentito a Matthew Warchus, considerato ad oggi uno tra i maggiori registi britannici, di affrontare un tema così delicato al suo secondo —e quanto mai riuscito— tentativo alla regia (il suo esordio era stato con Inganni Pericolosi nel 1999). Accolto da un unanime plauso all’ultima edizione del Festival di Cannes, dove ha chiuso la Quinzaine des Réalisauteurs, la pellicola è stata tanto lodata anche dai protagonisti della vicenda, ora spettatori invecchiati della loro stessa azione.

Lungo tutti i suoi 120 minuti del film lo spettatore è trasportato in un vortice di sensazioni : ride, piange, riflette, si sorprende e prova emozioni a lui quasi sconosciute. Oggi combattere per il diritto di lavorare sotto terra in condizioni spaventose e “inumane” pare essere qualcosa di inconcepibile, ma nel non lontano 1984, soltanto trenta anni fa, i minatori erano consapevoli che quella terra era ciò che avevano a disposizione e per cui dovevano lottare. Il loro sciopero pertanto non fu certo solo una questione economica bensì una lotta ideologica combattuta sul campo della società e del bene comune, contro l’interesse del singolo individuo.
È d’uopo ricordare che solo pochi anni dopo lo sciopero in questione la regina del liberalismo economico, Margaret Thatcher, disse che non esisteva una cosa come la società, ma esistevano semplicemente gli individui e le famiglie.
È invece proprio sul terremo dell’incontro e della condivisione che due fazioni apparentemente così distanti come i minatori gallesi e gli omosessuali, uomini e donne, si incontrano, per condividere un orgoglio universale, onere e onore di tutti.
Eseguendo un magistrale ritratto della società attraverso gli occhi e i punti di vista dei suoi diversi componenti Warchus è in grado di presentarci la politica quale amorevole guida di ogni singola scelta dell’individuo che consente di incontrare e conoscere l’altro, prima di creare fazioni contrapposte.
Non è certo un caso se lo stesso regista disse che durante il montaggio ebbe l’impressione di avere di fronte una classica commedia romantica. Con un finale inaspettato, aggiungeremmo noi. Lui: estroso innovativo, contro gli stereotipi, ha la forza d’animo dei gay e delle lesbo e il coraggio dei minatori. Lei: conservatrice e spaventata dalle novità, come lo era la comunità inglese del tempo (e lo siamo, sotto mentite spoglie, anche noi).

Scontro e confronto non solo di culture e orientamento sesssuale ma anche di generazioni, come quello tra i personaggi gallesi interpretati da Bill Nighy, Imenda Stauton e Paddy Considine, e i ragazzi che arrivano da Londra. Lo stesso è successo anche durante le risorse del film, dove diverse generazioni di attori si sono incontrate proficuamente: professionisti del livello della Statuon sono stati galvanizzati dalla presenza di colleghi più giovani, esuberanti e pieni di energie.

Pride è un film storico? Indubbiamente si, e per vari motivi. Ottima la scelta di Warchus di girare nelle location reali dove tutto è successo davvero, guardando foto d’epoca ed entrando a contatto con i veri protagonisti del tempo. Certo, alcuni aspetti della vicenda sono stati modificati nella sceneggiatura finale, ma il tutto non cozza in alcun modo col senso del film e con la realtà degli avvenimenti storici di cui si fa eccellente portatore.
Era il 1984 quando a Londra venne organizzato il primo Gay Pride, che non era solo la rivendicazione di un “gruppo” dei propri diritti, ma era innanzitutto un atto politico.
Anche indossare un vestito è un atto politico. Non dimentichiamocene.

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