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Published on settembre 28th, 2011 | by alessandro ludovisi

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A Dangerous Method: recensione in anteprima

A Dangerous Method: recensione in anteprima alessandro ludovisi
Voto CineZapping

Summary:

4.95

Film da Guardare con Attenzione


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Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, Vienna e Zurigo sono lo scenario della relazione tra il maturo Sigmund Freud e il giovane Carl Gustav Jung. Il padre della psicoanalisi incontra il suo “figlioccio”, l’erede. Tra i due si interpone Sabina Spielrein, una ragazza russa colpita da una grave isteria ma dotata di grande intelligenza. Il suo sogno? Diventare una buona psichiatra. Da paziente a medico. Come anche Otto Gross, anche lui psicoanalista ma rinchiuso, dal padre, nella clinica di Zurigo presso la quale lavora Jung.

A Dangerous Method

Intorno ai quattro si svolge una avvincente storia già descritta da John Kerr nel libro “Un metodo molto pericoloso”. Cronenberg porta sugli schermi un’opera matura, intelligente, assai delicata. Parte del merito è dello sceneggiatore Christopher Hampton (“Espiazione”, “Le relazioni pericolose”) che adatta benissimo l’opera di Kerr al cinema. Anche il cast è di primissimo piano: Freud è interpretato da Viggo Mortensen, Carl Jung dall’attore emergente Michael Fassbender, Sabina da Keira Knightley e Otto Gross da Vincent Cassel. Nel 1904 Carl Gustav Jung è uno psichiatra ventinovenne, agli inizi della carriera, vive con la moglie Emma (incinta) a Zurigo e lavora presso la clinica Burghoizli. Grande ammiratore della terapia delle parole (Psicanalisi) di Freud decide di metterla in pratica su una giovane paziente russa: Sabina Spielrein. La ragazza è disturbata, aggressiva ma dotata di grande intelletto. La terapia confermerà le teorie di Freud sul rapporto tra sessualità e disordini di carattere emotivo. Sabina, infatti, da giovane è stata costretta alle peggiori umiliazioni da parte del violento padre. Violenze che portavano la giovane ragazza a uno stato di straordinaria eccitazione sessuale. Jung decide di  intraprendere una fitta corrispondenza con il “maestro” Freud, per informarlo costantemente sui progressi della terapia. Da un semplice rapporto di lavoro i due matureranno una grande amicizia fondata su una reciproca stima. Davvero straordinario il primo incontro (durerà circa tredici ore) tra un pranzo a casa Freud, una buona torta Sacher (con panna, naturalmente) e l’immancabile fumo del sigaro del medico viennese. Freud è piacevolmente sorpreso dal giovane collega svizzero e gli affida, in cura, Otto Gross, un uomo dotato di straordinario talento ma affetto da gravi turbe. Lo stesso Gross è medico e quindi viene sottoposto a un regime di sorveglianza particolare: Jung lo tratterà come un amico, un confidente e a lunghi tratti lo stesso Jung diverrà quasi un paziente, estasiato dalla grande personalità di Otto. Lo psicoanalista svizzero è soprattutto intrigato dalle argomentazioni di Gross sulla monogamia (una tortura) e quasi “costretto” a rivedere le sue posizioni verso le pazienti. A tal proposito, memorabile quando Otto chiede quale tecnica usasse lo psicanalista svizzero per far “cedere” sessualmente le sue pazienti. Ma a cedere sarà lo stesso Jung che si lascerà travolgere dagli istinti, mettendo da parte il rigore etico, per dare il via a una relazione clandestina con Sabina. Una delle scene più indicative vede protagonista Jung mentre sculaccia in modo violento la giovane ragazza. Il confine paziente/medico è ormai varcato e non si può tornare indietro.

A Dangerous Method

Sullo sfondo un Freud, con l’immancabile sigaro, che osserva gli sviluppi del lavoro di Jung ma viene tenuto, da quest’ultimo, all’oscuro della relazione sessuale. Inevitabilmente anche il rapporto tra i due psicologi subirà dei cambiamenti. In seguito a un viaggio in America la frattura tra i due diverrà insanabile. Pellicola davvero interessantissima quella di Cronenberg. Tratta da una storia vera, una storia di amore, tradimenti, amicizia che ruota intorno alla neonata psicoanalisi. Il triangolo Spierlein/Freud/Jung è stato tenuto a lungo nascosto ma riaffiorato grazie ai diari personali di Sabina e comprovato dalle lettere che la psichiatra scambiava con il padre della psicoanalisi. Ma quello in cui Cronenberg riesce maggiormente è nel riuscire a mettere in scena, in modo credibile, il rapporto tra la medicina e gli umani. Tra medico e paziente. Mostrando come entrambi vivano delle stesse emozioni, ambizioni, paure. Se è vero che la psicoanalisi è un tentativo di risolvere un conflitto, quello di Jung è sicuramente tra la sua volontà, di tenere un alto profilo etico e onorare la moglie e i figli e quello sessuale che lo porta inevitabilmente a desiderare  Sabina. E forse è proprio Gross a sciogliere l’intrigato nodo. Qui il paradosso: un paziente (seppur medico) che “apre gli occhi” al suo psicoanalista e lo spinge tra le braccia di un’altra paziente. Dopotutto, e qui è bravo Cronenberg, la storia ci dice che  Jung, a differenza di Freud, era più aperto a nuove esperienze, sia lavorative che umane e non sono poche le differenze, nello stile di vita, tra i due. Il viennese Sigmund, padre di sei figli nonostante la notorietà viveva una vita non agiata, Jung aveva invece la fortuna di una moglie “straordinariamente ricca” (come lui stesso ricorda). Freud era ebreo mentre Jung era uno svizzero ariano. Freud era integralista nelle sue idee e non mancava di ricordare al giovane collega come il loro campo dovesse essere demarcato da confini netti e ben precisi. Andava analizzato solo quello che scientificamente si poteva provare, mentre Jung mostrava una insolita curiosità per il paranormale. Il cast risulta funzionale al progetto. Sugli scudi un meraviglioso Fassbender che ci regala un Carl Gustav Jung assolutamente perfetto. Nell’aspetto, nella mimica con movimenti curatissimi e nulla lasciato al caso. Non da meno Viggo Mortensen che però non riesce a donare al suo personaggio la giusta autorevolezza. Forse una precisa indicazione dalla regia di far spiccare la figura di Jung. Molto positiva Keira Knightley anche se, soprattutto nelle crisi isteriche iniziali, sembra forzata rischiando di sfociare nella caricatura. La giovane attrice mostra nel complesso di aver raggiunto la piena maturità artistica e discreta adattabilità a ruoli impegnativi. Forse il più inadatto risulta, alla fine, Cassel. L’attore francese o si ama o si odia e costantemente divide il pubblico. In questo caso gli viene affidato un ruolo interessantissimo, quello del “nichilista” Gross. Un personaggio ambiguo, poligamo convinto, completamente assuefatto dalla cocaina. Vincent prova a conferire al suo medico malato una giusta ironia, a volte macabra, ma non sale di tono e non convince fino in fondo. Forse, e qua l’errore è anche nella sceneggiatura, si poteva maggiormente approfondire la sua figura ma si preferisce farla letteralmente “sparire”. Il suo nome riapparirà solo nelle didascalie finali. Come se fosse un fantasma, un’ombra dell’inconscio di Jung. Almeno noi, vogliamo leggerla così ben consci che nei film di Cronenberg nulla è casuale. Proprio per questo ci sentiamo di consigliare vivamente questo film, un piccolo gioiello nella filmografia del regista e un prezioso ritratto di un’epoca. Non mancheranno, infatti,  velati ma taglienti riferimenti storici con Freud che consiglia all’ebrea Sabina di non intrattenere una relazione con l’ariano Jung e lo stesso psicoanalista svizzero che racconta alla Spielrein di aver sognato “grandi onde che imperversano ovunque”, distruzione e morte in una straordinaria metafora della seconda guerra mondiale ormai alle porte. Unica macchia del film, la scena in cui Gross intrattiene un rapporto sessuale selvaggio con una infermiera all’interno della clinica: “Grazie ne avevo proprio bisogno”, dice Otto. Noi invece no, ma di Cronenberg e di questi film non possiamo assolutamente farne a meno. Consigliatissimo. [starreview tpl=16]

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