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Cannes 2011: De Niro presenta la giuria

La giuria della sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes è quanto meno variegata e composita. Presidente di giuria è Robert De Niro, vera e propria leggenda del mondo del cinema, due volte premio Oscar (nel 1975 come migliore attore non protagonista per “Il Padrino Parte II” di Francis Ford Coppola e nel 1981 come migliore attore protagonista per “Toro Scatenato” di Martin Scorsese) e universalmente riconosciuto come uno dei più grandi attori nella storia della settima arte.

Cannes 2011 - De Niro, Thurman, Law

La presidenza a Cannes conferma il discreto periodo di notorietà che l’attore newyorchese sta vivendo negli ultimi mesi, dopo alcuni anni passati nell’oblio e dedicandosi a produzioni cinematografiche non esattamente esaltanti (tra i peggiori film girati da Bob ricordiamo il terrificante “Sfida senza regole” con l’altro fuori classe della recitazione che risponde al nome di Al Pacino). De Niro è stato recentemente protagonista infatti del film di Giovanni Veronesi, “Manuale d’amore 3” dove ha recitato (in italiano) al fianco di Monica Bellucci e Michele Placido e ha ricoperto un piccolo, ma significativo, ruolo nel divertente “Machete” di Robert Rodriguez, dove interpretava un sanguinario e ultra razzista senatore dello stato del Texas. Da Hollywood arriva anche un altro giurato, l’attrice americana Uma Thurman, nominata all’Oscar per “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino e vera e propria icona del cinema pulp grazie al ruolo de “La Sposa” in “Kill Bill Volume I” e “Kill Bill Volume II”, sempre per la regia di Tarantino. Altre interpretazioni memorabili la Thurman le ha regalate in “Lo sbirro, il boss e la bionda”, dove recitava al fianco del presidente di giuria Robert De Niro, “Le avventure del Barone di Munchausen” di Terry Gilliam, “Accordi e disaccordi” di Woody Allen e “Gattaca” di Andrew Niccol. Proprio in “Gattaca” la Thurman ha recitato con un altro dei componenti della giuria di Cannes 2011: l’attore inglese Jude Law. Law è stato nominato due volte agli Oscar, per “Il talento di Mr. Ripley” e per “Ritorno a Cold Mountain”, diretto in entrambe le circostanze da Anthony Minghella, ed è stato protagonista di film come “Mezzanotte nel giardino del bene e del male” di Clint Eastwood, “eXistenZ” di David Cronenberg, “A. I – Intelligenza artificiale” di Steven Spielberg, “Closer” di Mike Nichols e “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie. Tra i giurati da segnalare la scrittrice norvegese Linn Ullmann, 44 anni, figlia di Liv Ullmann e Ingmar Bergman. A proposito della sua presenza in giuria la Ullmann ha dichiarato:

Non è la prima volta che uno scrittore è in giuria, ma tengo a precisare che l’arte della parola applicata alla pagina scritta, un copione o una piece teatrale, per me non è la cosa più importante di uno spettacolo. Quando scrivo un romanzo, immagino con gli occhi una storia, come se la vedessi al cinema. Il cinema è un’arte interdisciplinare e con questi occhi la guarderemo. In Svezia, in Norvegia, in Danimarca, i padri portano i loro bambini a sciare. Papà non lo faceva, ma quando trascorrevo lunghi periodi con lui a Faro, mi portava nella sua saletta di proiezione e mi diceva: questa è la tua educazione!

Altro membro della giuria è Johnnie To, un regista e produttore cinematografico cinese. È noto per aver fondato, insieme a Wai Ka-Fai, la Milkyway Image, casa di produzione che alla fine degli anni ’90 rinnovò profondamente il cinema di Hong Kong, in special modo il genere noir. Registi di culto per i cinefili di tutto il mondo e molto amato da Quentin Tarantino, To è un regista di nicchia, poco conosciuto al grande pubblico, ma capace di regalare alcuni prodotti straordinari e indimenticabili come “PTU”, “Election”, “Breaking News” o “Vendicami”. Completano la giuria il regista Olivier Assayas, autore del clamoroso successo cinematografico e televisivo “Carlos”, il regista del Tchad Mahamat Saleh Haroun, il produttore di Hong Kong Nansun Shi e l’attrice e produttrice argentina Martina Gusman, che ha definito la possibilità di essere in giuria e anche solo l’occasione di essere presente al Festival di Cannes come “il sogno di ogni vero cinefilo”. E come darle torto?

Marco Valerio

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