Riassunti

Published on maggio 20th, 2014 | by Alessandro Testa

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“Gomorra – La serie”, episodio 4: sangue africano

Il centro nevralgico della camorra si sposta nel carcere di Poggioreale, dove il boss Pietro Savastano è rinchiuso per possesso di droga e di una sospetta borsa piena di denaro. Mentre l’avvocato cerca senza successo di tirarlo fuori, il capoclan fa di tutto per dare disposizione ai suoi uomini.

Quarto episodio della serie già venduta in tutto il mondo che racconta la vita di due clan della camorra, i Savastano e i Conte, e girata nei quartieri di Napoli e dintorni. La dura realtà che essa trasmette è testimoniata anche dal fatto che alcuni episodi, come quello che vedremo in questa puntata – hanno riferimenti diretti a fatti realmente accaduti: ricordarli, ha detto Roberto Saviano (ideatore della serie e autore del libro “Gomorra“), è stato doloroso.

Una scena di "Gomorra - La serie"

Una scena di “Gomorra – La serie”

Ecco dunque il riassunto del quarto episodio di “Gomorra – la Serie” che vede ancora protagonisti i personaggi di Pietro (Fortunato Cerlino) e Genny Savastano (Salvatore Esposito), rispettivamente padre e figlio. Chiudiamo questa introduzione con un plauso doveroso ai due attori, specialmente al giovane Esposito, le cui interpretazioni sono state finora superlative.

Nel carcere di Poggioreale c’è un nuovo arrivato. E’ un ragazzo africano che ha appena aggredito senza apparente motivo una pattuglia della polizia. Entrare in carcere gli serve per avere l’opportunità di incontrare il boss Savastano e parlare di affari. Dopo una palese reticenza da parte di Don Pietro, si scopre che il ragazzo vuole ridiscutere la percentuale che il suo “clan di africani” deve concedere ai Savastano negli affari riguardanti una zona di periferia. Il boss non ha alcuna intenzione di accontentarlo:

“Quando mio figlio era un bambino, io lo portavo sempre a vedere le scimmie. E lui mi diceva ‘Papà, ma com’è possibile? Degli animali così scemi vogliono fare quello che fanno i cristiani?’. Le scimmie sono belle quando fanno quello che gli dice il padrone. Perché se vogliono comandare da sole, diventano pericolose”

Il clan degli africani, allora, decide di sua iniziativa di ridursi la percentuale da dare ai Savastano, cosa che scatena la reazione indispettita degli uomini di Don Pietro. In carcere iniziano una serie di rappresaglie ed accoltellamenti punitivi. Gli africani dimostrano di sapersi far rispettare, così il boss è costretto a negoziare con loro gli accordi, a patto che gli africani lo aiutino ad organizzare una rivolta carceraria. Detto fatto, di fronte allo sguardo del comandante di Poggioreale si scatena il finimondo. E’ una dimostrazione di forza e di superiorità da parte di Savastano, che adesso vede il comandante costretto ad allentare la corda.

Il boss riesce quindi a ottenere un cellulare da un secondino corrotto e a telefonare a Ciro (Marco D’amore), suo scagnozzo di fiducia. Don Pietro non può farla passare liscia agli africani che hanno osato sfidarlo. L’ordine è quindi di punirli, in uno dei modi più vigliacchi che la camorra conosca. Ecco il fatto di cronaca nera di cui vi parlavamo nell’introduzione: Gli uomini di Savastano vanno in un bar frequentato da africani (che niente hanno a che vedere con la malavita) e compiono una carneficina a colpi di mitragliatrice e fucili d’assalto. E’ il diretto riferimento alla vera strage perpetrata dal clan dei Casalesi nel 2008, chiamata “Strage di Castelvolturno“, nella quale persero la vita 6 immigrati africani e il gestore del bar Antonio Celiento, sospetto informatore delle forze dell’ordine.

Alla strage partecipa anche il figlio Genny Savastano, il cui compito è solo quello di rimanere in macchina e attendere che la missione sia compiuta. Ma ‘Gennarino’ si fa prendere dal panico, così spegne il motore, esce dalla macchina e va incontro a Ciro che, arrabbiatissimo, gli fa una lavata di capo per avergli disobbedito.

Gli africani hanno ricevuto un tragico avvertimento: la prossima volta, se oseranno ancora sfidare Don Pietro, moriranno loro. E mentre Genny torna a casa e si sente male (venendo rimproverato dalla madre per il suo essere “troppo buono”), il boss Savastano riceve in carcere una pessima notizia. Il comandante è stato più furbo di quanto pensasse: il cellulare che ha utilizzato per ordinare la strage era sotto controllo e adesso per il capoclan è previsto il 41-bis, il carcere duro per chi commette crimini di stampo mafioso.
Sarà la fine dell’impero dei Savastano?

Riassunto degli episodi precedenti:

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Scrittore per diletto, appassionato di libri, scrittura creativa, film e pallone. Polemico di natura, sognatore, pragmatico, incoerente. Astenersi perditempo.



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