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Il caso Spotlight: la recensione | CineZapping





Recensioni

Published on febbraio 6th, 2016 | by sally

Il caso Spotlight: la recensione

Il caso Spotlight: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: Una storia drammatica e delicata trattata con eleganza, senza mai strafare nè prendere posizione.

4

Pulito e mai eccessivo


User Rating: 3.9 (1 votes)

Spotlight” era il nome del gruppo di giornalisti che si occupava delle inchieste al Boston Globe, nel 2003 riuscirono a portare a casa il premio Pulitzer per un’inchiesta scottante, che fece luce sugli abusi di alcuni preti della Chiesa di Boston. Una storia difficile da affrontare, in primis perché realmente accaduta e ci sono delle vittime da rispettare. E poi quando si parla di tematiche quali la pedofilia e la religione bisogna stare attenti a non andarci giù pesante e, che ci crediate o no, Tom McCarthy è arrivato con passo felpato e ha diretto ogni cosa alla perfezione.

Il caso Spotlight, un esempio di cinema pulito

Sebbene l’argomento sia dei più brutti, pesanti e squallidi da trattare, con un alto rischio di fare grossi errori, Tom McCarthy ha scelto un cast stellare che ha saputo dare ulteriore equilibrio alla storia, diretta con una pulizia che da tempo non si vedeva dalle parti di Hollywood. Applaudito alla Mostra del Cinema di Venezia, “Il caso Spotlight” racconta l’attività di inchiesta dei giornalisti del Boston Globe, tra loro troviamo Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Michael Keaton, John Slattery e un silenzioso e burbero Liev Schreiber. Quest’ultimo interpreta Marty Baron, arrivato da Miami per risollevare le sorti del giornale mettendo in luce casi scabrosi. Tra questi un sacerdote che per oltre trent’anni ha agito indisturbato, abusando di tantissimi bambini. Partendo da questo, il team Spotlight si rende ben presto conto che la situazione è ben più grave.

Mark Ruffalo - Il caso Spotlight

Accuse alla Chiesa e al giornalismo

Quello di Tom McCarthy non è un film di condanna, parla di giornalismo e, seguendo una regola ormai dimenticata, cerca di essere super partes e raccontare i fatti con oggettività. Difficile, se si pensa a tutte le vittime e alle conseguenze che gli abusi hanno avuto sulle loro vite. Molte di loro, per esempio, non sono vive per raccontarlo. Il caso ha rivelato una rete di pedofilia vastissima solo nella rete di Boston, portando a galla un marciume senza precedenti. Ma non per questo il film si macchia degli stessi peccati e non punta direttamente il dito contro la Chiesa. Quel che sta raccontando è successo, la condanna non è univoca. Dalla parte opposta c’è un mondo del giornalismo che spesso – purtroppo – va un po’ dove soffia il vento, infatti il caso in questione era stato insabbiato molti anni prima, nonostante le numerose denunce.

Spotlight agli Oscar

Il caso Spotlight” è stato nominato sei volte agli Oscar, tra cui quello come miglior film. Se abbia la possibilità di portarne uno a casa non lo sappiamo, ma non sarebbe una scelta sbagliata. Il regista è riuscito a mettere in luce una tematica scottante senza mai risultare squilibrato, nè nei dialoghi nè nella costruzione delle scene, che risulta sempre impeccabile, mai artefatta. Non è andato alla ricerca del monologo memorabile o di “un’americanata” che risalta il buono che lotta contro il male. Rimanendo imparziale ha raccontato un fatto di cronaca dal punto di vista giornalistico senza risultare ansiogeno portandosi sul filone thriller, senza cercare la lacrima facile, pur trattando un argomento così drammatico.

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