Recensioni

Published on marzo 23rd, 2012 | by alessandro ludovisi

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Il mio migliore incubo!: la recensione

Il mio migliore incubo!: la recensione alessandro ludovisi
Voto CineZapping

Summary:

3.25

Buon Film


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Il cinema francese gode di buona salute, basti vedere gli incredibili risultati al botteghino ottenuti dalla commedia Quasi Amici. Si ride e tanto anche nella nuova pellicola comica transalpina “Il mio migliore incubo!”, diretto da Anne Fontaine (Coco avant Chanel) e interpretato da Isabelle Huppert (“La pianista”), Benoît Poelvoorde (“Man Bites Dog”, Emotivi anonimi) e Andrè Dussollier (“Il famoso mondo di Amélie”, “L’esplosivo piano di Bazil”).

Sinossi

Lei vive con suo figlio e suo marito in un appartamento prestigioso di fronte agli eleganti Giardini del Lussembrugo, lui vive con suo figlio nel retro di un furgone. Lei dirige una importante fondazione per l’arte contemporanea, lui sbarca il lunario con lavoretti saltuari e con i sussidi dell’assistenza sociale. Lei ha fatto sette anni di Università, lui sette anni di galera. Lei ha rapporti stretti con il Ministero della cultura e delle arti, lui ha rapporti stretti con ogni bevanda alcolica che gli capiti a tiro. A lei piace il dibattito intellettuale, a lui piace il sesso occasionale con donne dai grossi seni.  Sono agli antipodi e non sopportano la visto l’uno dell’altro. Per di più non avrebbero mai dovuto incontrarsi ma i loro figli sono inseparabili. Alla fine, una volta per tutte, capiranno il perché.

Il mio migliore incubo

Giudizio sul film

Gli opposti si attraggono, è vero, ma in questo caso parliamo di due “estremi”: Agathe è una bella donna sulla cinquantina, brillante e pignola sul posto di lavoro (dirige la Fondazione Cartier di Parigi) ha un compagno con cui non ha rapporti dalla nascita del figlio e, proprio quest’ultimo, sarà motivo di grande apprensione a causa degli scarsi risultati scolastici. Durante una riunione scolastica, mentre Agathe espone le sue convinzioni sulla inefficacia dei test di orientamento, irrompe Partick, vestito pressappoco come un barbone, che si impegnerà in uno show a suon di battute sarcastiche e volgari, sconvolgendo gli altri genitori. Agathe, sconvolta, spera di non trovarsi più di fronte a quella persona ma se la ritroverà in casa. Ed ecco la scoperta: è il padre di Tony, il migliore amico del figlio della donna. Patrick entrerà prepotentemente nella vita della donna, stringendo amicizia con il marito e dedicandosi a continui – e abbastanza divertenti – aforismi osceni. La forza della pellicola della Fontaine risiede proprio nell’incontro scontro tra queste due figure, ricercando un continuo dialogo – anche abbastanza crudo – che rischia di sfociare nel grottesco. L’irruzione di Patrick, belga alcolista con la passione per alcol, feste e donne, negli schemi borghesi rappresenta un canovaccio, seppur già visto, azzeccato. Il merito è soprattutto degli interpreti, la Huppert e Poelvoorde perfetti per la parte. Nella seconda parte il film si perde in una inevitabile banalità, e in lungaggini non necessarie con un continuo prendere e lasciare che appesantisce la storia. Ciò nonostante mostrando sfaccettature nuove del carattere dei personaggi (la Agathe si trasforma – da ubriaca –  in una sexy ballerina di lap dance) e traendo forza dalla storia tra il compagno di AgatheFrançois  e l’assistente sociale Julie, anche qui una coppia agli antipodi, la pellicola scorre via abbastanza agevolmente.

Commenti finali

La prima parte del film è sicuramente più interessante con l’entrata in scena dei protagonisti, soprattutto di Patrick, interpretato da un Poelvoorde sugli scudi. La Huppert riesce in una impresa ancora più complicata mostrando più lati della personalità di Agathe, da fredda e snob a ubriaca scatenata.

Una pellicola da vedere

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