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Published on Aprile 13th, 2015 | by Alessandro Testa

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In the Sands of Babylon: la recensione

In the Sands of Babylon: la recensione Alessandro Testa
Voto CineZapping

Summary: Docu-film di rara bellezza sull'uccisione di oltre 100.00 iracheni da parte della Guardia Nazionale di Saddam Hussein, nel 1991.

5

Un racconto necessario


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Guerra del Golfo, 1991. L’esercito di Saddam Hussein si è ritirato dal Kuwait a seguito dell’intervento americano e della sua coalizione. Un soldato iracheno, Ibrahim (Samar Qahtan), sta attraversando il deserto per tornare a casa dove ad attenderlo ci sono sua madre, la moglie e il figlio.

Catturato dalla Guardia Repubblicana irachena e scambiato per un traditore, viene condotto in una dei durissimi campi prigionia insieme ad altri individui sospettati di far parte della rivolta contro Saddam. Il trattamento è estremamente brutale, ma la condizione è alleviata dalla certezza che presto, molto presto, gli americani rovesceranno il regime. Come promesso.

E’ questa la premessa da cui parte il regista Mohamed Al Daradji per raccontare “una storia indimenticabile, tuttavia dimenticata” di una guerra che ha sconvolto l’Iraq negli anni ’90, mostrandone i lati più sofferenti e nascosti dal regime iracheno. “In The Sands of Babylon“, docu-film vincitore del festival di Abu-Dhabi trasmesso in anteprima italiana al Middle East Now di Firenze lo scorso 11 Aprile, è un lancio nel passato straziante di una prigionia senza fine: un urlo che è stato sepolto dolorosamente per tutti questi anni e che oggi, grazie al contributo di pochissimi sopravvissuti (la stima è di un centinaio contro 100.000 sepolti in fosse comuni), arriva a turbare anche le coscienze del “mondo occidentale”.

Una scena da "In The Sands of Babylon"

Nelle poche parole di coloro che vissero realmente quelle vicende e che miracolosamente ne uscirono vivi, emergono la disumanità e l’orrore della prigionia, di ciò che è stato visto, vissuto o fotografato. Il regista iracheno in 3 anni ha raccolto a gran fatica le testimonianze di chi è sopravvissuto e se ne è servito per ricostruire il racconto di Ibrahim, storia immaginaria ma che tuttavia non lo è.

Le torture, i massacri, gli stupri: nelle voci singhiozzate degli intervistati emerge il dolore (fisico e morale) provato in quei momenti e impossibile da spazzare via. Ad essere “spazzata via”, al contrario, è stata la rivolta contro il regime di Saddam Hussein, che giorno dopo giorno cresceva e veniva incoraggiata dagli Stati Uniti. Non mancano in tal senso riferimenti diretti all’azione militare USA e al Presidente Bush Sr.: “Nessuno ha aiutato la popolazione irachena: né gli americani, né gli arabi”, dicono nel film.

In the Sands of Babylon” è il racconto impietoso, ma necessario, di tante vite dimenticate e sepolte sotto la sabbia, come i corpi di centinaia di migliaia di prigionieri: di una vendetta perpetrata da un regime sui rivoluzionari o presunti tali. 92 minuti di sconvolgente, sofferente bellezza.

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Scrittore per diletto, appassionato di libri, scrittura creativa, film e pallone. Polemico di natura, sognatore, pragmatico, incoerente. Astenersi perditempo.



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