Recensioni

Published on aprile 23rd, 2013 | by Marco Valerio

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Kiki – Consegne a domicilio: la recensione

Kiki – Consegne a domicilio: la recensione Marco Valerio
Voto CineZapping

Summary:

4

Film Grandioso


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Compiuti 13 anni Kiki, una streghetta simpatica e maldestra, parte alla ricerca di una città bagnata dal mare in cui svolgere il suo anno di apprendistato. In compagnia dell’inseparabile gatto nero parlante Jiji, Kiki arriva nella città di Koriko dove inizia a guadagnarsi da vivere facendo consegne a domicilio a cavallo della sua scopa di saggina. Superate le difficoltà iniziali, la giovane strega, grazie ai suoi poteri magici e alla conoscenza di persone che la fanno sentire a casa, riesce a rendersi indipendente. Ma nella vita, si sa, non tutto fila sempre liscio e le sorprese sono sempre dietro l’angolo…

Con quasi venticinque anni di ritardo, arriva finalmente nelle nostre sale “Kiki – Consegne a domicilio”, quinto film dello Studio Ghibli e nona pellicola firmata da Hayo Miyazaki, prima di assurgere al ruolo di maestro dell’animazione contemporanea.

Uscito nelle sale giapponesi nel 1989, “Kiki – Consegne a domicilio” ha avuto vita distributiva assai difficile nel nostro paese, come del resto tutti i primi lavori di Hayao Miyazaki. Uscito direttamente in home video nel 2002, ora grazie alla Lucky Red “Kiki – Consegne a domicilio” sarà visibile al cinema in una versione ridoppiata e leggermente modificata rispetto alla precedente.

Un'immagine da Kiki - Consegne a domicilio di Hayao Miyazaki

Un’immagine da Kiki – Consegne a domicilio di Hayao Miyazaki

Tratto dall’omonimo romanzo di Eiko Kadono del 1985, pubblicato in Italia nel 2002 da Kappa Edizioni, “Kiki – Consegne a domicilio” presenta tutti i tratti distintivi del cinema di Hayao Miyazaki, (il percorso di crescita, l’integrazione in un mondo percepito inizialmente come diverso e ostile, il rapporto con la natura, l’amore per l’architettura marina e per il volo) sebbene ancora ad uno stadio seminale e privi del respiro epico dei suoi capolavori successivi.

“Kiki – Consegne a domicilio” è una favola di formazione, il racconto fantastico e fantasioso della transizione di una giovane streghetta dall’adolescenza all’età adulta con tutto il compendio di difficoltà, delusioni ma anche sorprese, incontri e scoperte che tale processo di maturazione comporta.

Il registro di Miyazaki è chiaramente favolistico, come è evidente fin dalla scelta di ambientare la storia nella città portuale di Koriko, colorata e vitale, fuori dal tempo, astratta e fantasiosa, antesignana delle future città incantate o castelli erranti.

La straordinaria inventiva di Miyazaki e del suo team creativo in “Kiki – Consegne a domicilio” è votata al racconto di una storia di crescita personale e a un divertimento, sempre sofisticato e intellettualmente stimolante. Le ambizioni socio-politiche del film sono piuttosto contenute, ma comunque presenti seppur meno centrate e narrativamente secondarie rispetto a quanto il regista giapponese ci regalerà in seguito.

I due protagonisti di Kiki - Consegne a domicilio

I due protagonisti di Kiki – Consegne a domicilio

In “Kiki – Consegne a domicilio”, Miyazaki prosegue il suo percorso di sperimentazione formale, avviato di fatto a metà degli anni ottanta con “Nausicaä della Valle del Vento”: la ricerca visiva, la cura per il dettaglio e per le ambientazioni funzionano in perfetta simbiosi con la costruzione di caratteri memorabili, psicologicamente ben definiti, profondamente umani e divertenti senza mai incorrere nel rischio macchietta. Quindi, spesso e volentieri, il gatto parlante Jiji ruba la scena, ci si commuove per la tenerezza di una nonna che prepara dolci non apprezzati dalla viziata nipote, si ride per l’impacciata e confusa smania di fare e vedere cose dell’anziana governante, ci si affeziona al candore materno della signora Osono e la dolce ma confusa amicizia tra Kiki e Tombo convince e diverte.

Ricordiamo che nel 2010 “Kiki – Consegne a domicilio” è stato presentato in versione sottotitolata con un nuovo adattamento a cura di Gualtiero Cannarsi all’interno del Festival Internazionale del Film di Roma 2010. Lo stesso Cannarsi ha curato questa nuova edizione del film.

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