Recensioni

Published on 19 Settembre, 2012 | by Marco Valerio

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Magic Mike: la recensione

Magic Mike: la recensione Marco Valerio
Voto CineZapping

Summary:

3.75

Film Grandioso


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Mike (Channing Tatum) è un imprenditore. Uomo dai molti talenti e dal grande fascino, trascorre le sue giornate inseguendo il Sogno Americano in tutti i modi possibili: riparando i tetti delle case, lavando auto o disegnando mobili nel suo appartamento sulla spiaggia di Tampa.

Ma di notte, Mike diventa Magic Mike, vale a dire la star di uno spettacolo di spogliarello al maschile. Grazie al suo stile originale e al suo eccezionale modo di ballare Mike è da anni l’attrazione principale del Club Xquisite, per la gioia del proprietario del locale, il pragmatico Dallas (Matthew McConaughey).

Nel corso di uno dei suoi lavori saltuari, Mike incontra un giovane spiantato, Adam (Alex Pettyfer), che decide di prendere sotto la sua ala protettrice, finendo per farlo entrare nel mondo dello striptease. Adam diventerà The Kid e in rapido tempo uno dei ballerini più apprezzati del Club Xquisite.

Ben presto The Kid viene attratto dagli eccessi dello show business e Mike cercherà, anche grazie all’aiuto dell’affascinante sorella di Adam, Brooke (Cody Horn) di salvare il suo pupillo da una spirale autodistruttiva.

I protagonisti di Magic Mike, nuovo film di Steven Soderbergh

Terzo film in meno di dodici mesi per Steven Soderbergh, “Magic Mike” conferma il buon momento di forma del regista di “Ocean’s Eleven” e “Traffic”, che dopo un paio di progetti deludenti e sconclusionati, sembra aver ritrovato l’ispirazione.

“Magic Mike” è un film convincente nella misura in cui riesce a raccontare l’America contemporanea con toni agrodolci, unendo elementi da commedia con stilemi da dramma sociale, riuscendo a calibrare alla perfezione le due componenti.

Soderbergh costruisce un film che gioca molto sui contrasti. I lustrini, i numeri sexy, i costumi attillati nascondono un disagio profondo, esorcizzato dalla messa a nudo (letterale) di se stessi.

Mike è una star sul palco, ma un loser come tanti nella vita di tutti i giorni: si barcamena tra un lavoro saltuario e un altro, chiede mutui che gli vengono puntualmente respinti, vive relazioni sessuali occasionali prive di passioni, sogna di diventare costruttore di mobili.

Il palco del Club Xquisite diventa quindi un mondo a parte, dove è possibile sentirsi a proprio agio, mettendosi in mostra, ma solo in superficie, offrendo il proprio corpo in nome di una fatua idolatria. L’interiorità rimane invece nascosta e il profondo disagio dei personaggi emerge a tratti, nei piccoli gesti quotidiani, nelle scelte sbagliate reiterate quasi consapevolmente, nel vivere scientemente alla giornata, rinviando sine die la resa dei conti con un futuro che si preannuncia incerto e difficoltoso.

Matthew McConaughey in Magic Mike

“Magic Mike”, quindi, nasconde un’anima più profonda e meno superficiale di quanto possa sembrare in apparenza, capace di alternare con sorprendente delicatezza momenti più divertenti e grossolani ad altri più intimisti, evitando semplificazioni o didascalismi.

Come detto, Soderbergh gioca molto sui contrasti e ciò appare ancora più evidente nella messa in scena. I numeri di danza sono coreografati magistralmente e caratterizzati da un montaggio serrato che ne esalta i tratti più spettacolari. La quotidianità viene ripresa, al contrario, quasi con stile documentaristico, con lunghe inquadrature che seguono letteralmente i personaggi in movimento.

Peccato per un finale piuttosto debole e appiccicaticcio, ma “Magic Mike” rimane uno dei film più sorprendenti e convincenti di Steven Soderbergh.

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