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Published on marzo 10th, 2014 | by alessandro ludovisi

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Nebraska: la recensione

Nebraska: la recensione alessandro ludovisi
Voto CineZapping

Summary: Commovente Bruce Dern per la struggente intepretazione di Woody che gli è valsa un premio al Festival di Cannes.

4

Nostalgico bianco e nero


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Alexander Payne torna dietro la macchina da presa con Nebraska,  un On the Road famigliare ambientato nella provincia americana.

Il protagonista di “Nebraska” è Bruce Dern, nei panni di Woody un anziano ormai costretto a una vita da pensionato ben poco emozionante, risvegliato da un sogno milionario. Ha, infatti, ricevuto a casa un avviso che lo invita, in qualità di vincitore, a ritirare un milione di dollari presso un ufficio marketing del Nebraska. I sogni del padre, desideroso di lasciare una eredità, anche economica, alla prole, si scontrano con il cinismo della moglie e dei figli stessi che cercano di dissuaderlo, convincendolo che si tratta semplicemente di una trovata pubblicitaria. Sensibile e commosso dalla tenacia del padre, il figlio più piccolo deciderà, però, di accompagnarlo, lasciando per pochi giorni il suo lavoro come commesso in un negozio di elettrodomestici per imbattersi in un viaggio generazionale insieme all’anziano genitore.

Nebraska

Nebraska

Non ha i colori della California, e dei suoi vigneti, né il mare e il sole delle Hawaii, eppure il “Nebraska” di Payne, disegnato con un nostalgico bianco e nero, rappresenta  una nuova parabola umana in un compendio di emozioni, vissute e ricordate, che comprendono  il ritono alle origini, l’attaccamento alle radici famigliari, vecchi amori,  amicizie rancorose e parenti grotteschi,  in una ambientazione rurale che appare sospesa nel tempo. Il  Nebraska è l’occasione per il riscatto di Woody, non sempre padre modello, ma allo stesso tempo rappresenta un passaggio importante per il figlio David alla scoperta del burbero genitore. L’agrodolce affresco di Payne viene riempito dalle folli incursioni della moglie di Woody, Kate, letteralmente agli antipodi con il marito.  Quello di Woody è un sogno americano “ereditario”, poiché non rappresenta l’ambizione umana a livello egoista, ma è il desiderio di benessere che si trasforma in amore per i figli. Un amore che difficilmente è riuscito ad esprimere fino ad allora. Nella pellicola intimista di Payne il viaggio è una esperienza “vissuta”  che permette di ritrovare l’armonia famigliare e di arricchirsi ancor più che con una mera vincita economica. I protagonisti dei dipinti in movimento del regista statunitense, vittorioso agli Oscar del 2005 e del 2012 per la Migliore sceneggiatura non originale, sembrano sempre vagare come anime alla ricerca di un loro posto nel mondo, basti vedere Paradiso Amaro o ancora prima Sideways – In Viaggio con Jack. Una ricerca che termina con la consapevolezza di essere partiti leggeri per tornare con un bagaglio assai ampio fatto di ricordi e di sorrisi, spesso amari, alla vita e al futuro.

Payne dimostra, ancora una volta, una notevole abilità nella commistione tra ambientazione naturale ed emozioni umane. Merito, in questo caso, di un commovente Bruce Dern che per la struggente intepretazione di Woody è stato premiato alla sessantaseiesima  edizione del Festival di Cannes. Nella Notte degli Oscar il film non ha avuto fortuna, nonostante le nomination nelle categorie:  Miglior film, Miglior regista, Miglior attore protagonista, Miglior attrice non protagonista (una superba Jane Squibb)  e Miglior fotografia, grazie allo splendido lavoro in bianco e nero realizzato da  Phedon Papamichael

 

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