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Published on novembre 1st, 2010 | by Elide Messineo

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“Gangor” di Italo Spinelli: Bollywood all’italiana al Festival di Roma

Gangor” è la storia del fotoreporter Upin, inviato nel Bengala occidentale per un reportage sullo sfruttamento e la violenza subita dalle donne tribali. A Purulia, accompagnato dal suo assistente Ujan, mentre fotografa un gruppo di indigene intente a lavorare, Upin mette a fuoco Gangor rimanendo profondamente turbato dall’immagine di lei mentre allatta il suo bambino. La foto viene pubblicata in prima pagina suscitando scandalo e la vita di Gangor cambia drammaticamente. Upin ignaro di tutto, dopo essere tornato a Calcutta da sua moglie, ossessionato dal pensiero di Gangor, decide di tornare a Purulia per ritrovarla. Upin scoprirà cosi di essere diventato, senza volerlo, strumento della stessa violenza che avrebbe voluto fermare.

Gangor

Diretto da Italo Spinelli, il film è in concorso al Festival del Cinema di Roma 2010. Girato in Bengala, il film svela le complessità della società indiana, come ha spiegato lo stesso regista, che si è ispirato a un racconto della grande scrittrice Mahasweta Devi. Quest’ultima si è sempre occupata di questioni sociali, soprattutto riguardanti la condizione delle donne, Spinelli l’ha conosciuta dieci anni fa e da lì il film ha preso vita: È la storia di un gap tra culture e linguaggi tra la lingua bengalese e quella tribale, ma potrebbe essere anche tra chi ha e la povertà da cui è circondato. È iniziata così la storia di questo film. Ecco che ancora nelle note di regia Italo Spinelli spiega:

Il film è stato girato nel distretto di Purulia, a sette ore di macchina da Calcutta, andando verso nord. È un distretto “infestato”, come dicono politici e ripetono i giornali, infestato dai naxaliti, i maoisti indiani. La popolazione di Purulia e dintorni è composta da alcune delle più antiche etnie e tra queste i Kheria Sabars, che vivevano in foreste isolate, da cui traevano i loro alimenti, con la caccia, le radici, i frutti, il miele. Poi la foresta è stata distrutta e negli ultimi decenni, i gruppi tribali sono diventati forza lavoro itinerante. Oggi non tutti i tribali sono naxaliti, ma tutti i naxaliti sono tribali. Le donne sono lavoratrici stagionali, impiegate sopratutto nell’edilizia, trasportate in camion dalla fornace di mattoni alla strada da asfaltare. Pagate una miseria, sfruttate, non parlano il bengalese, vivono senza alcuna garanzia di istruzione o di servizio sanitario.

Un probabile vincitore italiano al Festival? Staremo a vedere!

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