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Intervista a Giacomo Arrigoni, regista del cortometraggio "Al buio" | CineZapping





Interviste

Published on novembre 10th, 2011 | by johnbuckley

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Intervista a Giacomo Arrigoni, regista del cortometraggio “Al buio”

Ha vinto una sfilza di premi, tutti meritatissimi. “Al Buio“, scritto e diretto da Giacomo Arrigoni, tratta della violenza sulle donne utilizzando l’azzeccata metafora di una fiaba crudele e dark come quella di Cappuccetto Rosso.
Il corto è stato selezionato in più di 18 festival internazionali, da Los Angeles (Awareness Film Festival) a New York (Manhattan Film Festival, dove ha vinto un premio, e New York City International Film Festival), Barcellona (Festival de Cine Internacional de Barcelona), ancora negli USA a Beloit, Naperville, Edinboro, poi in Francia al Short Film Corner del Festival du Cannes e in Italia a Milano (I’ve Seen Films International Film Festival, dove ha ricevuto una menzione direttamente da Rutger Hauer), Roma (preselezionato al Globo d’Oro, in vetrina ai Nastri d’Argento e alla Cittadella del Corto), Milazzo, Latina e Bari, più altri festival americani itineranti. Ultimamente ha partecipato, in competizione, al The Aesthetica Short Film di York in Inghilterra, che si è svolto dal 3 al 6 Novembre.

Un cortometraggio sensibile e d’impatto che si avvale di una sceneggiatura capace di scavare nelle paure archetipe dell’uomo e in una protagonista, Francesca Faiella, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore con uno sguardo o un sussurro. Un progetto sensibile e attento alle problematiche della società, per niente banale o didascalico, ma essenziale e che arriva dritto allo scopo, quello di sensibilizzare e porre l’attenzione su un problema troppo spesso sottovalutato.
Ne parliamo con il regista, Giacomo Arrigoni.

Perchè un corto che affronta un tema come la violenza sulle donne?
E’ stata una mia decisione. Volevo raccontare una storia e affrontare un tema importante attraverso il mio sguardo. Volevo affrontare il problema della violenza sulle donne in modo non banale. Soprattutto, volevo parlare di violenza senza mostrarla, ma rendendola palpabile, pulsante sotto la superficie di un’apparente normalità. Volevo evitare le scene gridate, i litigi a squarciagola, le botte e il sangue: volevo focalizzare la mia attenzione sui dettagli e sull’essenzialità.

Ci puoi parlare della genesi della sceneggiatura e del perchè hai scelto quella metafora?
Tutto è nato dall’idea di legare la violenza subita da una donna (una situazione vissuta purtroppo da molte persone, ma non da tutte) ad un’esperienza comune che fosse parte dell’immaginario collettivo allo scopo di coinvolgere direttamente lo spettatore. Ho scelto la storia di Cappuccetto Rosso perché è radicata nel nostro bagaglio di incubi e visioni e può essere considerata un archetipo. Inoltre ho una particolare predilezione per quelle forme narrative che permettono incursioni al di là della realtà per parlare di problemi reali o per esprimere stati d’animo in maniera forte e originale. La favola è la lente perfetta per guardare il mondo da una prospettiva diversa.

Come hai scelto l’attrice protagonista e cosa ha dato secondo te di più durante le riprese rispetto a quello che avevi previsto in sceneggiatura?
Avevo incontrato Francesca Faiella tempo prima per un progetto precedente ed ero rimasto colpito dalla sua straordinaria forza espressiva: al momento di scrivere la sceneggiatura per “Al Buio” ho pensato subito a lei come protagonista. Ho cucito il personaggio su di lei, che infatti è riuscita perfettamente a incarnare le emozioni che volevo. Ha colto perfettamente le mie intenzioni e ha anche aggiunto qualcosa di suo che mi ha stupito e affascinato, soprattutto nel suo lavoro sulla voce e nell’approccio fisico al personaggio: ha dato davvero corpo e vita a una donna che ha assorbito così tanta energia negativa da essere sensibile come un diapason a ogni vibrazione.

Parlaci della tua carriera artistica.
Sono regista e sceneggiatore, dopo la laurea e diversi workshop pratici nel campo del cinema tra Italia, Inghilterra e Stati Uniti, ho lavorato come assistente di diversi registi pubblicitari, televisivi e cinematografici. Lavoro come filmmaker freelance per agenzie di comunicazione e aziende italiane e straniere (curando diversi ambiti della produzione audiovisiva, dall’ideazione al montaggio finale) e nel contempo seguo i miei progetti di cinema a livello internazionale, grazie a contatti e sinergie con talent agents e produttori americani ed europei.

Progetti futuri?
Al momento sto lavorando al mio primo lungometraggio da regista: un thriller ambientato a Venezia e intitolato “La Maschera della Laguna“. Nel contempo lavoro come sceneggiatore ad una serie di lungometraggi che ho scritto e che sto sviluppando con produttori americani ed europei: un thriller fantastico ambientato in Irlanda, una romantic comedy itinerante incentrata sul binomio amore-cibo e un thriller sovrannaturale che ha come protagonista uno scrittore.

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