Curiosità

Published on 16 Marzo, 2020 | by sally

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5 storie di serial killer che hanno ispirato film e serie tv

Il bello del cinema è che si può viaggiare con la fantasia e creare storie coinvolgenti per il pubblico ma è anche uno strumento per raccontare delle storie realmente accadute. Talvolta realtà e finzione si mescolano a tal punto da non capire più quale sia il confine ma il cinema, da sempre, ha tratto ispirazione da storie e personaggi reali. Il genere thriller non è immune e buona parte del fascino di questi film è forse proprio il fatto di stupirsi ogni volta che si scopre che simili scenari siano realmente esistiti. I serial killer hanno sempre attirato un certo interesse da parte del pubblico, a prescindere dal cinema, e ce ne sono alcuni che più di altri hanno contribuito ad ispirare una o più storie, al punto da diventare dei veri e propri fenomeni nella cultura di massa.

Ed Gein

Ed Gein è colui che ha ispirato il romanzo dal quale poi è stato tratto “Psyco” ma anche altri cult come “Non aprite quella porta” e “Il silenzio degli innocenti“. Ha ispirato, inoltre, il personaggio di Bloody Face nella seconda stagione di “American Horror Story“. Come spesso accade nella storia di questi personaggi, anche Gein è cresciuto in un contesto familiare difficile, con un padre alcolizzato e violento e una madre succube delle violenze, oltre che fanatica religiosa. Bullizzato a scuola, maltrattato e represso in casa, Gein iniziò a manifestare in modo più evidente i suoi disturbi solo dopo la morte della madre, avvenuta nel 1945. Cinque anni prima aveva affrontato la morte del padre e solo un anno prima quella del fratello, che forse uccise lui stesso – sebbene fu dichiarata la morte per asfissia durante un incendio avvenuto nella loro fattoria di Plainfield, Wisconsin. Nel 1957, a seguito della scomparsa di Bernice Worden, che faceva la commessa in una drogheria, le indagini portarono la polizia all’abitazione di Ed Gein. Nella sua casa fu trovato il corpo della donna ma anche una serie di altri orrori, tra cui elementi di arredamento e tappezzeria realizzati con pelle e ossa umane. Molti casi irrisolti iniziarono ad essere ricollegati a lui, Ed Gein confessò una serie di delitti, alcuni dei quali commessi molti anni prima e di aver dissotterrato diversi cadaveri nei cimiteri. L’unica stanza della casa che ed aveva mantenuto intatta e pulita era quella appartenuta alla madre, con la quale aveva sempre avuto un legame particolarmente disfunzionale. L’assassino aveva creato perfino un abito di pelle umano e in seguito confessò di aver desiderato di cambiare sesso. Per molti psicologi questa era una delle prove del suo legame malato con la madre che, in qualche modo, Ed Gein stava cercando di tenere vicina a sé: è in particolare questo aspetto della sua storia ad avere ispirato l’opera di Hictchcock.

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John Wayne Gacy

Tra i serial killer più famosi c’è sicuramente John Wayne Gacy. Anche lui presente nel “cast” di serial killer di “American Horror Story”, viene menzionato in numerose opere e un film su di lui è stato realizzato nel 2003 da Clive Saunders. Gacy è noto in particolare col nome di “Killer clown“, perché all’inizio degli anni Settanta lavorava come intrattenitore alle feste per bambini con il nome di Pogo il Clown. La scoperta dei terribili delitti di Gacy lasciò la comunità sconvolta, poiché sembrava una persona perfettamente normale ed era famoso per il suo carattere affabile. Come nel caso di Ed Gein, John Wayne Gacy era cresciuto in un contesto difficile, anche lui con un padre alcolizzato che lo maltrattava e lo picchiava, oltre a deriderlo e umiliarlo. Bullizzato anche a scuola per il suo aspetto effeminato, Gacy subì un grave trauma alla testa mentre giocava sull’altalena che gli causò, tra le altre cose, anche perdite di memoria. Il problema fu però sottovalutato e diagnosticato solo diversi anni dopo. Nel frattempo iniziò a lavorare e si laureò per poi convolare a nozze con Marlynn Myers nel 19564. Riuscì a fare carriera anche grazie al supporto del suocero, che gli offrì la possibilità di gestire dei ristoranti fast food. John Wayne Gacy continuava a reprimere la propria omosessualità: padre di due figli, Gacy viveva due vite parallele. Visto dall’esterno era un uomo di successo con una famiglia perfetta e felice ma sul finire degli anni Sessanta, la sua omosessualità repressa iniziò a farsi sempre più evidente: le avances ai colleghi, le molestie agli adolescenti e una vasta raccolta di materiale pornografico erano solo la punta dell’iceberg. Il primo arresto con l’accusa di sodomia arrivò nel 1968: la moglie chiese subito il divorzio, perse il lavoro e, una volta fuori di prigione (18 mesi dopo), tentò di ripartire trasferendosi a Chicago dalla madre. Arrivò un secondo matrimonio, nel 1972, ma continuarono i problemi con la legge e le accuse di molestie da parte di giovani ragazzi. Il secondo divorzio arrivò nel 1976, quando Gacy confessò alla moglie di essere bisessuale, nel frattempo aveva avviato con successo un’impresa edile e lavorava – con la scusa della beneficenza – come intrattenitore nei panni del clown Pogo. Il ’72 è l’anno in cui John Wayne Gacy uccide il quindicenne Timothy Jack McCoy, a seguito del divorzio dalla seconda moglie gli omicidi si fecero più frequenti. La svolta avvenne nel ’78, a seguito della scomparsa di un altro quindicenne, Robert PIest. Il ragazzino aveva raccontato di aver conosciuto Gacy, che l’uomo gli aveva offerto un poto di lavoro. I genitori lo riferirono alla polizia che, una volta arrivata nell’abitazione di Gacy per interrogarlo, si ritrovò di fronte all’orrore in cui viveva. John Wayne Gacy fu giustiziato nel 1994 con iniezione letale: molte delle sue vittime erano state seppellite nella sua abitazione o sono state ritrovate in cantina.

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Aileen Wuornos

Quando aveva appena 4 anni, Aileen Wuornos fu affidata ai nonni materni insieme al fratello, Keith. I suoi genitori erano separati: la madre aveva solo 15 anni quando aveva sposato il padre, un uomo affetto da schizofrenia che fu mandato in prigione con l’accusa di violenza su minori e che si suicidò, impiccandosi. A casa dei nonni, Aileen e il fratello si ritrovarono con un nonno alcolizzato e violento e la ragazza a 14 anni fu stuprata da un amico di famiglia. Rimasta incinta, portò il bambino in un istituto. Dopo la morte della nonna, Aileen si ritrovò ad essere cacciata di casa dal nonno, lasciò la scuola e iniziò a prostituirsi per sopravvivere. Iniziarono anche i suoi problemi con la legge e il primo arresto arrivò nel 1974 (guida in stato d’ebbrezza, disturbo della quiete pubblica e per aver sparato da un veicolo in movimento), il secondo due anni dopo (aggressione), quando nel frattempo aveva sposato un uomo di 69 anni (fu aggredito anche lui). Due anni ci fu dopo un altro arresto per aggressione, la morte del fratello (dalla quale Aileen incassò 10.000 dollari di assicurazione) e l’annullamento del matrimonio, celebrato solo da 9 settimane. Gli arresti continuarono nel 1986, per furti, aggressione, resistenza a pubblico ufficiale, per aver fornito false generalità e minacce con pistola. Nel frattempo Aileen Wuornos iniziò la relazione con la cameriera Tyria Moore, con la quale andò a convivere: entrambe si prostituivano per mantenersi. Tre anni dopo Aileen confessò un omicidio alla compagna: aveva ucciso un cliente e gli aveva rubato la macchina, la stessa con cui aveva fatto ritorno a casa. Poche settimane dopo fu ritrovato il corpo e a questo fecero seguito altri ritrovamenti di cadaveri di uomini, tutti uccisi con una calibro 22. Le morti vennero associate ad una donna ma ancora gli indizi erano troppo pochi per trovare una vera e propria associazione con Aileen. Fu un errore di distrazione di Aileen Wuornos a dare una svolta alle indagini: fu arrestata con l’accusa di avere un porto d’armi abusivo. Interrogata dalla polizia, Tyria confessò i crimini della compagna, che fu indotta a confessare durante una telefonata. Aileen Wuornos fu giustiziata nel 2002, la sua storia è stata raccontata nel film “Monster“, uscito un anno dopo la sua morte. Ad interpretarla è stata Charlize Theron, che si aggiudicò un premio Oscar come migliore attrice protagonista. Un riferimento alla Wuornos compare anche in “American Horror Story: Hotel“, dove la serial killer è impersonata da Lily Rabe.

Una scena del film “Monster”


Ted Bundy

Non si può iniziare una conversazione sui più famosi serial killer americani senza tirare in ballo Ted Bundy. tra il 1974 e il 1978 si è reso protagonista di almeno 30 omicidi, le vittime erano tutte giovani donne. Oltre che per l’efferatezza dei suoi crimini, Ted Bundy è noto per il suo fascino, quello che gli permetteva di conquistarsi la fiducia delle ignare vittime. Di volta in volta, il serial killer usava diversi stratagemmi per attirare le donne in luoghi isolati. Fu cresciuto dai nonni in quanto figlio illegittimo e per molto tempo fu convinto che la madre fosse in realtà sua sorella maggiore. Fin da giovane iniziò a manifestare un lato violento ma la situazione iniziò a peggiorare, appunto, a metà degli anni Settanta. Nel 1974 mise in atto il suo primo tentato omicidio: Joni Lenz aveva solo 18 anni e fortunatamente uscì dal coma dopo le violenze subite e dopo essere stata ritrovata dai coinquilini 24 ore dopo l’accaduto. Un’altra donna riuscì a sfuggire a un destino orribile e fu anche un’importante testimone: si tratta di Janice Graham, che aveva descritto Ted Bundy e il suo modo di adescare le ragazze, ovvero fingendo di avere un braccio rotto e chiedendo aiuto per caricare una barca a vela sul tetto della macchina. Bundy si spostava a bordo del suo maggiolino, che poi divenne un elemento fondamentale per le indagini, e un’altra delle poche vittime che riuscirono a sfuggirgli fu Carol DaRonch, a seguito di una brutta colluttazione. Raelynn Shepard, invece, testimoniò di essere stata avvicinata dall’uomo ma di aver rifiutato di salire sulla sua macchina. Gli spostamenti di Bundy andavano di pari passo con le numerose sparizioni di giovani donne che iniziarono a seminare panico e preoccupazione. La polizia si avvicinò sempre più: fu arrestato nel 1975 con l’accusa di sequestro di persona e da lì si aprì la pista che lo collegò agli altri casi. Nel corso della sua lunga “carriera criminale”, Ted Bundy riuscì a farla franca in più occasioni e perfino ad evadere due volte di prigione. Secondo alcune interpretazioni, Bundy iniziò ad agire dopo essere stato lasciato dalla prima fidanzata, a causa del trauma dell’abbandono. Come già detto, aveva manifestato fin da piccolo di essere violento e i suoi stessi familiari riportarono episodi inquietanti accaduti in casa. Nel corso della sua vita, Ted Bundy riuscì a portare avanti lunghe relazioni nascondendo il suo lato oscuro: amante della politica e studente di legge, Bundy era un abile oratore e manipolatore che aveva deciso perfino di difendersi da solo. Fu giustiziato sulla sedia elettrica nel 1989. Tantissimi sono i riferimenti nella cultura di massa, dalla musica alla letteratura. La sua figura è recentemente tornata alla ribalta per via dell’accuratissimo documentario “Conversations with a Killer: The Ted Bundy Tapes” uscito su Netflix e diretto da Joe Berlinger. Quest’ultimo è anche il regista di “Ted Bundy – Fascino criminale“, film in cui Bundy è stato interpretato da Zac Efron.

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