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Published on settembre 17th, 2012 | by Marco Valerio

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Bella Addormentata: la recensione

Bella Addormentata: la recensione Marco Valerio
Voto CineZapping

Summary:

3.75

Film Grandioso


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Tutto si svolge, in vari luoghi d’Italia, in sei giorni, gli ultimi di Eluana Englaro, la cui vicenda resta sullo sfondo. Personaggi di fantasia dalle diverse fedi e ideologie le cui storie si collegano emotivamente a quella vicenda, in una riflessione esistenziale sul perché della vita e della speranza malgrado tutto.

Un senatore (Toni Servillo) deve scegliere se votare per una legge che va contro la sua coscienza o non votarla, disubbidendo alla disciplina del partito, mentre sua figlia Maria (Alba Rochwacher), attivista del movimento per la vita, manifesta davanti alla clinica dove è ricoverata Eluana. Roberto (Michele Riondino), con il fratello (Fabrizio Falco), è schierato nell’opposto fronte laico. Un “nemico” di cui Maria si innamora.

Altrove, una grande attrice (Isabelle Huppert) cerca nella fede e nel miracolo la guarigione della figlia, da anni in coma irreversibile, sacrificando così il rapporto con il figlio (Brenno Placido).

Infine la disperata Rossa (Maya Sansa) che vuole morire, ma un giovane medico di nome Pallido (Piergiorgio Bellocchio) si oppone con tutte le forze al suo suicidio. E contro ogni aspettativa, alla fine del film, un risveglio alla vita…

Maya Sansa in una scena di Bella Addormentata

Presentato e applaudito all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, “Bella Addormentata” di Marco Bellocchio ha scatenato polemiche preventive (con annesse manifestazioni del movimento pro vita a ridosso della proiezione veneziana) e successive alla sua assenza dal palmares stilato dalla giuria guidata da Michael Mann.

“Bella Addormentata” ha l’indubbio merito di trattare una vicenda particolare e molto delicata come quella di Eluana Englaro con uno sguardo il più possibile oggettivo, prendendo a pretesto un episodio per raccontare una collettività che da questo episodio, dalle sue implicazioni e dalle sue complessità viene toccato in varia misura.

In occasione della conferenza stampa di presentazione del film, Marco Bellocchio ha parlato di “Bella Addormentata” come di un film il cui tema principale è quello del risveglio, raggiunto, presunto o mancato, di un’umanità fragile e spaesata, contraddittoria e spaventata dinnanzi a certi problemi e a scomode verità.

“Bella Addormentata” funziona soprattutto in quanto si rifiuta di dare certezze al suo spettatore, pone domande e non pretende di imporre risposte. Bellocchio dà voce a tutte le voci dei suoi svariati personaggi e si pone al di sopra di ciascuna parte, senza additare e giudicare, ma lasciando allo spettatore libertà di interpretazione.

Grazie al suo straordinario talento visivo, Bellocchio riesce a costruire un racconto dalle mille suggestioni immaginifiche che diventano simboli e metafore capaci di trasfigurare in maniera astratta le varie anime e tensioni della storia.

Toni Servillo, uno dei protagonisti di Bella Addormentata

Ma alla magniloquenza visiva ed evocativa non sempre corrisponde una costruzione drammaturgica solida e affidabile.

“Bella Addormentata” è penalizzato da una sceneggiatura che vuole mettere troppa carne al fuoco e finisce con il mostrare la corda in diverse circostanze: il fiato corto in taluni episodi (segnatamente quello di cui è protagonista Isabelle Huppert, donna che sacrifica la propria carriera in nome di una santità riparatrice che possa ridare vita alla figlia comatosa) e un eccesso di schematismo in altri (l’episodio con protagonisti Alba Rochwacher e Michele Riondino, due punti di vista divergenti che si incontrano, tratteggiati in maniera troppo bozzettistica e superficiale per essere realmente interessanti e convincenti).

Dal canto suo, il reparto attoriale si rivela croce e delizia di “Bella Addormentata”: se infatti Toni Servillo, Maya Sansa e il sempre troppo sottoutilizzato Roberto Herlitzka (cui sono affidate alcune delle migliori battute del film) sono delle certezze, gli anelli deboli del cast sono i già citati Rochwacher e Riondino, oltre a Brenno Placido, inutilmente e fastidiosamente sopra le righe.

“Bella Addormentata” è quindi un film suggestivo e potente, ma non sempre centrato e efficace nella sua resa filmica. Appassionato e imperfetto.

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