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Benvenuti al Sud: la recensione | CineZapping





Recensioni

Published on ottobre 14th, 2010 | by sally

5

Benvenuti al Sud: la recensione

Benvenuti al Sud: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: Cast divertente per una sceneggiatura che ben ricalca l'originale, la risata è garantita. Miniero dimostra che si può fare bene senza volgarità.

3.25

Buon Film


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Fenomeno al botteghino italiano, “Benvenuti al Sud” è riuscito a mandare via dalla prima posizione il kolossal “Inception“, affermandosi come il film maggiormente apprezzato dagli italiani ormai da due settimane.

Benvenuti al Sud

Il film è stato talmente un successo che si è già aperta la strada per il sequel, considerati i 10.887.270 euro incassati. Ma “Benvenuti al Sud” è davvero un così gran bel film? Remake della pellicola francese, altro record di incassi in patria, “Giù al Nord“, il film di Luca Miniero più che un remake sembra una copia conforme, per rimanere nell’ambito delle citazioni francesi. A questo punto c’è da aspettarsi che gli italiani non abbiano seguito tanto il successo del primo film e non si siano stupiti di vedere che le scene erano identiche all’originale, tanto da far pensare a mancanza di fantasia da parte del regista. Nonostante questa piccola pecca, il film riesce bene. E’ una commedia leggera che gioca sugli stereotipi ormai ben consolidati tra il Nord e il Sud del nostro Paese. Protagonista Alberto, responsabile dell’ufficio milanese di una fredda e nebbiosa cittadina della Brianza, che insieme alla moglie Silvia sogna il trasferimento a Milano. Alberto decide di fingersi disabile per salire nella graduatoria e per un attimo il suo inganno sembra riuscire. Viene annunciato il tanto desiderato trasferimento, ma Alberto non è poi così bravo a fingere, il suo trucco non troppo collaudato viene scoperto. Il trasferimento arriva comunque, ma anzichè finire a Milano, Alberto dovrà andare a lavorare in un piccolo paesino della Campania.

Benvenuti al Sud

Per lui la notizia è un vero e proprio trauma, l’idea di dover trascorrere i prossimi due anni della sua vita tra i “terùn” non lo entusiasma affatto, e poi con tutte quelle storie che si sentono in tv e l’idea distorta che l’uomo ha del Sud. Alberto è convinto di entrare in un vero e proprio incubo, tanto che alla partenza lo troviamo in lacrime e al suo arrivo nel piccolo paesino di Castellabate ogni cosa è distorta, tutto viene visto sotto una luce negativa. L’accoglienza di Mattia, invece, si nota fin dal primo momento, anche se Alberto, nel suo modo di vedere le cose, non coglie le buone intenzioni del collega e ne combina di tutti i colori, spaventato e terrorizzato da quel paesino che di sera, sotto una pioggia torrenziale, sembra ancora più pericoloso. Dal giorno successivo le cose sembrano complicarsi, Alberto si ritrova in un Sud in cui tutti sono decisi a non lavorare e soprattutto a bere e ad offire solamente caffè. La sua mentalità da nordico dedito al lavoro, nonostante tutto, viene compresa, la gente del paese sa che Alberto ha solo bisogno di ambientarsi, è in realtà lui a non capire loro. Ma nei due anni di permanenza Alberto scoprirà che il Sud non è assolutamente quel che aveva immaginato e dopo tante avventure e bugie, riesce a farlo capire anche a Silvia. Così alla fine della sua esperienza, l’uomo capisce perfettamente cosa voleva dire Mattia quando diceva “Un forestiero quando viene al Sud piange due volte: una quando arriva, l’altra quando se ne va“. Troviamo così un Claudio Bisio che rimane sempre identico in ogni sua performance, ma che non perde mai la sua comicità. Inoltre si tratta di uno dei personaggi più amati in Italia, la scelta risulta azzeccata, e l’attore si trova in perfetta sintonia con la comicità tutta napoletana di Alessandro Siani. Piccola parte per l’isterica e maniacale Angela Finocchiaro, che ha una visione ancor più distorta del Sud rispetto al marito. Proprio per questo Alberto si sentirà portato a mentirle, è l’unica soluzione per portare una ventata di aria nuova al loro rapporto. Accanto a loro, altri piccoli personaggi assolutamente tipici e stereotipati: Valentina Lodovini, Nando Paone, Giacomo Rizzo, Teco Celio, Fulvio Falzarano, Nunzia Schiano, Alessandro Vighi, Francesco Albanese, Salvatore Misticone, Riccardo Zinna, Naike Rivelli.

Benvenuti al Sud

Il Sud viene mostrato come un posto accogliente e solare, non è spaventoso come viene descritto nei tg, l’elemento viene sottolineato dalle testimonianze di alcuni amici di Alberto che sostengono di essersi trovati benissimo. Inutile indossare un giubboto anti-proiettili, quindi. Ed inutile temere di dover portare l’orologio. Tra una serie di malintesi e bugie svelate, ecco che Alberto scopre l’essenza del Sud, a volte forse un pò troppo romanzata, ma una visione addolcita che sicuramente non dispiacerà allo spettatore “terùn“, specie quello campano, costretto a doversi difendere puntualmente dall’etichetta di “camorrista“. Cibo in abbondanza, allegria, mare, sole, un’esistenza decisamente distante dalla vita frenetica del Nord, un film importante per far comprendere di quanto sia inutile lasciarsi trascinare dagli stereotipi. Prima di tutto perché le esperienze sono soggettive, e poi perché ogni cosa ha i suoi lati positivi e quelli negativi. In questo caso si tratta di una commedia leggera, quindi vengono mostrati solamente i lati positivi di un Sud che ha davvero molto da offire, ma che viene preso in considerazione solo quando può dare in pasto fatti di cronaca nera. Scelta poco azzeccata nella colonna sonora con “Sunrise” di Norah Jones, assolutamente inappropriata tempisticamente, ma anche come melodia per un film dal sapore mediterraneo che vuole d’obbligo la classica canzone napoletana. Ci mettiamo calmi in attesa del sequel, intanto siamo abbastanza soddisfatti della visione. Al prossimo giro Luca Miniero non avrà modo di ispirarsi ad una pellicola originale, vediamo quali saranno gli stereotipi del nord e se la comicità sarà azzeccata come questa, che risalta in particolar modo per l’assenza di volgarità ormai divenute un must nella commedia all’italiana. Miniero dimostra che si può fare, e si può fare bene, anche senza sesso e parolacce.

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5 Responses to Benvenuti al Sud: la recensione

  1. Luigi Garbo says:

    A dir poco esilarante…Super, bellissimo!

  2. Pingback: Gente semplice ma di cuore. Immagini del Mezzogiorno al Cinema | CineZapping

  3. Mariangela says:

    A mio avviso la scelta della colonna sonora “Sunrise” era più che appropriata. In primo luogo perchè la scelta della “classica canzone napoletanta” sarebbe stata scontata (azzaccata, invece, la scelta di “O sole mio” alla fine del film). In secondo luogo, poi, “sunrise” si insinuava dolcemente e accompagnava il sorriso di Alberto (Claudio Bisio), quasi come se un'”alba” , appunto, preludesse al risveglio della sua coscienza: il sud non è come lo aveva immaginato.

  4. Franx says:

    Dopo aver visto Giù al Nord, Benvenuti al Sud è purtroppo una grande delusione. Gli attori non hanno i tempi comici del duo Merad-Boom e il film italiano non fornisce alcuna idea originale.
    Sì, strappa qualche risata, Bisio non se la cava male, ma l’impressione è quella di un film già visto, che scivola lentamente verso la fine…
    In sintesi, per me Giù al Nord è stato un fil da 8 in pagella, Benvenuti al Sud al massimo da 6–.

  5. Cristiano says:

    Qualche anno fa ho visto una puntata di Cambio Moglie in cui una lei, brianzola, velatamente leghista, magrissima e con un probabile disturbo alimentare veniva mandata in quel di Napoli, a fare da spalla a l’altro marito, un tipo in carne che fa spettacoli dal vivo in ristoranti e pizzerie. Dopo un impatto traumatico, lei si lascia coinvolgere, si diverte, comincia a mangiare con gusto e alla fine dell’esperienza confessa al marito leghista di voler ritornare al sud, e di avere avuto dei pregiudizi ingiustificati a riguardo. Tanto che alla fine dell’episodio sembra quasi mettere in crisi la loro unione. Ecco, mi sono emozionato di più a vedere quel Cambio Moglie che non questo film che ho trovato banalissimo. Più che un film, sembra una fiction di quart’ordine o una pubblicità lunga un’ora. È ironico che mentre le serie tv americane assomigliano sempre di più a dei film, la cinematografia italiana non riesca più a produrre un film che non sia solo televisivo

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