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Dark: recensione della prima stagione della serie di Netflix





Recensioni

Published on dicembre 8th, 2017 | by Elide Messineo

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Dark: recensione della prima stagione della serie di Netflix

Dark: recensione della prima stagione della serie di Netflix Elide Messineo
Voto CineZapping

Summary: "Dark" è una serie ambiziosa, piena zeppa di rimandi, riferimenti e citazioni che rendono la trama forse un po' sovraccarica.

3

Migliorabile


User Rating: 1.3 (2 votes)

Dark” è la nuova serie targata Netflix che strizza l’occhio al filone fantascientifico à la “Stranger Things” e questo si era capito sin dal trailer.

Dieci episodi di tensione e fitte trame, al limite della confusione. Vi consigliamo di vederla? Sì, ma è da prendere con le pinze. Le imperfezioni sono tantissime, c’è un ampio margine di miglioramento visto che il finale è rimasto aperto. Prevedibilmente. Abbiamo riscoperto la passione per il citazionismo con “Stranger Things“, serie-fenomeno di Netflix arrivata alla seconda stagione. Niente che non sia mai stato fatto in ambito cinematografico e televisivo, serie tv come “I Simpson” e “I Griffin” o “The Big Bang Theory” vivono di questo, come i film di Quentin Tarantino. La differenza sta nel come il citazionismo viene applicato e nel caso di “Dark” è fatto in modo maldestro. Sarà un eccesso di entusiasmo o di idee – tutte potenzialmente valide – ma la serie finisce per essere sovraccarica. E già la storia è carica di per sé, non è così immediato ricordare tutti i personaggi e i loro volti, visto che siamo nel bel mezzo di una sequenza di salti temporali da capogiro. Il tentativo è lodevole, ecco, ma c’è da aggiustare il tiro. Diciamo che è come un regalo ben pensato ma confezionato male, con una validissima colonna sonora a fare da sottofondo. Ci sono tantissime domande che rimangono in sospeso, al di là della suspance volutamente creata dalla trama. Una su tutte: perché questi bambini sono sempre in giro soli nel bosco? E perché, come in “Tredici“, entrano ed escono di casa a tutte le ore senza che nessun adulto chieda mai niente?

Di originale c’è poco o nulla in “Dark“: ci sono i viaggi temporali (hello, “Ritorno al futuro!”), un labirinto (hello Arianna, hello “Westworld”!), ci sono gli anni ’80, un giubbottino giallo che fa molto “It”, la pioggia perenne, una centrale nucleare (che non deve mancare mai), genitori distratti, incesti, un accenno di lesbo, orologi (che al di là del concetto di tempo fanno venire in mente la pessima “Zero Hour”), un tizio che si chiama Noah perché vuole essere la nuova versione di Noè, un prete che ricorda vagamente il Jude Law di “The Young Pope”, Jonas grande che è uguale a Daryl di “The Walking Dead”, tutto quello che anche intenzionalmente non è “copiato”, sembra essere già visto. “Dark” non è certo al livello di una serie televisiva made in USA ma è apprezzabile il tentativo e a dire il vero non è così lontana dal poterci riuscire. Certo, la recitazione a tratti raggiunge livelli imbarazzanti e i dialoghi sono piuttosto mediocri, alcune battute vanno necessariamente rimosse ma perdoniamo tutto per amore di un disegno più grande, per i wormhole e tutti i viaggi temporali. A proposito di temporali, un minuto di silenzio per una delle più grande assenze di questa prima stagione: l’ombrello, questo sconosciuto. Viene usato poco e niente, perché ai protagonisti piace un sacco rendere tutto più drammatico standosene sotto la pioggia. Nonostante siano a rischio Chernobyl da un momento all’altro e nonostante le broncopolmoniti in agguato, sembrano essere tutte persone destinate alla longevità. Ci sono scienza, mitologia, religione, fantascienza e luci traballanti come piace tanto a David Lynch in “Twin Peaks”. Sarà che la serie è tedesca e l’argomento è scottante, ma ci mancavano solo i nazi per chiudere il cerchio e aggiungere un elemento per rendere più corposa la trama. Sì, vedete “Dark” senza aspettarvi la serie dell’anno, anche se cavalca spudoratamente il trend della nostalgia paninara. L’avevano detto anche gli Afterhours, “Non si esce vivi dagli anni ’80”.

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