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Francesco Benigno, dai ragazzi di Marco Risi al Livatino di Placido: “Una serie che ha valorizzato le mie caratteristiche”

Ci sono attori che hanno dato un volto a un’intera stagione del cinema italiano e continuano a cercare ruoli che li mettano in discussione. Francesco Benigno è uno di loro, e il suo prossimo personaggio arriva in prima serata.

Francesco Benigno, dai ragazzi di Marco Risi al Livatino di Placido: “Una serie che ha valorizzato le mie caratteristiche”-cinezapping.com

Per molti spettatori il nome di Francesco Benigno resta legato a Mery per sempre e Ragazzi fuori, i film con cui Marco Risi, a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, raccontò i ragazzi di Palermo. Da allora sono passati quasi quarant’anni di carriera, con qualche esperienza anche da regista, e oggi l’attore torna con un progetto che sente molto vicino. È Livatino – Il giudice e i suoi assassini, la miniserie firmata da Michele Placido che Rai 1 trasmetterà il 9 e il 10 novembre, disponibile anche su RaiPlay.

Benigno ne ha parlato in un’intervista esclusiva con Andrea Desideri per TvBlog. Ne esce il ritratto di un attore che sa bene quali ruoli ha già fatto e non ha intenzione di rifarli.

Placido e il lavoro sul personaggio

Nella serie Benigno è Pietro Miceli. Accanto a lui ci sono, tra gli altri, Davide Coco e Ninni Bruschetta. Il rischio del personaggio era evidente fin dalla sceneggiatura: un altro mafioso dai modi brutali, il tipo di figura che il cinema di genere ha consumato fino all’usura. Benigno ha raccontato a TvBlog di essere arrivato sul set con qualche perplessità, che si è sciolta nel confronto con il regista.

Placido e il lavoro sul personaggio-cinezapping.com

Insieme a Placido ha lavorato sulla psicologia di Miceli più che sulla sua ferocia. Il personaggio vive uno scontro continuo tra senso morale e istinto, è attraversato dalla rabbia ma anche dal bisogno di riscattarsi e di espiare. L’attore attribuisce proprio a Placido il merito di aver valorizzato ancora di più le sue caratteristiche, e definisce Livatino un grande esempio di serialità. Detto da un regista e attore che ha alle spalle titoli come Romanzo criminale, non è poco.

Come si racconta la Sicilia sullo schermo

Il discorso si sposta presto sul linguaggio con cui cinema e fiction raccontano la criminalità organizzata. Benigno rivendica una certa selettività nelle scelte. Per lui la Sicilia va portata sullo schermo con autenticità e rispetto: insistere sui cliché, avverte, porta dritti al grottesco. Livatino, nella sua lettura, evita questa trappola grazie alla cura con cui affronta una vicenda ancora dolorosa.

Rosario Livatino, il giudice al centro della serie, fu ucciso nel 1990 a 37 anni e nel 2021 è stato proclamato beato. Benigno ha legato quella stagione ai propri ricordi: le stragi, la morte di Falcone e Borsellino, il disorientamento di una generazione che, almeno nel suo caso, ha trovato nell’arte una via d’uscita. Oggi lamenta una mancanza diffusa di empatia e vorrebbe dedicarsi di più ai giovani, a partire dal teatro.

Il corto che non riesce a girare

Lo sguardo da regista emerge quando parla del progetto che insegue da circa tre anni. È un cortometraggio sui sopravvissuti alle stragi, che potrebbe poi diventare un lavoro di respiro più ampio. Il sindaco di Trabia ha espresso apprezzamento, ma i finanziamenti non sono ancora arrivati, e Benigno chiede alle istituzioni, alla Regione Siciliana in particolare, un appoggio concreto.

Sul resto della carriera l’attore è netto. Si dice orgoglioso del percorso e ammette un solo rimpianto, quello di non aver accettato certi compromessi che forse gli avrebbero dato più occasioni. La coerenza, ha spiegato, per lui viene prima.

C’è stata anche una parentesi televisiva lontana dal set, il mini-mondo siciliano di Avanti un Altro con Paolo Bonolis. Il pubblico l’aveva accolta bene, ma Benigno non è stato richiamato e ancora oggi non se ne capacita. Al centro dei suoi interessi resta il cinema. Altri progetti per la tv, però, non li esclude.

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