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Published on ottobre 27th, 2010 | by sally

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Giustizia Privata: la recensione

Giustizia Privata: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: Una riflessione sulla società in cui viviamo e sul ruolo che giocano gli innocenti e il destino che li attende.

3

Buon Film


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E’ inutile opporsi al destino.

Continuando sulla scia della serie “meglio tardi che mai“, dopo “Viola di mareecco un’altra recensione “in ritardo“. Si tratta di “Giustizia Privata“, film che ha fatto il suo debutto nelle sale a stelle e strisce ormai un anno fa, il 16 ottobre 2009, con il titolo di “Law abiding Citizen“, che tradotto letteralmente significa “Cittadini rispettosi della legge“. Il film è arrivato in Italia lo scorso 25 agosto, come al solito ci troviamo di fronte ad una traduzione che rende molto meno l’idea di cosa tratti il film rispetto al titolo originale. Quel “cittadini rispettosi della legge” è infatti una sorta di provocazione lanciata al sistema legale americano, purtroppo caratterizzato da troppe falle. Ma non puntiamo subito il dito contro il sistema statunitense, nel quale ancora vige la pena di morte (ad eccezione di alcuni Stati), il nostro non è poi molto diverso.

Giustizia privata

La trama è incentrata sul personaggio Clyde Shelton, ingegnere che conduce una vita tranquilla con la sua famiglia, fin quando ogni cosa non viene sconvolta da due criminali che uccidono sotto gli occhi dell’uomo sua moglie e sua figlia. Shelton assiste all’omicidio impotente, ma riesce ad individuare gli uomini in seguito, per farli arrestare. Durante il processo il procuratore Nick Rice, però, decide di patteggiare con uno dei criminali, causando la pena di morte dell’altro, quello innocente, pur di assicurarsi la vittoria al processo. Assistiamo ad un’altra scena di impotenza da parte del condannato, che dichiara la sua innocenza fino all’ultimo istante di vita, di fronte agli occhi impassibili del suo “assassino”. Dopo soli tre anni di carcere, invece, l’autore del crimine è a piede libero. Un ulteriore motivo per Shelton per rinunciare alla fiducia nei confronti di una giustizia ingiusta. Passano dieci lunghi anni in cui l’uomo ha la possibilità di meditare la sua vendetta nel dettaglio, forse anche troppo. Clyde Shelton decide di vendicarsi di tutti gli uomini che hanno permesso alla giustizia di seguire un percorso sbagliato, tutti quelli che si sono sporcati le mani, rendendo la sua vendetta personale un caso che coinvolge l’intera città. Non a caso siamo a Philadelphia, che per quanto riguarda il sistema legale americano è una città fondamentale, segna la nascita della Costituzione del 1787, la città dei padri fondatori, la culla della legge. Partiamo da una visione di Shelton che non può che suscitare compassione nello spettatore: la sua vita rimane inesorabilmente segnata dal tragico evento. Shelton però è posseduto dalla sete di vendetta, inizialmente è anche giusto che sia così, ma la situazione finisce per degenerare. A questo punto il film di F. Gary Gray prende una piega del tutto diversa e sfugge ad ogni definizione: non è thriller, non è horror, non è azione, non è crimine. E’ un calderone di generi che finiscono inevitabilmente per far perdere di consistenza alla sceneggiatura elaborata da Kurt Wimmer (Salt, 2010). Ci troviamo dentro un pò di “Saw“, un pò di “Se7en“, il paragone sorge spontaneo. Il regista di “The Italian Job” manca di originalità, propone una pellicola che sembra promettente ma che delude dopo averla bene assaporata. Non ha una vera identità e non ha nulla di innovativo. Il tema della vendetta è stato affrontato varie volte nel mondo del cinema, mettiamoci un pò di thriller e suspance, senza poi assistere a grandi colpi di scena, la comprensione è immediata. Più che la sceneggiatura nel complesso, è la tematica affrontata a risultare interessante F. Gary Gray sceglie un argomento non facile da discutere, la giustizia che non segue quello che dovrebbe essere il suo naturale corso. Dopotutto non si tratta di un’entità astratta, sono gli uomini a forgiarla e a scegliere in che direzione mandarla e ci sono uomini che possono farlo e uomini costretti a subire. Shelton è tra questi ultimi e decide di dare una bella lezione a tutti, ma il suo desiderio di vendetta sarà talmente forte da rompere gli argini e colpire indifferentemente colpevoli e innocenti.

Giustizia Privata

Nei panni di Shelton, aspirante Carl von Clausewitz, è interpretato da Gerald Butler, già distintosi per film come “300” (Zack Snyder) e “Rocknrolla” (Guy Ritchie). “Uno psicopatico in cella” che “mette in ginocchio la città“, Gerald Butler non da proprio il meglio di sè, ma la colpa non è da accollare tutta a lui, è appunto la sceneggiatura a non dare modo di offrire una grande interpretazione. Accanto a lui troviamo Jamie Foxx nei panni di Nick Rice.  Quest’ultimo è un personaggio da approfondire, è il simbolo della giustizia avariata, un mostro che condanna altri mostri e, all’occorrenza, anche innocenti. Ma lungo il corso del film non possiamo fare a meno di notare il suo lato umano, l’affetto per i colleghi e l’amore per la famiglia, si può essere uomini e mostri contemporaneamente. Nick Rice non si fa molti scrupoli in questo, continua a testa alta a portare avanti il suo operato, pur sapendo d’aver sbagliato cerca di far finta di niente, ma inizia a perdere colpi di fronte alle richieste di Shelton, in particolar modo quando Philadelphia finisce in ginocchio ad opera di un solo uomo. E’ pressoché impossibile che nella realtà accada qualcosa del genere, gli investigatori nel film sospettano di un’organizzazione alle spalle di Shelton. La verità è che i suoi progetti di vendetta covati per lunghi anni oltrepassano la perfezione, tanto da far perdere di gusto alla trama. Tutto diventa eccessivo, la tortura, “la strage degli innocenti”, la grandezza stessa dell’azione, che coinvolge un’intera, vasta, comunità. La solita esagerazione in pieno stile hollywoodiano, circondata da presenze interessanti che non vengono pienamente sfruttate: ricordiamo infatti che a comporre il resto del cast troviamo Colm Meaney, Bruce McGill, Leslie Bibb, Michael Irby, Regina Hall, Viola Davis, Michael Kelly, Roger Bart. “Giustizia privata” più che altro si concentra sulla contrapposizione tra la vittima e colui che ha provocato il suo desiderio di vendetta nei confronti di una giustizia che non funziona, giustizia fai da te, privata per l’appunto.

Giustizia Privata

Non tralasciamo nemmeno la colonna sonora, in cui troviamo in primis Brian Tyler (Fast & Furious, Rambo, Constantine), che ne è il compositore. Tra i brani spiccano The Who con “Eminence Front“, i Deftones con “Engine No. 9” e “Bloodline” degli Slayer. Musiche piuttosto dure, soprattutto nelle scene che coinvolgono i misfatti del nostro protagonista vendicativo. Nel complesso possiamo parlare di un film non riuscito perfettamente, raggiunge la sufficienza. Un successo più di pubblico che di critica, “Law Abiding Citizen” è uno spunto di riflessione ( traendone la giusta intensità, senza considerare il tocco di esagerazione che lo contraddistingue, sapendo ridimensionare gli eventi) non indifferente sulla società in cui viviamo, in cui spesso sono gli innocenti a finire “al rogo”, in cui spesso non c’è giustizia e quindi qualcuno può decidere di avere la sua personale rivalsa.

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