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Published on ottobre 22nd, 2017 | by Elide Messineo

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“Jonestown: The Life and Death of Peoples Temple”: la recensione

“Jonestown: The Life and Death of Peoples Temple”: la recensione Elide Messineo
Voto CineZapping

Summary: Un punto di vista interessante, anche se una risposta al perché Jim Jones arrivò a tanto non ci sarà mai.

4

Tristemente inquietante


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Chi si ricorda di com’era Jim Jones da piccolo, sostiene che fosse un bambino molto strano, ossessionato in particolar modo dalla religione.

Così ossessionato da arrivare a uccidere animali, come i gatti, per poter fare loro una cerimonia funebre. Che Jim Jones fosse strano lo dice anche chi lo ha incontrato qualche tempo dopo. Quando c’era lui in una stanza l’atmosfera cambiava, dicevano. Quel ragazzo, cresciuto come un disadattato e un emarginato, è stato il fondatore del Tempio del Popolo (People’s Temple). Tempi duri, quelli dell’America dell’epoca. La confusione post-guerra, il razzismo imperante, il Ku Klux Klan (al quale era iscritto anche il padre alcolizzato di Jones), le prime manifestazioni. Arrivarono la guerra del Vietnam, la rivendicazione dei diritti, gli hippie, la crisi missilistica, il comunismo e il socialismo parevano un’utopia. Sulla base del fascino dell’Unione Sovietica che faceva paura agli USA, Jim Jones ha praticamente creato un socialismo religioso. Una formula che funzionava nel periodo in cui sorgevano le comuni, la vita collettiva votata a Cristo, nel giro di pochi anni il Tempio del Popolo fu composto da migliaia di persone. Tutti emarginati in cerca di riscatto: omosessuali discriminati che si trovavano all’interno di una micro-società promiscua, afroamericani o asiatici discriminati per la loro etnia finalmente trovavano la loro libertà espressiva. Che finiva laddove decideva Jim Jones. Idolatrato come un Dio, il predicatore e finto guaritore proponeva ai suoi discepoli di vedere in lui ciò di cui avevano bisogno, girava l’America in lungo e in largo alla ricerca di nuovi adepti e costruiva contatti politici. Anche per questo motivo, in seguito, non mancarono le teorie complottiste su quanto accadde in Guyana quel 18 novembre 1978.


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Jim Jones si rese presto conto che Indianapolis era un posto fin troppo arretrato per accettare una comunità interrazziale come la sua e che non avrebbe avuto spazio di manovra. Andò in California, la terra del sogno americano per antonomasia. Nella contea di Mendocino Jones e i suoi seguaci trovarono la pace e la California fu la loro sede per molto tempo. A San Francisco, mentre le sue idee degeneravano e anche i problemi con l’alcol, Jim Jones rese sempre più palesi i suoi interessi politici. Appoggiò il democratico George Moscone, che diventò sindaco di San Francisco e gli diede un posto nella commissione interna comunale. Ma il sogno, l’utopia, iniziò a vacillare quando alcuni seguaci del Tempio del Popolo iniziarono ad avere un po’ di lucidità. Centinaia di persone provenienti da tutta l’America rinunciavano ai loro averi in nome di un movimento che sosteneva che il paradiso dovesse essere creato sulla terra. Alcune di loro riuscirono a uscire dalla setta, nonostante fosse quasi impossibile, parlarono e rivelarono che la felicità degli adepti di Jim Jones era solo apparente. Una delle testimoni del documentario di Stanley Nelson Jr. rivela di essere stata stuprata. Con i giornalisti alle calcagna, Jones decide di spostare il suo paradiso terrestre in Guyana. Nel frattempo i problemi con l’alcol di Jones peggioravano e il probabile utilizzo di droghe aveva accentuato la sua paranoia, pensava ci fossero trappole ovunque intorno a lui. Jonestown contava ora circa mille persone ma la fine era vicina.


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Il deputato Leo Ryan andò con una commissione a vedere cosa stesse succedendo a Jonestown. Si parlava di promiscuità, di molestie, sfruttamento. I familiari di alcuni fedeli manifestavano e li reclamavano, li volevano di nuovo a casa con loro. Purtroppo in molti non tornarono. Leo Ryan e la sua delegazione furono uccisi prima ancora di salire sull’aereo per tornare negli USA. Il movimento aveva un “servizio di sicurezza”, più che utopico era diventato distopico e tutti i seguaci di Jim Jones dovevano stare bene attenti a parlare tra loro, chiunque sarebbe stato pronto a tradirli. 24 ore su 24 la voce di Jim Jones risuonava dagli altoparlanti, una vera e propria forma di persecuzione, fino all’atto finale. Un suicidio rivoluzionario, così lo definì Jones. Convocò un’assemblea generale per comunicare ai suoi seguaci cosa avrebbero fatto. Si salvarono in 127, mentre 909 persone persero la vita. Alcune di loro erano talmente plagiate che decisero volontariamente di uccidere anche i propri figli. Jim Jones fece distribuire una bevanda con del cianuro, in molti iniziarono a ingerirla o a farla ingerire. Morirono tantissimi bambini e sono rimaste le registrazioni del nastro dell’ultimo folle atto di Jones. Quest’ultimo non morì a causa dell’avvelenamento da cianuro, ma per un colpo di proiettile alla testa. Idem la moglie, che rimase al suo fianco per tutta la vita. Le indagini successive mostrarono che probabilmente non tutti si erano suicidati volontariamente, alcune persone erano state uccise o si erano uccise a vicenda.

Il caso di Jonestown rimane uno degli episodi più assurdi e controversi della storia ma dal quale si possono trarre numerosi spunti di riflessione. In particolare in questo momento storico, in cui la confusione regna sovrana e sarebbe facile, proprio come allora, cadere nella trappola di un pensiero deviato.


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