Recensioni Lamore perdona

Published on Aprile 2nd, 2015 | by Erica Belluzzi

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L’amore non perdona: la recensione

L’amore non perdona: la recensione Erica Belluzzi
Voto CineZapping

Summary: Parabola di prevedibile infelicitá.

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L'amore a sessant'anni


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L’amore non perdona, nelle sale italiane dal prossimo 9 Aprile, è un film di una semplicità travolgente, realistico nella sua tristezza e prevedibile infelicità.

Adriana (Ariane Ascaride, una delle attrici francesi fra le più apprezzate del momento), vedova da sette anni, lavora come infermiera nell’ospedale della sua città.
Adriana è madre di e nonna di, una donna nella seconda metà della vita che, rispettosa delle norme non scritte della nostra società conduce una vita atona e scipita, ma in linea col comportamento che tutti si aspettano da una rispettabile sessantenne di provincia.
D’improvviso le cose cambiano quando incontra Mohamed, un giovane arabo di Tangeri, arrivato a Bari in cerca di fortuna, con la speranza di una vita migliore.
Tra i due scatta subito una passione travolgente, ostacolata però dalle convenienze del vivere borghese e di chi, —come la figlia o i colleghi di lei o la famiglia di lui—, vede nella relazione tra una sessantenne e un trentenne —per di più musulmano— un pericoloso oltraggio alla morale pubblica.
Riuscirà il loro amore a essere più forte di una gelosia e una ristrettezza mentale che si spaccia per comune buonsenso?
È proprio vero che, per dirla con Virgilio, Omnia vincit amor et nos cedamus amori ?

Stefano Consiglio pone le premesse per una vicenda che non conosce crisi o disinteresse nel mondo del cinema, quella di una storia d’amore travolgente, ribaltandone gli stereotipi (lui ha esattamente la metà degli anni di lei) e vestendola dei moderni conflitti culturali e religiosi con cui una qualsiasi unione che superi i confini nazionali deve fare i conti.
Peccato che spesso le soluzioni utilizzate siano puerili e triviali, quasi di ostentato qualunquismo, come nelle scene in cui i due ridono e corrono felici o scherzano coricati sul divano, memori di una tradizione cinematografica senza fine.
Contribuiscono a una certa drammaticità da soap opera anche alcune soluzioni stilistico-fotografiche come la macchina in movimento in quasi ogni momento di intenso patetismo, o la colonna sonora ad archi, classico immortale delle storie d’amore.

Lodevole la recitazione della protagonista, la cui mimava facciale e gestualità è da sola in grado di reggere le fila dell’intera storia, mentre l’astio dichiarato verbalmente e fin troppo evidenziato della figlia risulta pleonastico e ingiustificato.

Se a livello tecnico Consiglio ha forse un percorso da compiere, il giovane regista italiano ha certo mostrato una padronanza del linguaggio narrativa e un coraggio lodevoli nel scegliere di offrire una visione gestaltica di un tema così delicato come il legame sentimentale ed erotico.

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