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London Boulevard: la recensione | CineZapping





Recensioni London Boulevard

Published on Giugno 13th, 2011 | by sally

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London Boulevard: la recensione

London Boulevard: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: Colin Farrell sempre perfetto nella parte del bel tenebroso alla ricerca di una via di fuga che possa essere onesta per riscattarlo totalmente.

3.5

Buon Film


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Dopo “Edge of Darkness“, William Monahan ha deciso di tornare in sala con “London Boulevard“, film che potremmo definire un mix tra il drammatico, il romantico, ma che contiene soprattutto molti ingredienti noir e si avvale di un ottimo cast.

London Boulevard

London Boulevard | filmakersmagazine

Tratto dal romanzo di Ken Bruen, il film vede protagonista Mitchell (Colin Farrell), appena uscito di prigione ed intenzionato ad abbandonare una volta per tutte il suo vecchio mondo. Ritrovatosi fuori di galera, l’uomo deve cercare lavoro e viene ingaggiato per proteggere una famosa attrice, Charlotte (Keira Knightley) dai paparazzi. Charlotte conduce una vita da reclusa tra le quattro mura di casa, mentre fuori i paparazzi sono sempre in attesa di uno scoop. La donna vive insieme ad un altro attore, Jordan (David Thewlis) e passa le sue giornate a dipingere, cercando di dimenticare il mondo esterno. Come prevedibile, tra Charlotte e Mitchell scocca la scintilla, ma la vita passata dell’uomo è sempre in agguato: il crimine non può essere abbandonato facilmente e il boss Gant (Ray Winstone) mette gli occhi su Mitchell, cercando di portarlo a sé nel modo più persuasivo possibile. A leggere la trama di “London Boulevard” (vi ricorda per caso Sunset Boulevard?) si pensa immediatamente a “The Bodyguard“, ma Monahan (The Departed è anche opera sua), che in questo film è anche sceneggiatore e produttore, ci mette la giusta dose di romanticismo, senza troppa esagerazione e sdolcinatezza. Anche perché il fulcro della storia non è tanto la relazione che nasce tra i due protagonisti, ma è una voglia di riscatto che non riesce a trovare una via d’uscita. Il karma punisce e ci va giù pesante, se hai scelto una strada nella vita, sarà quella che seguirai per sempre; il discorso di fondo è proprio questo, ma con i dovuti elementi di contorno. Ambientato nei bassifondi londinesi intrisi di criminalità, “London Boulevard” ricorda moltissimo i film di Guy Ritchie, ma Monahan gioca un po’ di meno con l’azione, anche se questa non manca. Per quanto riguarda i dialoghi, il padrino di “The Snatch” rimane imbattibile, ma l’umorismo decisamente british che usa Monahan (che però è di Boston, quella negli USA) è piacevole da seguire, soprattutto se messo in bocca allo strafatto Thewlis. “London Boulevard” scorre piacevolmente, cattura l’attenzione dello spettatore, che segue passo per passo il tormento del personaggio di Colin Farrell, sempre perfetto nella parte del bel tenebroso alla ricerca di una via di fuga che possa essere onesta per riscattarlo totalmente. Ma si sa come va a finire, la libertà, se c’è, si paga a caro prezzo e bisogna sporcarsi le mani almeno una volta, prima di finire definitivamente fuori dal giro. La cosa diventa ancor più angosciante ed interessante per chi se ne sta a guardare, se ci mettiamo un crudelissimo boss gay che apprezza molto abusare dei suoi nemici e, volendo, anche dei suoi adepti. Passa in secondo piano, purtroppo, l’interpretazione di Keira Knightley, non tanto perché la sua performance abbia qualche pecca, quanto per il fatto che in realtà ha davvero poco spazio nella storia. Charlotte rimane una figura di contorno, un motivo per Mitchell per dare una svolta alla sua esistenza, la meta del viaggio, ma in questa storia non è parte attiva, si isola dai paparazzi e da tutte le persone che potrebbe avere attorno, di conseguenza il suo ruolo rimane limitato anche nel film. Complessivamente “London Boulevard” è un’opera del tutto apprezzabile, confezionata con una colonna sonora davvero interessante, che non passa inosservata, che si conclude in maniera forse scontata anche se ci sarebbe stata una soluzione ancor più prevedibile, (ma anche dovuta) sulle note di “The Green Fairy” dei Kasabian.

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