Recensioni

Published on 24 Gennaio, 2015 | by Erica Belluzzi

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Mr Turner: la recensione

Mr Turner: la recensione Erica Belluzzi
Voto CineZapping

Summary: Mike Leigh e Timothy Spall hanno creato un capolavoro.

4.5

Magistrale cast attoriale


User Rating: 4.7 (1 votes)

Parlando di Turner, il pluripremiato regista Mike Leigh e l’istrionico Timothy Spall hanno dipinto un capolavoro di luce e sentimento.

Mr. Turner è realizzato con tanta cura che potrebbe fungere anche da introduzione per chi volesse avvicinarsi alla vita e al genio di Joseph Mallord William Turner (1775-1851).
Il grande pittore britannico era, come ben si evince dal film, ossessionato dalla luce e dalle sue innumerevoli metamorfosi e variazioni nel corso delle ore e dei fenomeni naturali. Protagonista indiscussa dei suoi maestosi paesaggi marini e relitti di navi, essa diviene, nel suo lavoro più tardo, sempre più astratta e influente, unico elemento catalizzatore del quadro. Ma nella sua vita personale, Turner, impersonificato con una sgradevolezza magistrale da Spall, -non a caso premiato alla 67ª edizione del Festival di Cannes come migliore interpretazione maschile- è scevro da qualunque luminosità, e trova la sua controparte se non nel buio, nell’assenza di luce.

TURNER

Se il genio di Turner fu subito compreso (ma non sempre ammirato) dai contemporanei, Leigh sceglie di concentrarsi sugli ultimi venticinque anni di vita dell’artista, quando egli divenne ancora più conosciuto ed eccentrico. La devozione di Turner al padre malato è evidente, così come gli strani rapporti che intrattenne tutta la vita con le donne, croce e delizia della sua difficile relazione con gli altri.
Turner era basso, tarchiato, un uomo burbero di umili origini, figlio autodidatta di un barbiere da cui ereditò la laboriosità e la devozione al lavoro. In Mr. Turner, Leigh mostra come il pittore abbia preso dal padre un qual certo gusto borghese per il commercio, evidente nella sua manifesta predilezione per i quadri più acquistati.
Eccezionale è anche la prova vocale fornita da Stall: grugnisce, geme e parla a scatti, affascinando, cambiando completamente timbro e sonorità alla sua voce. C’è solo da augurarsi che l’importanza del dialetto originale del protagonista venga compresa dai doppiatori italiani, e non ci si trovi un’altra volta di fronte a una vera e propria tragedia di doppiaggio, come è avvenuto recentemente con Her di Spike Jonze, in cui la traduzione italiana non ha saputo rendere giustizia della melliflua e più che sensuale voce della Johansson.
La scelta del cast si è rivelata prodigiosa. Dorothy Atkinson genera simpatia nel ruolo della schiva Hannah Danby, governante devota di Turner, mentre Marion Bailey veste perfettamente i panni di Sophia Booth, vedova con cui il protagonista condividerà un rifugio in riva al mare fino alla morte. Paul Jesson eccelle nel ruolo di padre, l’amore reciproco e la devozione tra questi due personaggi è resa in maniera pura e autentica.
Leigh, con l’aiuto del direttore della fotografia Dick Pope, crea una scenografia capace di mostrare da dove Turner traesse l’ispirazione per alcune delle sue opere.
In questo senso, l’intero film, è una gioia per gli occhi.
Pare che Leigh sia perfettamente riuscito a trasferire sul grande schermo quella luminosità e bellezza delle tele di Turner, che da sempre meravigliano gli spettatori di tutto il mondo.

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