Recensioni Serena Rossi

Published on Aprile 28th, 2021 | by sally

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Recensioni cult: Ammore e Malavita dei Manetti Bros.

Recensioni cult: Ammore e Malavita dei Manetti Bros. sally
Voto CineZapping

Summary: Un musical all’italiana ricco di emozioni, citazioni, divertimento e originalità.

4

Divertente e coinvolgente


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Non importa se non ti piacciono i musical e se non sopporti la musica neomelodica, amerai comunque “Ammore e Malavita”. I Manetti Bros. si erano concentrati già sul capoluogo partenopeo con “Song’ e napule”, portando a casa due David di Donatello per il miglior musicista e la migliore canzone originale – più quattro nastri d’argento, tra cui quello per miglior canzone originale e quello per la migliore colonna sonora. E visto che il punto di forza erano state proprio le musiche, perché non pensare a un musical per davvero? “Ammore e malavita” è una sorta di “Gomorra” in versione in musical, senza escludere le tinte comiche. Dopotutto, squadra (e formula) che vince, non si cambia.

Uscito nel 2017, il film ha ottenuto moltissime candidature, vincendo 5 David di Donatello, 2 Nastri d’Argento, 5 Ciak d’oro, un Globo d’oro. Dulcis in fundo, si è aggiudicato il Premio Pasinetti per il miglior film e quello ai migliori attori per il cast alla Mostra del Cinema di Venezia, dove c’è stato spazio anche per la Menzione speciale al Premio Soundtrack Stars per le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi Premio e il premio La Pellicola d’Oro per il migliore direttore di una produzione italiana in concorso a Daniele Spinozzi.

Con “Ammore e Malavita” i fratelli Manetti sono riusciti a creare un mix di generi perfettamente equilibrato, brillante, divertente e mai banale, nemmeno quando gioca sui cliché, trattandoli con approccio caricaturale. Come anticipato, il film è una sorta di “Gomorra” in musical e prende anche in giro i numerosi turisti che, a seguito dell’uscita del film ma soprattutto della serie basati sul libro di Roberto Saviano, si sono aggirati per le strade di Scampia in cerca del brivido. Gli stereotipi, del cinema ma in particolar modo della narrazione a cui rimane indissolubilmente legata la città di Napoli, diventano allo stesso tempo l’elemento centrale della storia ma anche l’elemento da smantellare, con una forte dose di ironia. Il tutto, avvalendosi di un cast d’eccezione che conferma, ancora una volta, di quanto nel cinema italiano il potenziale di molti attori finisca nelle mani sbagliate.


Ammore e malavita Giampaolo morelli

Siamo nel centro di Napoli e il boss della camorra Don Vincenzo Strozzalone (Carlo Buccirosso) finisce al centro di un agguato da parte di una banda rivale. Insieme alla moglie Maria (Claudia Gerini), capisce di aver fatto ormai il suo tempo, di essere stanco di fare il boss camorrista e si sente pronto a ricominciare altrove. Maria, che è una grandissima appassionata di cinema, si ispira ad alcuni dei suoi film preferiti per mettere in atto un piano e convincere tutti che il marito sia morto, per poter fuggire con lui il più lontano possibile. Per far sì che il piano funzioni, la coppia cerca l’appoggio dei due fidati sicari Ciro (Giampaolo Morelli) e Rosario (Raiz). Tutto sembra filare liscio, fino al punto in cui subentra involontariamente la figura di Fatima (Serena Rossi), il primo e unico amore di Ciro. Da qui, inizia una serie di imprevisti, tradimenti e situazioni che portano i protagonisti a lottare per la sopravvivenza. Tra musiche neomelodicizzate e sempre brillanti (vedi la rivistazione di “What a feeling”), e un tocco pulp, “Ammore e malavita” scorre per oltre due ore a ritmo serrato.

I Manetti Bros. hanno delineato molto bene il carattere di ogni singolo personaggio, inclusi quelli secondari, basandosi proprio su tutti i cliché del cinema legato al crimine e in particolari al filone “Gomorra”, che ha ottenuto enorme successo anche all’estero. L’intero film è inevitabilmente intriso di citazionismo, non solo quello della tradizione classica napoletana, ma anche il cinema americano, la tv italiana e un mix di generi musicali. L’impronta è fortemente pop e, nonostante la grande varietà di personaggi, la lunghezza della storia e una trama che a tratti sarebbe potuta risultare troppo contorta per un musical, il risultato è davvero incredibile. Quello del film musicale è tendenzialmente un genere sottovalutato in Italia e che spesso è ritenuto noioso. In questo caso, l’alternanza musicale non appare mai di troppo e attraverso i testi, tutte le sfumature delle emozioni dei protagonisti vengono raccontate in maniera più dettagliata, e con un pathos e un’intensità – ad altissimo tasso di neomelodicità – che i semplici dialoghi non avrebbero potuto garantire. “Ammore e malavita” ha segnato senza dubbio un punto di svolta nel lavoro dei fratelli Manetti, evidentemente molto ispirati. Da loro, adesso, aspettiamo di vedere l’adattamento di “Diabolik” con Luca Marinelli e Miriam Leone, posticipato proprio al 2021.

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