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Published on ottobre 7th, 2017 | by Elide Messineo

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Recensioni cult: Quarto potere di Orson Welles

Recensioni cult: Quarto potere di Orson Welles Elide Messineo
Voto CineZapping

Summary: Può l'uomo più potente del mondo essere anche il più solo di tutti?

5

Imperdibile


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Quando “Quarto potere” (Citizen Kane) uscì nel lontano 1941 non venne di certo considerato il capolavoro che è oggi, ma è questo quello che accade quando ci sono drastici cambiamenti all’orizzonte.

Con questa opera Orson Welles ha infatti influenzato tutto il cinema a venire e ne ha cambiato i canoni. La storia di “Quarto potere” inoltre era stata boicottata dal magnate William Randolph Hearst, al quale si ispirava: sia la scelta di boicottare il film che le modalità con cui lo fece, confermarono che Hearst era stato fedelmente rappresentato dal regista. “Quarto potere” è un’opera importante nella filmografia di Welles perché il regista, allora appena venticinquenne, ebbe piena libertà decisionale, cosa particolarmente insolita. E non mancano i riferimenti autobiografici, ovviamente.

Lo stesso Orson Welles dà vita e volto a Charles Foster Kane, il protagonista della vicenda. Ribaltando i canoni che avevano contraddistinto il cinema dell’epoca (che stava vivendo la sua “golden age” hollywoodiana), il film inizia con la morte del protagonista. “Quarto potere” si sviluppa con un’analisi della vita di Kane a colpi di flashback, portata avanti dalla curiosità di un giornalista, Jerry Thompson (William Alland). Il film è pieno zeppo di indizi e simboli sulla vita del magnate, per molti aspetti simile a quella del vero William Randolph Hearst, inclusa Candalù (Xanadu), la maestosa fortezza nella quale Kane vive gli ultimi istanti della sua vita. Che sono anche i più intimi, l’imprenditore prima di morire pronuncia una sola parola: Rosabella (Rosebud, nella versione originale), motivo da cui si sviluppa poi tutta l’indagine.



In un percorso a ritroso, come un puzzle da ricostruire come quelli che fa la seconda moglie di Kane, Orson Welles ci porta nella vita di un uomo nato nella povertà e poi destinato alle più grandi cose. Charles Foster Kane è circondato da molte persone ma non riesce ad avere un approccio emotivo con loro, manca di empatia e di interesse profondo verso ciò è al di fuori di lui. Da un piccolo giornalino riesce a diventare uno degli uomini più ricchi e potenti al mondo, tanto che la stampa assume una diversa rilevanza ed tramite essa Kane è in grado di manipolare l’opinione pubblica. Questo lo sappiamo molto bene oggi e lo sapeva Hearst, che sfruttò i suoi giornali per boicottare il film, ma nel ’41 non era così ovvio e sicuramente era una provocazione non da poco. Tutto ha avuto inizio in una miniera d’oro in Colorado, la povera madre di Charles decise di garantire un futuro migliore al figlio, affidandolo al banchiere Walter Parks Thatcher. In una vita piena di eccessi, vissuta all’interno di una villa enorme piena di oggetti dal valore inestimabile collezionati da ogni parte del mondo, c’è solo un dettaglio che sfugge a tutti, il più intimo della vita di Charles Kane. Un uomo che aveva avuto tutto ma che aveva convissuto con il peso dell’assenza più grande, quella della famiglia, racchiusa nell’immagine di uno slittino, “Rosebud“, quello con cui stava giocando nel momento in cui è stato definitivamente costretto ad affrontare un’altra esistenza, lontana dalle nevi del Colorado e destinata a grandi cose. Orson Welles non si fa problemi a mettere in mostra la frustrazione di un uomo irrequieto, incapace di gestire i propri sentimenti, Kane ha tutto ma non è mai soddisfatto. Chi non ha in mano un potere così grande non ha in realtà molto da invidiare al Kane di turno, la solitudine non seleziona per fasce di reddito e i traumi non svaniscono al suono delle monete.

In “Quarto Potere“, quindi, Orson Welles racconta la vita di un uomo utilizzando le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto ma dimostra che nessuno di loro, nemmeno la persona più intimamente legata a Charles, lo ha conosciuto per davvero. Emblematica è la scena finale, con un ammasso di beni preziosissimi da catalogare e Thompson ormai stremato: il giornalista si arrende, non ha scoperto il significato di “Rosabella” eppure ce l’ha sotto il naso. Come ultimo smacco per una vita trascorsa nel mondo eppure così solo, lo slittino di Kane, che è sempre stato parte integrante del suo mondo, finisce nel fuoco. Un’intera esistenza perde tutto il suo valore senza che nessuno, al di là di Kane, ormai scomparso, ne sia consapevole. Secondo alcuni Welles ha voluto rappresentare a suo modo un’America in declino, accecata da una ricchezza crescente a seguito della ripresa economica. Le interpretazioni potrebbero essere molteplici, certo è che “Quarto potere” ha influenzato il cinema successivo ed è stato fonte di ispirazione per numerose opere (o gag). Anche a livello tecnico le decisioni del regista appaiono impeccabili. Dall’utilizzo delle luci – quasi mai dal risultato naturale – fino alla stesura di una sceneggiatura così datata e che invece anche nel 2017 sembra incredibilmente attuale.

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