Recensioni

Published on settembre 14th, 2018 | by sally

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Sulla mia pelle: perché guardare il film su Stefano Cucchi è importante

“Sulla mia pelle” sta facendo molto parlare di sé in questi giorni, quello della morte di Stefano Cucchi è uno dei casi giudiziari italiani più discussi degli ultimi anni.

Stefano se ne andava nel 2009, il 22 ottobre, dopo giorni di agonia in cui non ha potuto nemmeno vedere i suoi familiari. Stefano Cucchi è stato arrestato il 15 ottobre 2009 e accusato di spaccio e detenzione, processato per direttissima il giorno successivo. Al momento dell’arresto non erano presenti ferite sul corpo di Cucchi, arrivato in aula con il volto tumefatto, zoppicante e con difficoltà nel parlare. Il 22 ottobre 2009 la famiglia di Stefano, dopo i numerosi tentativi di incontrarlo, ha avuto notizie del figlio solo quando gli è stata notificata l’autorizzazione per l’autopsia. Da allora Ilaria Cucchi si è batte per avere giustizia, per il fratello e per le centinaia di persone che purtroppo ogni anno subiscono la stessa sorte.


Ma quando la smetterete de raccontà ‘sta fregnaccia delle scale?

Quanno le scale smetteranno de menacce.


Il film, prodotto da Netflix, è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, ottenendo subito un ottimo riscontro di critica. L’argomento trattato è estremamente delicato ed è stato affidato ad Alessio Cremonini, che ha esordito nel migliore dei modi. “Sulla mia pelle” racconta gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi senza mai addentrarsi in giudizi, eppure rivelandosi una visione estremamente dolorosa. E dovuta. Guardare un film come questo diventa una questione di (buon) senso civico, non bisogna distogliere lo sguardo da ingiustizie gravissime come quelle subite da Stefano. Perché domani potrebbe toccare a noi o a uno dei nostri cari e non ci sarebbe nessuna tutela da parte di istituzioni scorrette e omertose.

“Sulla mia pelle” si avvale di un’interpretazione magistrale di Alessio Borghi, in grado di trasportarci all’interno della cella e trasmettere tutto il dolore del protagonista. Una visione intensa e dolorosa quasi anche a livello fisico. Un’ulteriore conferma del fatto che Borghi sia tra i migliori attori italiani attualmente in circolazione, capace di calarsi nella parte con indiscutibile bravura, rendendosi così simile a Stefano Cucchi da far venire i brividi. Il film è il frutto di un lavoro evidentemente meticoloso da parte di Cremonini, che ha dovuto trattarlo con le pinze: a processo ancora aperto, è riuscito a riconsegnare al pubblico un prodotto che guarda alla vicenda con grande delicatezza e rispetto, senza mistificazioni e soprattutto senza mitizzare la figura di Cucchi. “Sulla mia pelle” diventa così simbolo di una delle centinaia di storie che ogni anno accadono all’interno delle carceri italiane: storie ingiuste, amare, in cui gli abusi prendono il sopravvento e le responsabilità vengono a mancare. Proprio come sono mancate nella storia di Stefano Cucchi, lasciato a consumarsi in agonia, come se la sua vita non valesse nulla. La bravura di Alessio Cremonini – che ci ha risparmiato il momento in cui le violenze sono avvenute – e del cast intero, è stata quella di non strumentalizzare una vicenda così importante ma di valorizzarla, renderla una ricostruzione attenta che sappia parlare al pubblico, risvegliarne la coscienza, che sappia arrivare forte come un pugno dello stomaco, far tremare di rabbia per ricordarci che in questo Paese c’è ancora tanto da cambiare. Questo è il cinema italiano di cui abbiamo bisogno, impegnato e coraggioso. Borghi e Cremonini hanno restituito a Stefano Cucchi la dignità che gli era stata tolta.

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