Curiosità

Published on agosto 1st, 2017 | by Elide Messineo

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Oggetti di scena che sono diventati icone nei film cult

Ci sono degli oggetti che nel mondo del cinema sono diventati delle vere e proprie icone, ne abbiamo già parlato tempo fa proponendovi un quiz per vedere se riuscivate a indovinarli tutti, ma su Thrillist.com è apparsa una classifica che mette insieme i 100 più celebri.

L’introduzione chiarisce che alcuni oggetti, seppure iconici, sono stati fatti fuori dalla classifica per cercare di mantenerla sintetica, anche se 100 non è proprio il massimo della sintesi. Non c’è la lampada del genio di “Aladdin” perché è un film d’animazione, non c’è la maschera di Jason della saga horror di “Venerdì 13” ma c’è molto altro. E oltre agli oggetti, c’è anche la storia che sta dietro alla loro scoperta e la decisione di piazzarli sul set. Per esempio, alla posizione #100 troviamo la palla da bowling di “Kingpin“, film dei fratelli Farrelly, con protagonista Bill Murray, seguita dalla spilla di “Hunger Games“. Ci occuperemo direttamente della top 10 ma se volete dare un’occhiata alla lista completa, la trovate qui.

10 – La lampada a forma di gamba – Una storia di Natale (1983)

Reuben Freed, il designer che si è occupato del film, ha raccontato nel 2013 che l’idea della lampada è opera di Jean Shepherd. Sosteneva che doveva essere fatta in dimensioni reali, grande abbastanza da essere vista anche da fuori la finestra.

9 – L’osso – 2001: Odissea nello spazio (1968)

Lo scrittore Arthur C. Clarke ha raccontato che l’idea della leggendaria scena della scimmia con l’osso è venuta a lui e a Stanley Kubrick mentre si trovavano a Londra. Il regista teneva un manico di scopa in mano e per scherzo aveva iniziato ad agitarlo per aria. La scena in seguito fu girata appena fuori dallo studio, con tutti i bus di Londra che passavano sotto.

8 – Il cuore dell’oceano – Titanic (1997)

La collana indossata da Kate Winslet probabilmente è stata tra i gioielli più richiesti nell’anno in cui “Titanic” arrivò nelle sale e sicuramente anche in seguito. “Il cuore dell’oceano” non è mai esistito ma è stato creato in modo tale che fosse quanto più credibile all’interno del film ed è stato disegnato ispirandosi ad altri celebri gioielli appartenuti a personaggi del calibro di Maria Antonietta. Tranquilli, quello gettato in acqua era ovviamente un fac simile.

7 – L’origami a forma di unicorno – Blade Runner (1982)

L’art director David Snyder ha raccontato di aver saputo che Terry E. Lewis aveva commissionato gli origami a forma di unicorno. Ne arrivò una scatola piena, ne conteneva circa una dozzina ed erano fragilissimi, l’idea iniziale era quella di farli realizzare con le carte delle chewingum ma sarebbero stati ancor più fragili. Nel film l’unicorno ha un valore fortemente simbolico.

6 – Wilson – Cast Away  (2000)

Oltre che un oggetto di scena memorabile, probabilmente quella di Wilson è stata la mossa di product placement più riuscita nella storia del cinema. Tutto è partito quando William Broyles Jr. ha trovato una palla da pallavolo in Messico. In seguito uno psicologo aveva raccontato che le persone quando si sentono sole o isolate tendono a parlare con oggetti inanimati perché non sopportano il peso della solitudine e venne in mente l’idea che ormai tutti conoscete. In realtà all’inizio la Wilson – che produce i palloni – non era stata coinvolta, il nome era già presente nello script e la compagnia aveva detto di non voler prendere parte al film. Quando si seppe che c’era di mezzo un attore premio Oscar, una donna si decise a far produrre 20 palle con l’impronta della mano di Tom Hanks. 20 palloni avrebbero potuto sopravvivere difficilmente a tutto il periodo delle riprese, anche per via dell’umidità delle Fiji, praticamente venivano trattati come delle star.

5 – La statuetta – Il mistero del falco (1941)

Lo scrittore Bryan Burrough sostiene che il regista John Houston fosse direttamente coinvolto nella commissione della scultura. Fu assegnata ad un artista per la cifra di 75$. In qualche modo la storia del film si intreccia con quella della morte di Elizabeth Short, nota come Black Dhalia (viene raccontata anche in “American Horror Story”). Il regista frequentava un giro di artisti, tra i quali il surrealista Man Ray, e del quale faceva parte anche il Dr. George Hodel, sospettato di essere l’assassino dello Short. Uno dei più cari amici di Hodel era Fred Sexton, che pare sia l’artista ingaggiato da John Houston per realizzare la statuetta. La teoria di Steve Hodel, figlio di George, è che suo padre abbia ucciso Elizabeth Short e che avesse un complice per i suoi crimini: Sexton.

4 – L’hoverboard – Ritorno al futuro parte II (1989)

John Bell, che si occupava degli effetti visivi, ha raccontato di aver saputo che il secondo episodio di “Ritorno al futuro” sarebbe stato ambientato nel 2015, che ci sarebbe stata una cosa chiamata hoverboard e lui si sarebbe dovuto inventare qualcosa a riguardo. Il regista Robert Zemeckis nel frattempo era impegnato con le riprese di “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” e solo dopo qualche tempo ebbe modo di visionare le proposte. Nel 1988, due anni dopo la stesura dei progetti, iniziarono i lavori effettivi, che comportarono una serie di modifiche, soprattutto nella forma – sempre troppo ingombrante – cercando di immedesimarsi nei giovani del 2015 e arrivando al risultato che tutti oggi conosciamo.

3 – La testa di cavallo – Il padrino (1972)

Il produttore Al Ruddy ha raccontato che per girare la celeberrima scena, Francis Ford Coppola aveva ricevuto delle teste impagliate, recuperate dai set dei film western. Erano così vecchie che si erano rovinate, così il regista decise di andare direttamente al macello a prenderne una. Il povero cavallo aveva avuto un enfisema, quindi sarebbe stato comunque soppresso e il cavallo mostrato nel film era molto simile a quello “decapitato”. Ruddy ha raccontato anche che l’attore John Marley era fastidioso e si lamentava continuamente quando era sul set, perciò quando arrivò la testa di cavallo lui non sapeva cosa ci fosse dentro la grande scatola. Quando la testa è stata scoperta e posizionata sul set, Marley è quasi svenuto. Il peggio è arrivato quando alla testa sul letto è stato aggiunto il sangue finto e l’attore non si voleva avvicinare, avrebbe dovuto toccarlo con le gambe ma continuava a rifiutarsi e urlare ma a quel punto sul set ridevano tutti, Francis Ford Coppola urlava come un pazzo per finire di girare la scena. John Marley, una volta terminato l’incubo, non si è più fatto vedere sul set per l’intera giornata. Tutto autentico, altro che recitazione!

2 – Rosebud – Quarto potere (1941)

L’iconico slittino “Rosebud” è stato costruito in tre modelli fatti di balsa, due di essi sono andati bruciati sul set. La terza fu acquistata all’asta da Steven Spielberg. In Italiano la parola “Rosebud” è stata tradotta con “Rosabella”, è l’ultima pronunciata dal protagonista. Orson Welles ha spiegato il significato del suo film e le sfaccettature della personalità di Kane, racconta anche del giornalista che incontra tutte le persone a lui vicine per scoprire chi sia Rosebud ma nessuno l’ha mai sentita nominare, poi si viene a scoprire cosa rappresenti davvero per il protagonista. Nella sua semplicità, lo slittino gli ricorda una fase felice e spensierata della sua vita e l’amore per la madre.

1 – Le spade laser – Star Wars (1977)

Non che abbiano bisogno di tante presentazioni, le spade laser (lightsaber) sono uno degli oggetti-feticcio più amati dai fan della saga di “Star Wars“. Roger Christian, set decorator, ha dichiarato che dopo aver visto le illustrazioni di Ralph McQuarrie e le descrizioni di George Lucas aveva già capito che sarebbero diventate quelle il simbolo del film. Costruirle non è stato facile perché non è riuscito a trovare subito qualcosa che andasse bene al regista. Un giorno, nella completa disperazione, ha messo due pezzi di telecamera insieme con la supercolla, poi aveva bisogno di alcune lenti da attaccare al binocolo di Luke ed è andato in un negozio di Londra in cui si riforniva la produzione. Ha chiesto al proprietario se avesse qualcosa di interessante che potesse sembrare il manico di un’arma. Il proprietario gli mostrò delle scatole piene di polvere, quando prese la prima in mano “fu come trovare il Santo Graal”. Tornato sul set, si è messo subito al lavoro e poi ha mostrato tutto a George Lucas, che ha risposto con un sorriso di approvazione. Il tutto per un costo di circa 12 dollari.

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