Recensioni 13 assassini

Published on Giugno 16th, 2011 | by alessandro ludovisi

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13 Assassini: recensione in anteprima

13 Assassini: recensione in anteprima alessandro ludovisi
Voto CineZapping

Summary: 13 Assassini però non è uno splatter, è una pellicola che parla di coraggio, di onore con grande attenzione al codice dei samurai.

3.5

Buon Film


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Nella sala proiezioni del Cinema Anica di Roma si è tenuta quest’oggi l’anteprima del film “13 Assassini” del regista e produttore cinematografico giapponese Takashi Miike.  La pellicola, remake di Jusan-nin no shikaku del 1963 diretto da Eichi Kudo, è un film Jidaigeki (film storico sui samurai) ambientato circa 100 anni prima del disastro atomico che ha colpito le città di Hiroshima e Nagasaki. Il Giappone feudale è minacciato dall’ascesa al potere del crudele Naritsugu (interpretato da Goro Inagaki) , fratello dello shogun e per questo circondato da un alone di immunità. Tra violenze gratuite, omicidi, stupri e mutilazioni femminili (assolutamente atroce e toccante una scena con protagonista una ragazza senza braccia e piedi, amputati solo per divertimento da Naritsugu) la situazione è ormai insostenibile. L’onorevole Doi ( Mikijiro Hira) , alto ufficiale al servizio dello shogun, chiede aiuto al samurai  Shinzaemon Shimada (Koji Yakusho) per assassinare Naritsugu. Shinzaemon, senza esitare, accetta e recluta un gruppo di samurai, tra cui il nipote Shinrokuro (un “samurai” annoiato con il vizio del gioco d’azzardo). L’obiettivo è eliminare Naritsugu nel ritorno dalla visita annuale alla capitale Edo.

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13 Assassini

Dopo settimane di intenso allenamento, i nostri “assassini” partono per la missione dove subiscono una imboscata che li convince a cambiare percorso e ad inoltrarsi per una fitta boscaglia, dove faranno amicizia, arruolandolo, con Koyata, un giovane e grezzo montanaro. Ora sono 13 ma sempre in netta inferiorità numerica rispetto all’esercito di Naritsugu. Il fratello dello shogun è infatti fedelmente difeso da un manipolo di sanguinari soldati guidati dallo spietato Hanbei nemico di Shinzaemon Shimada. Shinzaemon e i suoi uomini non si tirano indietro e convinti di portare a termine la missione, anche a costo della vita, prendono possesso di un villaggio in cui si svolgerà una  gigantesca e sanguinosa battaglia. Takashi Miike è ormai riconosciuto come uno dei cineasti più talentuosi e prolifici del cinema mondiale. Diventato celebre soprattutto per la trilogia “Dead or Alive” (“Dead or Alive” del 1999, “Dead or Alive 2: Birds” del 2000 e “Dead or Alive: Final”, del 2002) può essere considerato il Quentin Tarantino d’Oriente. Proprio il regista di Knoxville è stato diretto da Takashi Miike nel film “Sukiyaki Western Django” del 2007. Takashi invece è apparso in un cameo nel film “Hostel” (prodotto da Quentin Tarantino) e diretto da Eli Roth, nel 2005. Lo stile di Miike è ormai consolidato e riconosciuto  ma non smette di far discutere. Accusato di misoginia, in quasi tutti i suoi film sono previste perversioni sessuali, sodomie e stupri (anche in 13 Assassini non si smentirà).

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13 Assassini

13 Assassini però non è uno splatter, è una pellicola che parla di coraggio, di onore con grande attenzione al codice dei samurai. La prima parte del film è di presentazione. Dalle angherie di Naritsugu alla scelta degli uomini da parte di Shinzaemon fino al periodo di addestramento con inizio del viaggio. Nella seconda parte il film “esplode” letteralmente. Un piccolo villaggio diventa sede di una battaglia epica stile Termopili (pochi contro tanti) con duelli di spada, frecce scagliate a ripetizione, case che esplodono e tori ( a cui viene incendiato il mantello) lanciati a tutta velocità verso gli uomini di Naritsugu, letteralmente schiacciati dalla furia bovina. In attesa dell’uscita del film, il 24 giugno in Italia, vi lasciamo con alcune “note di “regia” di Takashi Miike. Come abbiamo già detto “13 Assassini” è il remake della pellicola in bianco e nero di Kudo datata 1963. A tal proposito Miike si è così espresso:

Quando faccio un film, non prendo mai dei film simili come riferimento. La cosa più importante quando si fa il remake di un classico è quanto si rispetta l’originale. Non ero interessato a lasciare una firma riconoscibile proprio perché ho rispetto per l’originale. Non ho mai veramente cercato di forzare la mia personalità su un film. La mia filosofia come regista è sempre stata quella di lasciare da parte il mio ego e cercare di provar piacere nel fare un film.

Non ci sono fonti che documentino la veridicità storica della battaglia ma Miike non ha dubbi sul coraggio dei samurai:

Sono convinto che i samurai non avevano paura a rischiare la vita e combattevano i nemici indipendentemente dal numero di questi. Il piacere di girare un film Jidaigeki è che i personaggi possono compiere in una sola notte ciò che in un dramma contemporaneo richiederebbe cento giorni…Cerco sempre di trovare dei temi universali quando faccio un film Jidaigeki. L’amore genera vendetta e la giustizia genera violenza.

Molto interessante il pensiero di Miike sulle scene di combattimento con le spade:

Le scene di combattimento di spada sono sempre scene d’amore. Senza l’amore fraterno non si potrebbero girare delle scene di combattimento così violente. Naturalmente ho lavorato scena per scena con il coreografo delle battaglie. Anche questo è amore. Le scenografie hanno fomentato lo spirito di battaglia degli attori.

Appuntamento al 24 giugno al cinema.

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