Recensioni

Published on aprile 21st, 2012 | by ila

15

“Bel Ami”: la recensione

“Bel Ami”: la recensione ila
Voto CineZapping

Summary:

3

Buon Film


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Parigi; fine Ottocento. Il giovane Georges Duroy (Robert Pattinson), reduce da una deludente campagna militare in Algeria, inizia a lavorare come dipendente delle ferrovie. Solo, povero e pieno di invidia e di amarezza per i ricchi borghesi, incontra per caso l’ex commilitone Charles Forestier, che lo invita a casa sua per offrirgli un pasto decente e introdurlo alle conoscenze del giornale politico per cui lavora. Qui conosce la moglie di Forestier, la colta e intelligente Madeleine (Uma Thurman), che finirà per sposare, la giovane e frizzante Clotilde de Marelle (Christina Ricci), la prima amante che mai lascerà, e la più attempata Virginie Walters (Kristin Scott Thomas), fino a quel momento moglie fedele del direttore del giornale. Privo di scrupoli e di talento, Duroy imparerà che le persone più influenti della ricca società parigina non sono gli uomini, ma le loro mogli e, ormai soprannominato “Bel Ami”, sfrutterà il proprio potere seduttivo per diventare un uomo ricco e potente.

I due registi di teatro Declan Donnellan e Nick Ormerod esordiscono sul grande schermo con una versione del famoso romanzo realista di Guy de Maupassant dalle sfumature molto patinate e teatrali, ma sostanzialmente godibili. A partire da quell’intro buio e funesto che ci introduce Georges Duroy/Robert Pattinson sulla sgangherata seggiola di una squallida stanza, mentre fissa un piatto vuoto ornato da un pezzo di pane raffermo e si ricorda di quando un attimo prima, immobile sulla strada piovosa, guardava all’interno di una grande vetrina la ricca società divertirsi, bere e mangiare. Una messa in scena pulita, ma forse troppo pudica, troppo trattenuta, che concede più spazio all’ellissi e alla metafora piuttosto che alla verità della visione. Quasi kafkiana quell’immagine di lui che con le lacrime agli occhi prende a scarpate uno scarafaggio: metafora del suo stesso senso di inadeguatezza sociale, quell’essere povero che lo ripugna e che pesa su di lui come un macigno. Messa in scena che poco o niente concede alle importanti vicende politico-storiche del periodo, appena svogliatamente sfiorate; eppure, ben capace di trasmettere la fissazione del protagonista, che è disposto a rinunciare a tutto, ai valori certo, ma forse anche alla felicità, pur di diventare ricco. E quel gesto, sublime, di raccattare dal tavolo le poche monete rimaste, per darle qualche passo dopo in elemosina a un pezzente, racchiude tutta la sua essenza: l’ossessione di diventare un borghese, un’idea che lo seduce in modo martellante e finisce per possederne ogni pensiero, ogni lembo di carne.

Reso famoso da Edward Cullen nella saga di “Twilight”, questa volta Robert Pattinson presta corpo e volto a un eroe piuttosto antipatico, diciamocelo. Perché come si fa ad amare qualcuno che non cambia? Qualcuno che non impara dal passato, non impara dagli errori, non impara dalle persone che frequenta, non impara né a scrivere dignitosamente né a parlare in modo anche solo minimamente opportuno. Insomma, non impara. “Bel Ami” è un ragazzo fondamentalmente ignorante, desideroso di entrare nella società borghese semplicemente per goderne i soldi, non certo per imparare a destreggiarsi tra partite di pocker e discorsi politici, che non fanno altro che annoiarlo mortalmente. Quando il codice vorrebbe da lui una piccola frase di corteggiamento velato, davanti a una Virginie che a stento contiene la sua “fame”, Georges riesce a dire quanto di più brutto e fuori luogo potesse osare: “volete assaggiare una delle mie pere?”. Conosce alti e bassi solo apparentemente: passa dai pantaloni sgualciti agli abiti di seta, dalle fredde panchine delle bettole dove spende le notti a ubriacarsi ai letti morbidi e bianchi di stanze lussuose, da un nome proletario a uno dalle altisonanti inflessioni nobiliari; ma la sua anima non ne viene in alcun modo scalfita. In questo senso la scelta di Robert Pattinson non poteva essere più appropriata: da vampiro a involucro senz’anima il passo non è poi così lungo. Tanto più che qualcosa del vampiro Edward rimane addosso anche al francese Georges: viso perennemente pallido e dotato di occhiaie poco rassicuranti, vestiti neri, gelida sensualità.


A onor del vero, il giovane inglese ha saputo vestire il ruolo del Bel Ami in un modo che, se non brillante, è comunque apprezzabile. Parzialmente in accordo col romanzo di Maupassant, in fondo non doveva emergere poi molto da Georges Duroy: Pattinson doveva semplicemente essere bello – e qui ci siamo – e arrabbiato. Quindi non c’è da stupirsi che l’attore abbia mostrato per quasi tutta la durata della storia uno sguardo cupo e un broncio serrato, in qualsiasi situazione si trovasse; ad eccezione di un paio di scene davanti allo specchio quando il lascivo compiacimento di vedersi ben vestito è stato reso con un sorrisetto nervoso – ma si può scusare, perché il sorriso non è certo il suo punto di forza –. Un solo peccato vero: quello di avere dato al suo Bel Ami una sfumatura molto diabolica (che raggiunge il culmine con la tentata seduzione di Virginie dentro a una chiesa), ma poco sensuale. Ecco, la sensualità: la capacità, più innata che pianificata, di generare desiderio, sussulti e brividi di cui pentirsi, di regalare tensioni emotive e risposte fisiche inconsce e incontrollabili. È qualcosa di sottile, la seduzione. Una sottigliezza di cui il Bel Ami di Robert Pattinson non è dotato, e neppure le sue donne. Gli incontri amorosi sono freddi, macchinosi, forse fin troppo casti; non regalano un sorriso, una lacrima, un gemito. L’amore diventa nelle mani dei due registi puro utilizzo: Georges usa le donne per la sua arrampicata sociale, le donne usano Georges perché giovane, bello e apparentemente insaziabile.


 Robert Pattinson nei panni dello spregiudicato tombeur de femmes è piacevole, certo non convince, ma alla fine a noi spettatori tocca crederci sulla parola. Ha comunque avuto il merito di reggere la storia sulla sua sola performance, dato lo scarso brio delle tre presenze femminili: una Uma Thurman sempre più scialba, una Kristin Scott Thomas troppo lontana dalla bravura a cui ci ha abituati e una Christina Ricci sicuramente più nel ruolo rispetto alle altre, ma incapace di lasciare un segno. Emerge una visione del “Bel Ami” piuttosto impoverita, ma comunque sufficiente: sufficiente a dare una rinnovata credibilità cinematografica all’antieroe di Maupassant, tenuto in vita solo dalla determinazione rabbiosa con cui trapela la sua rivalsa; sufficiente a restituirci l’atmosfera di un’epoca avida e voluttuosa, in cui le donne avevano ancora una forte influenza sul mondo.

Voto:

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15 Responses to “Bel Ami”: la recensione

  1. renee says:

    Toh…finalmente una critica su Bel Ami oggettiva, che ha colto dalla pellicola più o meno anche le mie impressioni e non solo, come sempre è accaduto finora, rivolta a denigrare Pattinson e ad esaltare le gentili coprotagoniste.
    Se posso aggiungere qualcosa, forse per far rendere il personaggio di Duroy più credibile, avrei aggiunto i baffi (li portavano proprio tutti) e una spavalderia e crudeltà più incisive.
    Alla fine del film infatti, non si avvertiva quasi la macchinazione di lui nel fregare la figlia della povera (si fa per dire) Virginie e raggiungere così l’olimpo del potere e della ricchezza.
    Geniale poi secondo me, la tattica della sceneggiatura nel mostrare una scena forte di sesso fin dall’inizio per appagare i pruriginosi facendo crescere le aspettative per il resto della pellicola e poi non mostrare altro che pudiche scene per non far sconfinare il film nel cattivo gusto e nella volgarità e puntare l’attenzione sulla storia vera e propria.
    Si vedono così tante ciofeche al cinema, che leggere critiche denigratorie su un prodotto come questo mi sembra proprio un’eresia.

  2. Alexandra Borgia says:

    La cosa snervante di tutte le critiche, a parte qualcuna che si è distinta per aver messo in luce un problema di invidia, morboso attacco verso la figura di Pattinson, sia come attore, sia come persona,….è questo continuo riciclamento della parola Twilight. Duroy era un vampiro delle sottane…ma molto diverso dall’Edward nobile della saga. I suoi sguardi erano diversi, nulla del nosferatu vegetariano è ravvisabile nel personaggio di George. Come fate a trovare tutte le volte questi assurdi paragoni davvero non saprei. È come se parlare di Twilight fosse una regola da rispettare. Il sorriso di Robert. Come fate a dire che non è il suo punto di forza? Ma voi che lo seguite e lo bacchettate, dovreste rendervi conto che ne possiede uno bellissimo, molto naturale, non da durbans impomatato. Persino i giornalisti che lo intervistano ridono e lo apprezzano perché sa anche scherzare su se stesso. Nel film, poi, va considerato il tipo di società in cui George vive. Una società impacchettata con i fronzoli, dove ogni gesto poteva risultare macchiettistico all’occhio dei posteri ma non a quello dei conteporanei del tempo. Io non dimentico la scena in cui George sbatte fuori Virginie da casa sua. Era così schifato ed arrabbiato che gli si è gonfiata la vena sulla fronte…
    Che peccato…una critica così ben congeniata…rovinata da due parole fuori luogo: Twilight e vampiro! Smettimola, per favore, di paragonare la saga agli altri film che fa o di paragonarlo ad attori che ormai la strada se l’hanno già fatta, come la Thurman e la Scott! O la Ricci, che ha pure 37 anni. E dimentichiamoci sempre che Bel Amì è stato girato 2 anni fa, che ha subìto svariati tagli e cuci perché inizilamente doveva essere indirizzato ad un pubblico di minorenni…e che Rob già a 24 anni ha mostrato a tutti che puo’ crescere.

  3. Alexandra Borgia says:

    E aggiungo che nessuno si è ancora preso la briga di valutare i diversi approcci di George nei confronti delle dame. Sembra una sciocchezza ma non lo è se non sarebbe complicato offrire performance diverse con donne dal temperamento diverso. Il George originale era molto melodrammatico. A volte si comportava come un bambino quando cercava di arrivare alla frutta…ma questo faceva parte del comportamento dell’epoca. Oggi, in un film moderno, tanto macchiettismo avrebbe stonato. E dietro le spalle quadrate di Duroy la vena diabolica pulsa intoccabile. Come potrebbe essere diversamente? Egli è il risultato di quel gran mazzo d’uomini che si divertiva a cospirare alle spalle. Uomini che non sapevano amare. Uomini che volevano solo politicare, e politicando mandavano all’aria amicizie di vecchia data. Duroy doveva difendersi. È odiosa la maniera con la quale lo fa, ma se ti vogliono rovinare la vita, con gli imput violenti che ci sono oggi, quanti se ne resterebbero buoni e zitti?

  4. ila says:

    @Renee: grazie per avermi fatto notare il forte dislivello tra la scena di sesso iniziale, volgare e piuttosto esplicita, e tutto ciò che è venuto dopo… in effetti, è inevitabile che poi lo spettatore si aspettasse qualcosa in più: ovviamente non parlo di quantità (mostrare più carne o più coiti non avrebbe aggiunto nessun valore, anzi), ma di qualità: mi sarebbe piaciuto vedere negli incontri sessuali più passione, più tormento, anche più disgusto se vuoi.. qualsiasi cosa, ma PIU’. Capisco i problemi di target etc etc. ma questa scelta secondo me ha tolto qualcosa di importante alla pellicola, che parla di Bel Ami, non di un uomo qualunque :)

  5. ila says:

    @Alexandra: sulla citazione di “Twilight” hai pienamente ragione! Stava antipaticissimo anche a me, infatti ci ho pensato un pò, poi per questione di completezza l’ho scritto :)
    A ogni modo era solo per ricordare da dove Pattinson è venuto.. non c’è nulla di male nel dare uno sguardo alle origini cinematografiche di un attore, per capire quanto è rimasto e quanto invece è cambiato.
    Sull’iconografia, probabilmente ancora troppo “vampiresca”, può anche essere stata una scelta registica (come in parte credo), non per forza dovuta alle qualità recitative di Pattinson… in fondo, come ho espresso chiaramente nella recensione, l’ho trovato godibile, piacevole… certo non mi ha fatto sobbalzare dalla poltrona della sala, questo no :D
    Un limite che ci vedo ancora è la poca “sofferenza” che ci mette nelle cose, i suoi turbamenti mi rimangono piuttosto freddi… non saprei come dire… ma sai io impazzisco per i personaggi (e le persone) irrisolti, contrastati, che non possono fare a meno di riempire di pathos ogni cosa che dicono, che toccano, che respirano… il Bel Ami si prestava a meraviglia a una resa più passionale, ecco il punto… questo è stato un peccato.

  6. Alexandra Borgia says:

    Ma le origini cinematografiche di Robert stanno altrove, non in Twilight che sì gli hanno dato fama…ma Edward, come tutti sappiamo, non era un personaggio ad ampio raggio. Eppure la critica – coloro che evidentemente non avevano letto il libro – scrisse che recitava come una statua quando nel testo, l’autrice, lo descriveva come tale. Edward era ed è un personaggio pieno di tormenti trattenuti. Non puo’ gridare, non può dare in escandescenza…
    Se gli occhi avessero letto invece che dare alle dita l’impur per scrivere cose sensa senso – attaccarsi al suo ciuffo, alla sua morale, al bicchiere di birra, al becero gossip – avrebbero avuto la mente più aperta.
    Il Talento Rob lo mostra in un Bel Amì fuori rating, di 2 anni fa, ma non dimentico il suo Salvador Dalì nevrotico e pieno di fantasmi. Non dimentico l’occhialuto ed impacciato Daniel in “The Bad Mother’s Handbook”. E non dimentico il paranoico Art di “How to be”, con il suo caschetto fuori moda e i piedi a papera. Non dimentico Toby Jugg, con le sue ossessioni, i suoi scarafaggi, le sue crisi isteriche in “The Haunted Airman”….
    Tutto questo, a parte il film del quale stiamo discutendo, Rob lo ha girato anni ed anni fa….prima che il fanatismo riempisse le tasche della saga e dei suoi produttore…che alla fine l’hanno pure rovinata ma tutti hanno continuato a dire che lui era un narcisista, che gli piaceva fare il figo, che voleva rendersi interessante proprio con quell’aria un po’ stravaccata…
    Ripeto, a me il libro di Maupassant è piaciuto un casino ed anch’io avrei voluto vedere di più…ma il budget decide molte cose, a cominciare dalla durata del film. Più soldi ci sono di mezzo, più aumentano le possibilità di vedere una pellicola più intera e lunga. E se rileggo oggi il vero George…non posso fare a meno di notare, da scrittrice/lettrice, quante sue espresioni ed esclamazioni del tipo: – Oh Mia adorata….Oh, io vi amo…ma temo di dirvelo…!!!” che oggi avrebbero fatto ridere un tot di gente in sala. I baffi sono davvero l’ultimo problema e rispetto a tutti quei film in 3d, che ammazzano la vera arte e che non ti mostrano sul serio, al 100% le capacità recitative di un attore, preferisco film come questi, con qualche pecca, indipendenti ma che si tengono in piedi grazie a delle persone, non a dei cyborg travestiti da uomini. Il computer è un dottore miracolato e miracoloso, si sa…ma gli effetti costano e costa questo benedetto 3d…tant’è che molti film in vetta sul podio non sono riusciti a contemplare il budget iniziale. Eppure la critica li definisce dei successi. Alle casse, però, non è così. Ma questo è sempre meglio nasconderlo. Mentre fa bene ala salute di molti ricordare Remember Me e Come l’acqua per gli elefanti come i due flop di Pattinson, nonostante entrambi abbiano triplicato il budget, entrando nelle spese e superandole.
    Il mio è un discorso in generale. Non volevo dilungarmi, giuro…ma leggendo ciò che la critica propina…devo ahimé constatare che anche il fandom di Twilight ormai non digerisce quel continuo rimuginare sul vampiro.

  7. PATRIZIA says:

    Mi aspettavo che Robert come sempre sarebbe stato paragonato ad Edward sembra quasi una condanna che abbia interpretato il vampiro eppure bisogna ringraziare lui se questo film e’ stato visto non certo per le altre attrici che come avete scritto hanno avuto uno scarso brio. Siamo sicuri che la Ricci stesse girando Bel Ami? perche’ a me ha dato l’impressione che stesse facendo la parte di Mercoledi’ Addams, a ma forse perche’ era assieme al vampiro e quindi si era confusa.

  8. ila says:

    @Alexandra: cara, parlare di Robert con te so già che è una sfida persa, perchè ti vedo informatissima su di lui e sicuramente lo ami molto più di me come attore :) A dire il vero il sono una non-fan della saga vampiresca, e forse questa è stata una fortuna, perchè ho tentato di approcciarmi alla performance di Pattinson con una certa oggettività, nè per amarlo nè tantomeno per demolirlo.

    La difficoltà di portare sullo schermo questi classici della letteratura sta proprio nel tentare di attualizzarli, rendendoli adatti sia al medium “cinema” che alla nostra epoca. Sono d’accordo con te che sentire dire da George un “Oh Mia adorata” poteva sembrare troppo retrò… però qualche cosa potevano fargliela dire alle sue donne, che ne so, un “Dio, quanto sei bella!” o “non posso aspettare che sia la prossima volta, ti voglio adesso” :P
    Ovviamente la sto buttando sul ridere, ma è chiaro che alla sceneggiatura mancavano delle emozioni fondamentali..
    ad esempio mi è piaciuto quando lui ha detto alla Scott Thomas “tuo marito ti dice che sei bella?”..ecco avrei insistito su quel mood.. più sfacciato, più sexy… insomma, le donne lo volevano perchè si sentivano desiderate come i loro uomini, troppo impegnati in politica e piuttosto attempati, non riuscivano a fare ;)

  9. ila says:

    @Patrizia: il paragone ai tratti vampireschi non era per screditarne la performance, in fondo, come scrivo, ci potevano anche stare.
    Capisco che per Pattinson liberarsi dal fardello del vampiro sia molto difficile, anche banalmente per il fatto che sono i registi stessi, per ragioni di incassi, a chiedergli le somiglianze con Edward… ma innegabilmente qui c’erano, e vistose. E sono sicura che, quando Pattinson ci regalerà una performance davvero liberata da Twilight, ma del tutto personalizzata in funzione del personaggio che dovrà far vivere, anche i critici più accaniti saranno costretti a riconoscerlo.

    Ps. sulle protagoniste femminili concordo… non hanno dato al personaggio di Pattinson il minimo sostegno!

    • PATRIZIA says:

      Mi fa piacere che non sono l’unica ad aver notato questa cosa anche perche’ facendo un giro tra vari siti molte sono rimaste entusiaste della Ricci anche se certo ognuno puo’ esprimere un proprio parere personale, questa alchimia tra lei e Pattinson per me non si e’ vista anche quando la Ricci ha rilasciato interviste che io ho seguito non faceva altro che dire che Pattinson era un ottimo baciatore che si era divertita molto sul set ma piu’ di questo non diceva. Anche a Berlino si e’ presentata con la puzza sotto il naso rilasciando qualche autografo senza fare neanche un sorriso ai suoi fans quasi non calcolando i suoi colleghi. Ed infine le altre due grandi attrici che cosa hanno fatto per questo film niente.

  10. Griza.B says:

    Vedo che si tratta di un ” circolo culturale ” costituito da signore – per il momento – , dunque posso permettermi di porre le carte in tavola senza timore di essere giudicata una Carampana Rimbambita .
    Al contrario , so di poter conversare con voi con garbo , in modo piacevole , e con un minimo di competenza al mio attivo .
    Robert Pattinson mi piace molto , come attore e come persona : motivo per cui , conosco ogni sua prova attoriale fin dalle origini , bene quasi quanto Lady Alexandra .
    Per motivi miei personali di diletto , conosco anche tutti i libri su cui sono basati molti lavori da lui interpretati ….. quasi tutti , dunque ….. il ragazzo sceglie bene le sue parti : se c’è qualcosa che veramente mi garba di lui , è il fatto di essere un intellettuale .
    Non uno snob . Solo una persona colta .
    Fatto ” Coming Out ” , vengo al punto .
    Ho trovato Pattinson assolutamente in parte , come Georges Duroy .
    Quando Georges è solo con sè stesso , o prova emozioni sincere – siano esse invidia , paura , umiliazione o collera – tutto è presentato in modo ” naturale “… non voglio dire ” convincente ” , perchè ne sminuirei il valore .
    E’ , semplicemente , veramente , lui .
    Ma quando Georges è di fronte a qualcuno , cambia registro . Finge . Si atteggia .
    In soldoni : su quello schermo , io ho visto Robert Pattinson interpretare Georgès Duroy , e Robert Pattinson interpretare Georges Duroy che interpreta – di fronte agli altri – la parte che più gli conviene in quel momento …. male , magari . Ad esempio , simulare passione o desiderio quando non ne provava affatto , richiedeva una grande abilità recitativa .
    Ma Georgès non era un attore .
    Lo è , invece , Pattinson .
    La cui prestazione è stata nuovamente , a torto , sottovalutata : non da tutti – e questo è segno di apertura – , comunque abbastanza da poter concludere che nei suo confronti si continuano ad usare due pesi e due misure .
    Aggiungo .
    Perchè , in nome del Cielo , quando un qualsivoglia altro attore adotta uno sguardo particolarmente intenso , si dice che – appunto – adotta uno sguardo particolarmente intenso , mentre quando l’attore è Robert Pattinson , si dice che ” E’ sempre ancorato al vampirismo ” ??

  11. Griza.B says:

    Ri – aggiungo :
    Potreste chiedervi – e non senza motivo – cosa piffero ci faccia , alle ore 4,43 del mattino ,davanti alla tastiera del computer .
    Il fatto è che soffro di insonnia .

    • ila says:

      Sono commossa, sul serio! per 2 motivi:
      primo, perchè “adoro” le persone che si approcciano ai film con preparazione, in questo caso sia cinematografica che letteraria: è sempre garanzia di lettura non superficiale dell’opera (che poi può essere condivisa o meno, ovviamente) :)
      secondo, perchè se una fan di Robert Pattinson così motivata non mi ha demolito, si vede che qualcosa di buono l’ho scritto davvero :D

      Comunque sono contenta che Robert/Georges ti sia piaciuto con la P maiuscola! Io purtroppo l’ho trovato semplicemente “carino” ma lontano dal “piacermi”… Pattinson emana sempre una sensualità “fredda”, trattenuta… e, secondo me, stavolta non era il tipo di sensualità che il ruolo richiedeva. A costo di ripetermi, aggiungo anche che le sue 3 dame erano quasi penose, altro che fredde, quindi… per carità… fingere di eccitarsi con davanti la Ricci non è cosa facile :D

      • Griza.B says:

        Hai scritto una ottima recensione , non solo ” qualcosa di buono ” ….. l’impressione che ho avuto leggendoti , è quella di una persona che non si è limitata a guardare un film , più o meno distrattamente , ma lo ha ” osservato ” : con attenzione , intendo .
        Poi , è chiaro che , in qualunque valutazione successiva , entrino in gioco fattori personali quali i gusti ( …. ognuno ha i propri . E’ normale e sacrosanto ! :) ) , le aspettative , le sensazioni a pelle : la pura e semplice obiettività è un mito .
        Te lo dice una persona che lotta da una vita per averne un minimo , ed alla fine si è arresa all’evidenza :D .
        Tornando a noi .
        Amo il cinema : è una passione che mi ha preso a poco a poco …. sono partita da soggetti più leggeri , ma – gradatamente – sto affinando i miei gusti , ed inizio a provare un piacere sempre maggiore nel gustare lavori più complessi ( non mi piace solo Pattinson , perciò , anche se è uno dei miei beniamini , poichè ho trovato in lui quel ” qualcosa ” che altri – seppur bravi – attori della sua età non mi pare possiedano ) .
        Motivo per cui , mi sono ritrovata ad acquistare chilogrammi di riviste di cinema , e ad allietare certe nottate piutosto pesanti cercando sul web notizie su questa e quell’altra pellicola , a scorrere questa e quell’altra recensione …..
        ….. E , così , sono capitata quì.
        Ti dirò una cosa : ho letto molte altre recensioni su ” Bel Ami ” … quasi tutte , confesso … ma ho postato un mio commento solo sulla tua , e su quella – molto interessante ed onesta – del sig. Ferraro de Il Cinemaniaco .
        E bon .
        Il resto , non mi è sembrato ne valesse il tempo speso . :)

  12. ila says:

    Griza, ti ringrazio di cuore per il tuo apprezzamento, sei gentilissima!
    Ps. aspetto in ansia Cosmopolis… chissà, magari Pattinson riuscirà a sorprendermi.

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