Recensioni blancanieves

Published on Ottobre 25th, 2013 | by sally

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Blancanieves: la recensione

Blancanieves: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: Perfetto melodramma che si delinea a ritmo di flamenco e non annoia mai, accompagnato da musiche sempre calzanti.

4

Fotografia maestosa


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Negli ultimi anni il cinema hollywoodiano è andato in crisi e ha deciso di rivisitare molte fiabe, così sono arrivate al cinema le rivisitazioni di “Biancaneve“, ma dimenticatevi della versione guerriera interpretata da Kristen Stewart e della versione pacchiana voluta da Tarsem Singh, la “Blancanieves” di Pablo Berger è tutta un’altra cosa, una rivisitazione decisamente originale.

Sulla scia del successo di “The Artist“, arriva un nuovo film muto in tempi moderni destinato ad avere grande successo e che rappresenterà la Spagna agli Oscar per il miglior film straniero, che in patria ha già collezionato dieci premi Goya (i più importanti del Paese) su ben diciotto nomination.

La storia melodrammatica di Biancaneve qui è totalmente tragica, non esiste nemmeno il lieto fine tanto sbandierato nei film d’oltreoceano, Pablo Berger ha una visione completamente rinnovata della storia in cui il buono che si comporta sempre bene non sempre è assecondato dal suo “karma”, ma il suo film, seppur privo di dialoghi, è capace di amplificare le emozioni, grazie ad una maestosa fotografia (Kiko de la Rica) e alle musiche, fondamentali, di Alfonso Villalonga.

Blancanieves

Blancanieves

Pablo Berger si ispira ai fratelli Grimm, ma “Blancanieves” è ambientato nell’Andalusia degli anni Venti. Antonio Villalta (Daniel Giménez Cacho) è il torero più famoso di Spagna, ma rimane paralitico in seguito ad una sfortunata corrida, la moglie Carmen (Inma Cuesta), una bellissima danzatrice di flamenco, dopo lo spavento, muore a causa del parto, dando alla luce la loro prima figlia, la piccola Carmencita, che non conoscerà il padre, perché andrà a vivere con la nonna Doña Concha (Angela Molina). Ad occuparsi del padre, pronta ad accaparrarsi tutti i suoi beni, sarà invece la perfida Encarna (Maribel Verdù), che cercherà di tenere lontana da Antonio la bambina. Dopo la morte della nonna la porterà a casa con sé, costringendola a compiere i lavori più faticosi di casa, qui la fiaba si mescola a quella di Cenerentola e la piccola Carmen insieme al suo gallo Pepe vive le giornate nella speranza di poter incontrare il papà e quando finalmente ci riesce, cerca di passare con lui più tempo possibile. Ma presto Encarna la scopre e la allontana definitivamente da Villalta, che perderà tragicamente la vita, e cercherà di fare uccidere anche la povera Carmen (Macarena Garcìa), che fuggirà nel bosco dopo aver rischiato l’annegamento e dopo aver perso la memoria. Si imbatterà in gruppo di nani, piccoli toreri ambulanti che si occuperanno di lei e scopriranno in lei la sua dote di torero ereditata dal padre pur senza conoscere la sua vera identità. L’insolito gruppetto conoscerà la fama girando per il Paese, ma la matrigna è ancora in agguato e Carmen deve fare i conti con il passato e con il destino che è ad attenderla dietro l’angolo, con tanto di mela avvelenata.

Blancanieves di Pablo Berger

Blancanieves di Pablo Berger

Sebbene di durata forse eccessiva, “Blancaneves” è un perfetto melodramma, che si delinea a ritmo di flamenco e non annoia mai. Un ruolo fondamentale in quest’opera è rivestito dalle musiche, sempre calzanti; sono ben scritti anche i personaggi, a volte anche fuori dal tempo in cui la storia si svolge: intensi gli occhi sofferenti di un padre impotente di fronte ad una figlia tormentata; grottesca la figura della matrigna sadomaso, capace di qualunque cosa pur di non perdere il controllo sui suoi averi; breve ma intensa l’interpretazione della Molina nei panni di una nonna premurosa che soffre per l’avvenire della nipotina che sogna di conoscere il padre. Pablo Berger sa ricreare perfettamente tutte le emozioni e soprattutto sa calibrare dolore e gioia, aiutato anche dalle abilità degli attori: il dolore della piccola Carmen che una volta cresciuta pensa di aver trovato finalmente la capacità di riscattarsi e soprattutto la memoria della sua famiglia, ma ancor più tragico della sua intera vita è il finale di questo film, che lascia spiazzato lo spettatore. In tutta la sua ingenuità e la sua incapacità di cattiveria, nonostante le angherie subite, la povera Carmen finirà per essere strumentalizzata in tutto e per tutto. L’amara realtà che Berger ci mette di fronte non è poi tanto distante da noi, la Carmen che viene sfruttata e abusata, la strumentalizzazione della morte, sono argomenti estremamente attuali, che lasciano nello spettatore un grande senso di amarezza, fino ad arrivare al culmine nell’atto finale, lasciando senza parole.

 

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