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Published on gennaio 19th, 2019 | by sally

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Bohemian Rhapsody: la recensione del film con Rami Malek

Freddie Mercury è considerato un mostro sacro della musica e fare un film su di lui era un’operazione rischiosa anche solo nella teoria. Non a caso, “Bohemian Rhapsody” ha avuto un percorso di produzione parecchio travagliato. 

Accreditato a Bryan Singer, concluso in parte con l’intervento di Dexter Fletcher, il film ha rischiato di non vedere mai la luce. L’annuncio di un biopic su Freddie Mercury e i Queen era arrivato già nel 2010, quando era stato preso in considerazione Sacha Baron Cohen per il ruolo principale. L’attore ha deciso di abbandonare il progetto per divergenze d’opinione e al suo posto è stato scelto il “Mr. Robot” Rami Malek. Quest’ultimo ha fatto un lavoro straordinario per calarsi nella parte e restituire al pubblico un’interpretazione che fosse credibile, mai grottesca nè scimmiottata. Le movenze, così come intere scene, sono riprodotte con precisione maniacale, questo potrebbe valere un Oscar a Malek, dopo la recente vittoria ai Golden Globe.

Nonostante non sia un film perfetto, “Bohemian Rhapsody” ha conquistato il pubblico ed è nelle sale ormai da fine novembre. Nei prossimi giorni, sia in Italia che negli USA, uscirà la versione karaoke, per permettere ai fan di cantare insieme ai loro beniamini. La storia parte dagli esordi, da quando Freddie Mercury lavorava a Heathrow, prima di incontrare quelli che poi sarebbero diventati i Queen. Ben Hardy interpreta il batterista Roger Taylor, Joseph Mazzello è John Deacon ma la somiglianza più sconvolgente di tutte rimane quella di Gwilym Lee con Brian May. Il cast si arricchisce con la presenza di Lucy Boynton nei panni di Mary Austin, figura fondamentale nella vita di Mercury, che a lei dedicò la bellissima “Love of my life”.



Bohemian Rhapsody” è un film che fa molta leva sui sentimenti, biopic convenzionale a tutti gli effetti, poi naturalmente agevolato dal grande amore che il pubblico da sempre ha nutrito nei confronti di Freddie Mercury e il legame con i Queen. May e colleghi hanno assistito direttamente alla produzione del film e questo si nota molto, soprattutto nei punti più drammatici. Gli eventi temporali non sempre sono coerenti e veritieri, altrimenti la narrazione si sarebbe prolungata troppo e avrebbe tolto pathos alla storia ma si ha sempre la percezione che la sovraesposizione di Mercury, rispetto agli altri, sia stata voluta anche per non rischiare di essere messi in cattiva luce. Mentre il frontman, che ha di fatto vissuto un percorso complicato, si lascia andare a uno stile di vita fatto di festini e trasgressione, gli altri vengono costantemente mostrati come family men, sempre intenti a riportare il povero Freddie sulla retta via. Se sia andata così oppure no è difficile da dire, certo il risultato finale di “Bohemian Rhapsody” ha il merito di aver trattato con il massimo rispetto l’immagine di Freddie Mercury. Alcuni – incluso Sacha Baron Cohen – pensano che sarebbe stato meglio raccontare in maniera ancor più approfondita il “lato oscuro” del cantante, il suo modo di vivere l’omosessualità e, in seguito, la scoperta della malattia. Impossibile non ammettere che sarebbe stato azzardato, ancor più di quanto non fosse solo la concezione di un film su Mercury, toccare argomenti di questa portata; d’altro canto sembra che, più che per comodità, l’idea di limitare la narrazione sia stata una delicatezza nei confronti del protagonista, che comunque non ne esce santificato. Rami Malek ha saputo interpretare in maniera strepitosa ogni stato d’animo del cantante, il suo costante senso di solitudine, ed è notevole il lavoro che è stato compiuto nel rappresentare il famoso concerto del Live Aid, riprodotto in ogni minimo dettaglio.

Come già detto, il film fa leva sui sentimenti ed è molto emozionante. Nonostante alcuni passaggi risultino troppo affrettati (quasi tagliati) e nonostante le modifiche apportate alla storia reale per agevolare la sceneggiatura (amplificando il dramma personale di Mercury), “Bohemian Rhapsody” è un film apprezzabile. Le parti musicali contribuiscono a trasportare lo spettatore nella storia, fino a farlo sentire parte integrante. Visti i risultati, chi temeva che un biopic su Freddie Mercury sarebbe stato una vera e propria catastrofe (come me), può tirare un sospiro di sollievo.


Voto: ⭐️⭐️⭐️/5


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