Recensioni

Published on maggio 15th, 2012 | by alessandro ludovisi

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Chronicle: la recensione

Chronicle: la recensione alessandro ludovisi
Voto CineZapping

Summary:

3.25

Buon Film


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Andrew, Steve e Matt sono tre ragazzi di Seattle che in seguito a una esposizione radioattiva acquisiscono dei notevoli poteri telecinetici dal “semplice” spostamento di oggetti – piccoli e grandi – alla creazione di campi di forza fino ad esperimenti di levitazione estrema ad alta quota. In seguito alla scoperta, e dopo una prevedibile e iniziale fase di euforia mista a deliri sparsi di onnipotenza, i tre matureranno una dimensione non condivisa con Andrew – il più “dotato” dei tre – decisamente instabile anche a causa del bullismo subito a scuola e di una situazione famigliare tutt’altro che agevole con il padre, vigile del fuoco in pensione, che non perde occasione per dileggiarlo e umiliarlo  e una madre allettata dalla quale non può trovare sollievo. Sarà proprio il ragazzo a ribellarsi alle regole interne del gruppo (mai utilizzare i propri poteri contro gli esseri umani) dando vita a una roboante escalation di terrore.

Chronicle, la storia

Pubblicizzato grazie a una intensa campagna virale (con aerei lanciati per i cieli di New York dalla forma semiumana che richiamano i protagonisti della pellicola), Chronicle è un mockumentary con found footage annesso (parliamo dell’aggregazione di elementi fittizi alla trama documentaristica) di stampo fantascientifico con sfumature da thriller psicologico e una spruzzatina (sebbene leggera) di horror. Pensato dai due figli d’arte Josh Trank e Max Landis (il primo anche nelle vesti di regista), il film – dal budget di quindici milioni di dollari – si avvale di un cast semisconosciuto in cui a brillare è sicuramente AndrewDane DeHaan (“Lawless”) accompagnato da Richard B. Jordan nei panni di Steve e Alex Russel in quelli di Richard.

Chronicle

 

Giudizio sul film

“Chronicle” sfrutta sapientemente le regole del mockumentary classico, disseminando citazioni visive e narrative che vanno dai recenti “Cloverfield” (con la città in stato d’assedio) a pellicole classiche come “Carrie- Lo sguardo di Satana” (soprattutto per la condizione mentale del protagonista in cerca di vendetta per gli abusi subiti) e “Akira”, pellicola cult di Katushiro Ōtomo con l’esper Tetsuo in grado di uccidere sfruttando poteri telecinetici. Trank, inoltre, dimostra di sapersi ben destreggiare tra i generi attingendo qua e là, partendo da una idea comune che vede individui normali improvvisamente investiti della carica di supereroi e mostrati nella loro quotidianità (inevitabile il richiamo a “Watchmen” antesignano della decostruzione del supereroe classico, oggi assai abusata vedi i vari “X-Men”) con annesse ed umane debolezze. La camera in spalla, che fa tanto Low Cost, conferisce oltretutto un aspetto realistico al film che si va  a proporre come un interessante ibrido grazie a uno sfruttamento adeguato dei linguaggi mediali a partire dalla intensa campagna virale, mai come in questi casi necessaria.

Un poster di Chronicle

 

Nella prima parte la pellicola stenta però a decollare dando la sensazione di poter esplodere da un momento all’altro ma dilungandosi in fastidiose lungaggini, archiviabili in minor tempo, soprattutto perché a subirne le conseguenze è la caratterizzazione dei personaggi che, in questo caso, non viene né demarcata né rafforzata. In seguito invece il film scopre un canovaccio tutto nuovo con il tronfio Andrew sugli scudi capace di mettere in scena il lato più oscuro dei supereroi fino all’inevitabile scontro tra bene e male.

Commenti finali

Nonostante da un punto di vista stilistico la scelta di Trank possa apparire come una privazione, “Chronicle” riesce a non rimanere soffocato grazie a un ottima e avvincente seconda parte “all’aperto” tra le strade e i cieli di Seattle, dove si consuma la resa dei conti finale. La sensazione di déjà vu è forte, anche a causa del carico citazionista e autoreferenziale, ma grazie alla brillante sceneggiatura la pellicola aggiunge comunque qualcosa di nuovo al genere falso documentario che, evidentemente, dovrà ancora rimandare la pensione.

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