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Clayface, il body horror di James Watkins che libera il DCU dai cliché del cinecomic

Nel panorama del cinema supereroistico, dove la formula narrativa si è spesso cristallizzata in schemi riconoscibili e rassicuranti, l'arrivo del clayface

Clayface, il body horror di James Watkins che libera il DCU dai cliché del cinecomic
Immagine generata con AI

Nel panorama del cinema supereroistico, dove la formula narrativa si è spesso cristallizzata in schemi riconoscibili e rassicuranti, l’arrivo del clayface film diretto da James Watkins rappresenta qualcosa di genuinamente inatteso: un’opera che sceglie deliberatamente il linguaggio del body horror per raccontare uno dei villain più inquietanti della mitologia DC, portando sul grande schermo una visione radicalmente diversa da tutto ciò che il DCU ha proposto fino ad oggi. Il film esce nelle sale il 23 ottobre 2026, e già nelle ore precedenti alla release le prime impressioni della critica internazionale hanno alimentato un’attesa che va ben oltre i confini del pubblico fumettistico.

James Watkins e la scelta del terrore come strumento narrativo

Scegliere James Watkins per dirigere un progetto DC non è una decisione neutra. Il regista britannico ha costruito la propria reputazione su un cinema che lavora il disagio psicologico con precisione chirurgica, come dimostrato dal suo Speak No Evil, film che ha saputo trasformare la tensione sociale in orrore puro senza ricorrere a facili espedienti. Affidare a Watkins un personaggio come Clayface — un essere che perde il controllo sulla propria forma corporea, sulla propria identità fisica — significa riconoscere che questa storia non poteva essere raccontata attraverso gli strumenti consueti del cinecomic.

Il body horror, come genere, possiede una capacità unica di esternalizzare il conflitto interiore attraverso la trasformazione del corpo: è un linguaggio che appartiene alla grande tradizione del cinema di genere, capace di generare una risposta viscerale nel pubblico che nessuna sequenza d’azione convenzionale riesce a produrre con la stessa intensità. Watkins conosce questo territorio, e la sua firma registica — attenta alle dinamiche di potere, alla vulnerabilità dei personaggi, alla costruzione di un’atmosfera opprimente — sembra perfettamente calibrata per un progetto di questa natura.

Mike Flanagan porta la sua grammatica dell’orrore nel DCU

Se la regia di Watkins garantisce una solidità visiva e atmosferica, è la sceneggiatura di Mike Flanagan a conferire al progetto una dimensione letteraria e psicologica difficilmente comune nel genere supereroistico. Flanagan, creatore di The Haunting of Hill House, ha dimostrato nel corso degli anni una capacità rara di intrecciare horror e dramma umano, di usare il soprannaturale come metafora di traumi reali e profondi. La sua voce narrativa — che privilegia il personaggio sulla spettacolarità, la paura esistenziale sull’effetto speciale — si innesta in modo organico su un personaggio come Clayface, la cui natura mutaforma si presta naturalmente a riflessioni sull’identità e sulla perdita di sé.

La collaborazione tra Watkins e Flanagan configura quindi un clayface film che ambisce a qualcosa di più di un semplice capitolo del DCU: un’opera che usa il franchise come cornice per esplorare un cinema di genere adulto, consapevole delle proprie radici e disposto a spingerle in direzioni inaspettate. È un approccio che ricorda la stagione più fertile del cinema horror degli anni Ottanta e Novanta, quando il genere era capace di ospitare autori con visioni precise e personali.

Tom Rhys Harries nel ruolo del villain mutamorfo

Al centro di tutto c’è Tom Rhys Harries, l’attore gallese chiamato a interpretare il personaggio DC nel film. Harries, noto per la sua capacità di abitare personaggi complessi e moralmente ambigui, si trova di fronte a una sfida interpretativa non comune: dare corpo — letteralmente — a un essere la cui caratteristica principale è l’assenza di una forma stabile. Recitare Clayface significa lavorare sulla perdita del sé, sulla disgregazione fisica come esperienza emotiva, su una fisicità che è al tempo stesso strumento di potere e fonte di sofferenza.

La scelta di un attore di questa levatura per un personaggio che avrebbe potuto essere trattato come puro effetto visivo dice molto sulle intenzioni del progetto: il clayface film vuole essere, prima di tutto, una storia su un essere umano che si trasforma in qualcosa di irriconoscibile, e questa trasformazione deve essere credibile, dolorosa, reale. Harries porta a questo ruolo una presenza scenica capace di sostenere il peso drammatico che Flanagan ha costruito nella sceneggiatura.

Un DCU che sperimenta con i generi

Il fatto che il DCU stia producendo un clayface film classificato come body horror thriller segnala una volontà di espansione generica che va oltre la logica del franchise omogeneo. Anziché replicare un modello consolidato, DC Studios sta esplorando la possibilità che personaggi diversi richiedano linguaggi cinematografici diversi — che un villain come Clayface viva meglio in un film d’orrore che in un blockbuster d’azione. È una scommessa ambiziosa, che presuppone un pubblico disposto ad accettare la pluralità come valore e non come incoerenza.

Il precedente di Joker di Todd Phillips nel 2019 — un film DC che abbracciava il dramma psicologico rifiutando le convenzioni del genere — aveva dimostrato che esiste un mercato per questo tipo di approccio. Clayface si muove in una direzione diversa, verso il terrore viscerale piuttosto che verso il dramma sociale, ma la logica di fondo è simile: usare la mitologia dei fumetti come punto di partenza per fare cinema di genere autentico, con una voce propria e riconoscibile.

Con la release fissata al 23 ottobre 2026 — una data che non è casuale, collocandosi nel cuore della stagione horror — Clayface si presenta come uno degli appuntamenti cinematografici più originali di questo autunno, un film che chiede al proprio pubblico di abbandonare le aspettative consolidate e affidarsi a due autori che, ciascuno nel proprio campo, hanno già dimostrato di saper trasformare la paura in arte. Puoi seguire gli aggiornamenti ufficiali del DCU sul sito di Variety, che ha pubblicato le prime reazioni della critica internazionale.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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