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Published on novembre 10th, 2011 | by alessandro ludovisi

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ESP- Fenomeni paranormali: la recensione

ESP- Fenomeni paranormali: la recensione alessandro ludovisi
Voto CineZapping

Summary:

3.3

Buon Film


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Il solito mockumentary?

ESP è un acronimo convenzionalmente utilizzato per quelle percezioni extra sensoriali (chiaroveggenza, telepatia) di cui sono dotate solo alcune persone. I fratelli Vicious hanno messo questi fenomeni al centro del loro film: “ESP-Fenomeni paranormali”, un mock-documentary horror che ha per protagonisti degli illustri sconosciuti. Attenzione non è sinonimo di scarsa qualità o di budget limitato (anche se è prassi del falso documentario contenere i costi) ma una mossa che permette alla pellicola di acquisire maggiore veridicità. Il falso documentario, infatti, si muove come un qualsiasi documentario classico ma è in realtà una burla, come quella che viene perpetrata allo spettatore nel momento in cui si avverte (spesso nelle didascalie iniziali) che quello che sta vedendo è un film tratto da una storia vera. Logica conseguenza è il mostrare la pellicola avvalendosi del found footage (il materiale ritrovato) dei protagonisti.

ESP - Fenomeni paranormali

Inutile dire che il tutto è nato da “The Blair Witch Project”, anche  perché non è assolutamente vero (pellicole come “The Last Broadcast” di Avalos e Weiler è del 1998, un anno prima della strega di Blair) e ancora meno utile è ripensare a pellicole come “Rec”o “Paranormal Activity” (1-2-3, scegliete voi), visto che il genere falso documentario è mutato nel corso degli ultimi anni, perdendo quel suo lato originale e unico: la pretesa di autenticità e l’inganno dello spettatore (basti pensare a “Cloverfield” che di low budget ha davvero poco). Quella dei fratelli Vicious è però una pellicola brillante che prende sì in prestito dal “genere” ma che poi colpisce lo spettatore a “tradimento” con minuti che non scorrono mai e apparizioni più o meno improvvisate che provocano il classico “balzo dalla poltrona”.

Il film

Una troupe televisiva, capitanata da Lance Preston, sta lavorando all’ennesima puntata del reality “Grave Encounters”, in cui vengono mostrati e spiegati diversi fenomeni paranormali. Il programma ha successo ma per la scalata all’auditel c’è bisogno di una storia da brividi, di una esperienza che lasci a bocca aperta il pubblico. E quale migliore occasione del tetro Collingwood Psychiatric Hospital? Un vecchio ospedale psichiatrico ormai in disuso in cui – si narra – venivano realizzati esperimenti sui pazienti da parte dell’equipe del Dr. Friedkin. Lance è disposto a tutto per  portare a casa la storia e arriva a chiedere al custode della struttura di chiudere a chiave lui e la troupe all’interno dell’edificio. All’apparenza nulla di preoccupante, dopo una notte passata a cercare di fotografare gli ectoplasmi verrano “liberati”. Ma per la prima volta nella loro carriera (di imbroglioni, dai ammettiamolo) si troveranno di fronte al terrore vero e i minuti che li separano dall’arrivo del custode sembrano non scorrere mai.

Il commento del film

“Esp – Fenomeni paranormali” è un film di difficile collocazione. Sì è vero è un falso documentario e già la parola dovrebbe tranquillizzarci mentre invece, soprattutto nella seconda parte del film, siamo terrorizzati. Spaventati a morte da quello che vediamo e forse ancora più da quello che non vediamo. Perché è nelle traballanti e sfocate riprese che i fratelli Vicious amano  destreggiarsi proponendoci un film claustrofobico oltremisura che sale di tono con il passare dei minuti. Come se si volesse portare lo spettatore in uno stato di empatia continuo con i protagonisti del film. Dopo i primi minuti, in cui li consideriamo cialtroni, entriamo nella fase della compassione, abbiamo a cuore la loro sorte e  assistiamo ai primi misteriosi avvenimenti. Alla fine saremo stremati al pari di Lance e degli altri, ci sentiremo persi e senza via d’uscita. È questa la sensazione che ti lascia “ESP – Fenomeni paranormali”. Ma attenzione, riavvolgiamo il nastro e proviamo a guardare il film con l’occhio critico di chi è ormai abbondantemente sazio di mockumentary. Siamo alla fine del pasto, “ESP” è il vostro dolce? La pellicola è veramente così originale? E i colpi di scena sono frutto delle sapienti mani dei registi o sono un copia e incolla continuo che spazia tra libri e film horror?

Un giudizio da “critico”

Vicious hanno voluto indirizzare la storia su due direzioni: la prima è quella del mockumentary classico, la seconda segue l’indirizzo delle “case stregate”. Sì perché il Collingwood Psychiatric Hospital ha la capacità di organizzarsi come fosse un esperto generale militare. Muta nella sua forma originale impedendo ai ragazzi di evadere: tra porte che improvvisamente spariscono e vicoli chiusi, la struttura si erge contro gli sventurati ospiti, andando a formare una linea d’attacco irresistibile coadiuvato dalle vendicative anime. Un gruppo di persone che accetta di passare la notte in un manicomio abbandonato con la promessa che saranno liberati il giorno dopo. Cosa vi viene in mente? A noi, “Il mistero della casa sulla collina”, oltretutto già remake (“La casa dei fantasmi”, 1959). Va bene, il cinema dell’orrore è quanto di più autoreferenziale c’è sulla piazza e dopotutto i manicomi abbandonati, da sempre, provocano un certo senso di terrore. In questo caso però la struttura cambia continuamente forma e quindi quella dei Vicious resta pur sempre una idea originale. Se non fosse che ci viene in mente “Rose Red” di Stephen King con i malcapitati protagonisti in una impari lotta contro la dimora. E allora fermiamoci qui, poiché abbiamo comunque assistito a un buon horror e non è il caso di trovare similitudini con altre pellicole.

Un pensiero finale

Anche perché il gioco “trova le differenze” in questo caso ci porterebbe via davvero molto tempo. Da “The Blair Witch Project” a “Paranormal Activity” a “Rec” per passare da “30 giorni al buio” e “L’ultimo esorcismo”, le analogie sono davvero molte. Consigliamo la visione? sì, assolutamente, perché a differenza dei suoi “illustri” predecessori, i Vicious hanno capito il trucco: donare alla storia un finale vero tra disperazione, pasti dubbi (Lance che addenta un simpatico topolino come fosse il più appetitoso dei kebab) e nebbie avvolgenti (troppo facile, non ci chiedete in quale film lo abbiamo visto) come se fosse un “truementary”. Che sia già l’inizio di una nuova epoca? [starreview tpl=16]

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