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Published on Ottobre 26th, 2012 | by sally

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Florence Queer Festival: “Taking a chance on God”, la recensione

Florence Queer Festival: “Taking a chance on God”, la recensione sally
Voto CineZapping

Summary:

3.25

Buon Film


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Si è aperta ieri la decima edizione del Florence Queer Festival, quest’anno festival d’apertura di “50 giorni di cinema“, con la prima proiezione dedicata ad una figura molto importante all’interno della comunità LGBT come quella di John McNeill.

Presente in sala il regista Brendan Fay, in occasione dell’anteprima europea del suo film “Taking a chance on God“, documentario dedicato appunto al prete gesuita espulso dall’ordine perché schierato a favore degli omosessuali. Il regista ha parlato della sua pellicola come di un’occasione per inviare un “messaggio d’amore” al pubblico, con la speranza che questa storia possa essere un’ispirazione per chi lotta per l’uguaglianza.

Taking a chance on god” dura poco più di 50 minuti, ma è un film molto intenso, che racconta la vita di John McNeill fin dalla sua infanzia. Fortemente cattolico, prima di diventare gesuita ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale, è stato fatto prigioniero in un campo nazista, ma ha avuto la grande fortuna di sopravvivere a quell’incubo ed al suo ritorno ha deciso di dedicare la sua vita alla religione. Nonostante la scelta di diventare gesuita, però, John McNeill non ha potuto negare il suo vero modo di essere e la sua omosessualità, un valore completamente contrario alla religione cattolica. Ricco di documenti che riportano il modo in cui la comunità gay veniva considerata negli USA e non solo, il film di Fay lascia molto su cui riflettere, soprattutto per quanto riguarda il pensiero del sacerdote, che è riuscito a mettere insieme due elementi antitetici.

Taking a chance on God

La lotta e l’insegnamento di McNeill

Per molti l’omosessualità era considerata una malattia mentale, per McNeill la lotta per i diritti della comunità omosessuale è stata molto aspra: non solo è stato uno dei realizzatori dei primi movimenti negli anni Sessanta, ma conosce molto a fondo la Chiesa Cattolica, la stessa che ha deciso di farlo fuori dall’ordine. Per questo McNeill ha sofferto molto, ma non ha smesso mai di battersi ed ancora oggi, a 86 anni, continua ad essere uno dei simboli del movimento. I suoi libri “scandalo” hanno fatto il giro del mondo, a metà degli anni Ottanta l’allora cardinale Joseph Ratzinger gli inviava una lettera con il divieto di parlare di argomenti relativi all’omosessualità. Una volta espulso dall’ordine dei gesuiti, John McNeill ha continuato la sua lotta, affiancato dal suo compagno di vita.

Brendan Fey è un regista di origini irlandesi, anche lui attivamente impegnato per la difesa dei diritti degli omosessuali. Per “Taking a chance on God” ha deciso di raccontare la verità attraverso le parole dello stesso McNeill e delle persone che hanno combattuto al suo fianco, riportando documenti-immagini e lettere- per far sì che il racconto rimanesse ben ancorato alla realtà, senza tralasciare pareri contrari. La vita del sacerdote è stata davvero incredibile e ricca di eventi e quello che lascia è un insegnamento molto importante: è riuscito a congiungere l’omosessualità ed il cattolicesimo, offrendo speranza a tutte quelle persone che vivevano nel senso di colpa, appunto a causa della religione, dimostrando che ogni forma d’amore è lecita e che nelle sacre scritture non c’è niente che porti a pensare il contrario. Ancora oggi la Chiesa Cattolica rimane uno dei “nemici” principali per la comunità LGBT, anche se qualche passo in avanti è stato compiuto, anche per quanto riguarda Firenze.

Conclusioni

Dal punto di vista stilistico e tecnico, “Taking a chance on God” è un documentario senza pretese, la sceneggiatura viene fuori naturalmente dalle parole di John McNeill, che racconta tutto quello che ha vissuto con una pace interiore disarmante, perché è riuscito ad accettare pienamente la sua vera natura, senza abbattersi di fronte alle difficoltà. Consigliato per cattolici e non, dopotutto si dice che l’amore non ha età, ma non ha nemmeno un volto nè una religione.

Voto:

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