Recensioni

Published on Settembre 25th, 2012 | by sally

2

I bambini di Cold Rock: la recensione

I bambini di Cold Rock: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary:

3

Buon Film


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Cold Rock è una cittadina sperduta, gli abitanti sono poveri e circondati dal nulla e l’umore della popolazione non viene aiutato dalla continua scomparsa di alcuni bambini. Il film prende spunto proprio dalle migliaia di bambini che ogni anno spariscono in America, ma in questo caso, nella cittadina di montagna, c’è un segreto più profondo.

Prima opera in lingua inglese del francese Pascal Laugier, “I bambini di Cold Rock” mantiene l’influenza horror, qui decisamente più moderata, del regista di “Martyrs“, cercando di mantenere la suspense con mezzi non troppo efficaci, ma risulta una storia interessante, con un buon potenziale, soltanto sfruttato poco e male.

La protagonista principale di questa vicenda è Julia, un’infermiera vedova che vede sparire in piena notte il suo bambino, David. Accade quanto è già successo a molti altri bambini di Cold Rock, tanto che si è diffusa la credenza che sia un uomo vestito di nero e incappucciato a portarli via, dopo il tramonto, ribattezzato The Tall Man, ovvero L’uomo alto. La trama si scatenerà dal momento in cui Julia correrà disperatamente per salvare il bambino e da lì, pezzo per pezzo, lo spettatore dovrà mettere tutto insieme, per arrivare a capire cosa stia realmente succedendo, Laugier si concede la possibilità di stravolgere completamente tutto, sperando nell’effetto sorpresa, per un finale che non è poi così lontano dall’essere comprensibile fin dall’inizio dell’opera.

I bambini di Cold Rock

Julia è impersonata da Jessica Biel, non propriamente in stato di grazia, che offre una performance più apprezzabile soprattutto nella prima parte del film. Accanto a lei c’è la giovane promessa del cinema Jodelle Ferland, in questo caso solo apparentemente confinato al ruolo della ragazzina muta, che invece gioca un ruolo essenziale lungo tutto il corso del film, da spettatrice impotente degli eventi che coinvolgono l’intera cittadina di Cold Rock.

Le atmosfere richiamano i vecchi cult dell’horror così come la fotografia, in primis non si può fare a meno di pensare a “Shining” di Stanley Kubrick, ma ci troviamo su un livello completamente diverso. Pascal Laugier si perde nelle trame della sceneggiatura, aggiungendo più del dovuto ai dettagli de “I bambini di Cold Rock“, che rimane un’opera apprezzabile sì, ma non indimenticabile, neppure imperdibile. Interessante la base e la sequenza narrativa, che purtroppo non viene gestita nella maniera migliore. Fa la sua apparizione nel cast anche Stephen McHattie, indispensabile detective che sopraggiunge in aiuto di una donna disperata come molte altre nella cittadina, la sua figura si trasforma quasi in un cliché e nel corso del film se ne trovano molti altri, inoltre per una durata forse troppo prolungata su passaggi non fondamentali.

Non ricorderemo “I bambini di Cold Rock” come l’opera migliore del regista francese nè tantomeno come la migliore interpretazione di Jessica Biel. Rimane interessante osservare invece la giovane Jodelle Ferland, che abbiamo già visto in diverse pellicole e volta per volta dimostra di essere una delle migliori promesse del futuro hollywoodiano. Nel tentativo di ricreare un’opera ansiogena e ricca di colpi di scena, Laugier si perde in mezzo alle inquadrature e ad alcuni luoghi comuni del genere, ma non è nemmeno da sconsigliare in toto.

Voto:

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