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I segreti di Osage County: la recensione | CineZapping





Recensioni

Published on febbraio 2nd, 2014 | by sally

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I segreti di Osage County: la recensione

I segreti di Osage County: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: Un cast stellare per un dramma familiare che non si rivela abbastanza intenso, gli attori sembrano puntare più al volume che alla qualità.

2

Poco convincente


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Un cast stellare per “I Segreti di Osage County“, candidato a due premi Oscar e diretto da John Wells. Ambientato nelle grandi pianure dell’Oklahoma, in mezzo a distese rurali e afa, ci racconta un dramma familiare corale, ricco di colpi di scena ma forse non abbastanza intenso e riuscito da meritare la vittoria agli Academy.

Meryl Streep, arrivata alla sua diciottesima candidatura (!) ma circondata da una concorrenza di altissimo livello, è come sempre superba e in ottima forma, qui ad impersonare Violet, la matriarca affetta da tumore alla bocca e totalmente dipendente dai farmaci. Una vita intera passata al fianco di Beverly (Sam Shepard), scrittore in crisi che passa le sue giornate chiuso nello studio ad ingurgitare alcol.

L’uomo decide di farsi aiutare a prendersi cura della moglie dalla nativa americana Johanna (Misty Upham), presenza quasi impercettibile ma costante per tutta la durata del film, talvolta ingombrante e altre volte quasi indispensabile e, seppure esterna alla famiglia, rassicurante, soprattutto per i suoi silenzi. Un giorno Beverly esce di casa senza fare più ritorno, la sua scomparsa non sembra preoccupante perché nel corso degli anni non è stata una novità, fin quando lo sceriffo non avvisa la famiglia del suicidio dell’uomo.

I segreti di Osage County

I segreti di Osage County

Accorrono tutte le figlie in casa, pronte a fare esplodere il putiferio: emozioni sepolte, ambizioni fallite, rancori tenuti dentro troppo a lungo, tutto torna a galla subito dopo il funerale del padre e “I segreti di Osage County” nella seconda metà del film sprigiona tutto il suo lato più cinico e grottesco. Julia Roberts interpreta Barbara, la figlia in perenne contrasto con Violet, insoddisfatta a causa di una vita matrimoniale fallimentare con Bill (Ewan McGregor) che però non vuole ammettere davanti al resto della famiglia. Julianne Nicholson è Ivy, la figlia priva di ambizioni, l’unica rimasta vicina alla famiglia, che nasconde un segreto a tutti e che non riesce più a sopportare i continui attriti, al contrario dell’altra sorella, Karen (Juliette Lewis), molto superficiale, un po’ tontolona, che si presenta con l’ennesimo fidanzato, l’ambiguo Steve (Dermot Mulroney). Arriva anche Mattie (Margo Martindale), la sorella di Violet, donna opprimente che per rendersi sopportabile costringe (involontariamente) il marito (Chris Cooper) a fumare grandi quantitativi di marijuana e che tratta malamente il figlio, Little Charles, interpretato da un ingenuo e tenero Benedict Cumberbatch.

La morte di Beverly, la cui vita e filosofia sono state sintetizzate in una frase di T. S. Eliot, solleva un polverone all’interno della famiglia. Tra liti, discussioni e riavvicinamenti, c’è un continuo esplodere di sentimenti repressi e tantissimi segreti che vengono svelati. Le strade dell’Oklahoma si trasformano in via di fuga o trappole da cui sembra di non potersi liberare, ogni personaggio le vive in maniera diversa, c’è chi va e c’è chi viene, ma la stabilità è bandita dalla famiglia Weston.

Julia Roberts e Meryl Streep

Julia Roberts e Meryl Streep

Come già detto, la prova di Meryl Streep è ottima, nei panni della tossica Violet, spesso incapace di contenersi a causa dell’effetto dei farmaci. Molto meno convincente quella di un’isterica Julia Roberts, che spesso appare piuttosto inespressiva e non al massimo delle sue potenzialità, mentre intenerisce molto il ruolo di Cumberbatch. Ruolo piuttosto marginale quello di Ewan McGregor, mentre a Juliette Lewis è toccata per l’ennesima volta la parte della svampita. Qui il cast sembra voler fare più volume che qualità, “I Segreti di Osage County” è un dramma familiare in crescendo ma non convince a pieno, parte con difficoltà per essere più consistente nella seconda parte, ma si perde tra mille chiacchiere e un cinismo che sarebbero potuti essere gestiti sicuramente meglio.

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