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Published on Aprile 24th, 2011 | by sally

54

Justin Bieber: Never Say Never: la recensione

Justin Bieber: Never Say Never: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary:

2.5

Film Mediocre


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Domanda principale: ne avevamo davvero bisogno? A dire il vero no, ma John Chu ha deciso di sfruttare il fenomeno mediatico Justin Bieber e regalarci un prodotto addirittura in 3D, dopo non essere stato nemmeno troppo convincente con il suo “Step Up 3D“, uscito solo qualche mese prima.

Never Say Never

Il piccolo talento arrivato dal Canada, Justin Bieber, non è solo un fenomeno mediatico, è anche un fenomeno culturale e per di più è un prodotto pubblicitario ambulante, una scommessa riuscitissima, ma per quanto tempo ancora? Nell’arco di un anno, quello che John Chu elogia come un genio talentuoso, è arrivato al Madison Square Garden, uno dei posti più ambiti dalle più grandi star di tutti i tempi. Diciassette anni ed egocentrismo quanto basta per non arrossire davanti alle telecamere, fin da piccolo Justin Bieber ha dimostrato la sua propensione per la musica. Suonava benissimo batteria e chitarra acustica e non manca di esibirisi con gli strumenti anche durante i suoi affollatissimi concerti, in mezzo alle urla instancabili di ragazzine che vanno dai sei anni in su e che sono considerate le fan più fedeli che ci possano essere, visto che, come spiega lo stesso regista nel film, considerano Justin come una loro proprietà. E lui se la ride davanti alle telecamere e dopo 86 concerti tutti d’un fiato, poverino, non ce la fa più.

Justin Bieber

Adolescenza spezzata d’un colpo, Justin Bieber si è trovato dal suonare per strada davanti a una manciata di persone, a fare il giro del mondo, acclamato da migliaia di beliebers. Tutto parla di Justin Bieber: fumetti, una biografia, lenzuola, portachiavi, figurine, qualsiasi cosa vi venga in mente, sicuramente esiste anche con la faccia di questo adolescente prodigio stampata addosso. Che Justin Bieber abbia del talento, è indubbio: ci sono video della sua infanzia che testimoniano il suo amore per la musica, il senso del ritmo e la vocalità, un’intonazione naturale, raggiunta senza mai seguire un corso di canto. Le canzoni di Justin sono leggere e spensierate, alcune sono ballate romantiche per le sue mielose seguaci, che ad ogni concerto sperano di essere scelte per salire sul palco: ormai è usanza trovare la “One less loneley girl”, quindi una ragazza sale sul palco e riceve un mazzo di fiori e coccole dal suo idolo. Ma cosa succederà quando la voce di Justin Bieber sarà troppo bassa o quando sarà troppo grande per piacere alle teenagers? Di certo il suo non è un tipo di musica per palati più raffinati, potremmo anche aspettarci un totale cambiamento di stile. Le basi ci sono, la preparazione il ragazzo ce l’ha, ma si è trasformato in un burattino nelle mani dei produttori che, scorto il grande successo, hanno deciso di sfruttarlo bene e fino in fondo. Justin Bieber si è rivelato una miniera di soldi, una certezza, almeno per il momento, ma il fatto che John Chu abbia deciso di girare un biopic su di lui, è cosa alquanto esagerata. Come una star consumata, a volte paragonato (in modo blasfemo?) a Michael Jackson, Justin si muove meccanicamente sul palco, riproducendo il cuore con le mani, con i passettini di danza in pieno stile Backstreet Boys, seguito da impeccabili ballerini, vive a ritmo frenetico, senza forse gustare pienamente quel che gli accade. Perennemente seguito da mamma Patty, Justin è arrivato sull’Olimpo troppo in fretta. Nel film vediamo anche le apparizioni di Jaden Smith e Miley Cyrus, altre giovanissime star cresciute sul grande schermo che, prima o poi, come tutti gli altri, saranno costrette a pagare le conseguenze della loro fama e forse rimpiangeranno il fatto di non aver vissuto una vita normale e tranquilla, senza paparazzi e fan esaltati al seguito. “Justin Bieber: Never Say Never” ci sembra solamente un gran dispendio di energie e di tempo per confezionare un prodotto che dopotutto non aveva senso di esistere. Il ragazzo ha da poco compiuto diciassette anni, forse quello raccolto da John Chu sarebbe stato materiale buono per il futuro, ma elogiare come un dio della musica un giovinetto che ha appena imparato a stare in piedi, è una gran bella esagerazione. Ma per amor di soldi e di successo, si è disposti sempre a vendere l’anima al diavolo. O alle beliebers, fate un po’ voi. [starreview tpl=16]

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