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Published on dicembre 18th, 2016 | by sally

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“Miss Peregrine – La casa del ragazzi speciali”: la recensione

Sembrava non ci fosse più traccia del Tim Burton che tutti conoscono ormai dall’uscita di “Alice in Wonderland” in poi, il regista sembrava aver perso il suo tocco magico, in parte tornato con “Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali“, ultima fatica sceneggiata da Jane Goldman.

La storia si ispira al romanzo “La casa per bambini speciali di Miss Peregrine” da Ransom Riggs e contiene tutti gli ingredienti del cinema burtoniano, il regista si è divertito ad inserire qua e là dei richiami alle sue opere precedenti e, per un breve istante, si concede anche un piccolo cammeo. Il protagonista è Jacob (Asa Butterfield), un adolescente un po’ emarginato che vive in Florida, circondato da genitori non troppo presenti e il nonno, che invece si occupa di lui e gli racconta da sempre storie fantastiche sulla sua vita e della casa dei ragazzi speciali di Miss Peregrine, che si trova su una piccola isola del Galles. Alla morte del nonno quelle che sembravano essere delle semplici storie per intrattenere il nipote, si rivelano più reali che mai e Jacob decide di mettersi in viaggio per scoprire la verità.

Tutto questo vi ricorda già qualcosa? In “Big Fish“, film che Tim Burton ha dedicato al padre scomparso, era Ed Bloom a raccontare storie talmente assurde da non essere creduto, qui il rapporto si estende a nonno e nipote, ma un richiamo al film si ha anche in altri punti: il circo, luogo dei “freaks” tanto amato da Tim Burton (che lo aveva usato in “Big Fish” anche come omaggio a Fellini), e la figura di Emma Blomm (il cognome già la dice lunga) interpretata da Ella Purnell, che esteticamente e anche per l’impostazione romantica della vicenda ricorda tantissimo la giovane Sandra Bloom interpretata da Alison Lohman. Jacob vive in Florida, in un quartiere che ricorda molto da vicino quello di “Edward mani di forbice” (infatti la location effettiva è la stessa utilizzata allora) ed anche in questo caso le citazioni non mancano. Una figura come quella di nonno Abraham (Terence Stamp) è ricorrente nei film di Tim Burton, un punto di riferimento importante che in passato è stato impersonato da Vincent Price e Martin Landau, rispettivamente nei panni dell’inventore in “Edward mani di forbice” e Bela Lugosi in “Ed Wood“. La realtà che si mescola con la fantasia e il diritto di essere speciali, quello che Burton reclama a gran voce in ogni sua opera fin dai tempi del delizioso corto “Vincent“. Che i freaks non sono sempre quelli à la Tod Browning ma possono essere apparentemente più comuni e hanno paura di esprimere la loro identità per paura del giudizio altrui. In questo caso rappresentato dai terrificanti vacui capitanati dal Signor Barron (Samuel L. Jackson), che un po’ ricordano la figura di Jack di “The Nightmare before Christmas“. Anelli temporali, CGI, effetti speciali, bambini dalle doti particolari e poi Miss Peregrine, una splendida Eva Green che non catalizza tutta l’attenzione su di sé e, proprio come nel ruolo che le spetta, si occupa solo di guidare il suo gruppo di bambini speciali verso la salvezza. Jacob è da sempre convinto di non avere nulla di speciale o di magico – anche a causa di genitori egoriferiti – fin quando non è il momento di mettersi in azione, diventando non solo eroe ma protagonista di una storia d’amore che comprende un lungo, lunghissimo viaggio, prima di riuscire a far ritorno dalla sua amata, proprio come succedeva al giovane Ed Bloom impersonato da Ewan McGregor.

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali” non è sicuramente un film perfetto ma mostra un Tim Burton più ispirato rispetto all’ultimo “Big Eyes“. La prima parte del film è assolutamente godibile, incuriosisce lo spettatore e sembra di fare davvero un salto nel tempo (appropriato, vista la trama) nella filmografia passata del regista californiano, che si avvale delle brevi apparizioni di Judi Dench e Rupert Everett, mentre la seconda parte si concentra di più sull’azione e corre forse un po’ frettolosamente, si fa più sbrigativa, perdendo un po’ di efficacia e anche il pathos iniziale. Possiamo dire, però, tirando un sospiro di sollievo, che finalmente Tim Burton è riuscito a tornare a casa, un po’ più acciaccato, ma per fortuna è tornato.

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