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Published on settembre 4th, 2016 | by sally

Paradise Beach – Dentro l’incubo: la recensione

Paradise Beach – Dentro l’incubo: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: Lo squalo, eterno nemico delle estati dell'uomo, si scontra con una bionda texana ancorata su uno scoglio. Guardare per curiosità, se proprio vi piace il genere.

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Blake Lively in forma, ma non basta!


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Non può passare un’estate senza che non venga fuori un film che faccia passare la voglia di buttarsi tra le acque cristalline durante le vacanze: per quest’anno ci ha pensato Jaume Collet-Serra con “Paradise Beach – Dentro l’incubo“, traduzione italiana per “The Shallows“.

La storia non è per niente articolata, si può dire che la trama sia inesistente, il lavoro fatto dal regista punta più sulla tensione che crea tutta la situazione, per il resto c’è davvero poco da articolare. Blake Lively è Nancy, una ragazza texana che ha deciso di prendersi una pausa da tutto e tutti dopo la morte della madre. Decide quindi di partire per il Messico, alla ricerca della spiaggia in cui la madre era andata quando era incinta di lei. Dopo averla trovata, l’intenzione è quella di entrare in contatto con la natura facendo surf. La spiaggia mozzafiato (che in realtà si trova in Australia) è quasi deserta e, come suggerisce il titolo originale, le acque non sono molto profonde ma, nonostante questo piccolo particolare, non impediscono a uno squalo bianco di renderle inaccessibili. Nancy si accorge troppo tardi della presenza dello squalo, quando tornare a riva è praticamente impossibile, perciò rimane ancorata su uno scoglio con una gamba ferita.

Blake Lively - The Shallows

Paradise Beach” ha una location molto ristretta, prevalentemente lo scoglio, e Blake Lively è la protagonista assoluta del film, spalleggiata dallo spaventoso squalo e da un simpatico gabbiano, ormai diventato una vera e propria star, tanto per far capire quanto la trama possa avere valore. Niente che generi tanta ansia e claustrofobia come invece succedeva al marito Ryan Reynolds in “Buried“. Jaume Collet-Serra inquadra l’attrice da tutte le angolazioni, ne racconta la sofferenza e l’intraprendenza, gli unici contatti con l’esterno sono quelli offerti dallo smartphone, per il resto c’è davvero poco, oltre alla forza indomabile della natura. Nancy deve affrontare in qualche modo il suo nemico e non ha molti strumenti a disposizione, se non un orologio per calcolare i suoi spostamenti e l’arrivo dell’alta marea, che la costringe a lasciare lo scoglio dove ha trovato un rifugio sicuro dall’animale assassino.

Paradise Beach, in conclusione

Di film del genere ne sono stati fatti tanti, anche se il termine di paragone rimane sempre “Jaws – Lo squalo“. Gli squali sono diventati un vero e proprio incubo e, puntuali come un orologio svizzero, i film che li vedono protagonisti nei panni di predatori spietati e accaniti contro i bagnanti arrivano d’estate. Jaume Collet-Serra non riesce a creare la tensione necessaria per farvi passare la voglia di mettere anche solo un piede in acqua, ma un po’ d’ansia c’è, senza alcun dubbio. Merito di Blake Lively – forse penalizzata dal doppiaggio italiano, un po’ più “teatrale” – e anche delle riprese, che fanno su e giù tra le onde, mostrano cosa succede al di sopra e al di sotto delle acque cristalline, che celano mille insidie ma mostrano un aspetto paradisiaco. In conclusione, Jaume Collet-Serra ha confezionato un film estivo, con un tasso minimo di tensione, senza pretese (davvero zero), con un’attrice che svolge bene il suo lavoro e una trama che non porta da nessuna parte, se non a una conclusione che non strappi via all’opera tutta la sua dignità. Da vedere, se proprio vi incuriosisce, altrimenti non vi sarete persi nulla.

Blake Lively - The Shallows

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