Recensioni

Published on gennaio 20th, 2013 | by Marco Valerio

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Re della terra selvaggia: la recensione

Re della terra selvaggia: la recensione Marco Valerio
Voto CineZapping

Summary:

4.25

Film Grandioso


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“C’era una volta una Hushpuppy che viveva con il suo papà nella Bathtub”. “Re della terra selvaggia” è la storia di Hushpuppy (Quvenzhané Wallis), una bambina di cinque anni che vive con Wink (Dwight Henry), papà severo ma affettuoso, nella comunità soprannominata Bathtub (La Grande Vasca), una zona paludosa di un delta del Sud americano. Wink, che ha contratto una grave malattia, sta preparando Hushpuppy a vivere in un mondo dove non ci sará piú lui a proteggerla. Inoltre il Bathtub è alla vigilia di una catastrofe di epiche proporzioni: gli equilibri naturali si infrangono, i ghiacci si sciolgono ed arrivano gli Aurochs, misteriose creature preistoriche. A Hushpuppy non resta che cercare di sopravvivere e di mettersi alla ricerca della madre, che per lei è solo un vago ricordo.

È stata la sorpresa delle ultime nomination agli Oscar con ben quattro candidature (miglior film, regia, sceneggiatura e attrice): “Re della terra selvaggia”, fantasiosa e superficiale traduzione di “Beasts of the Southern Wild” (vien da chiedersi da dove provenga questo fantomatico re…al massimo una regina…con massimo sforzo interpretativo), è la folgorante opera prima del trentenne Benh Zeitlin.

Premiato con la menzione d’onore della giuria al Sundance e poi con la Camera d’Or al Festival di Cannes 2012, dove concorreva nella sezione collaterale Un Certain Regard, “Re della terra selvaggia” è uno straordinario romanzo di formazione, una fiaba contemporanea radicata in un ambiente ostile, selvaggio e decadente, un potente racconto di sopravvivenza vissuto attraverso gli occhi sognanti eppure disincantanti della magnetica interprete principale.

Sì, perché la grande forza vitale di “Re della terra selvaggia” è proprio lei: la piccola, tenera e adorabile Hushpuppy, interpretata da una strabiliante Quvenzhané Wallis, a nove anni la più giovane candidata all’Oscar di sempre.

Quvenzhané Wallis, protagonista di Re della terra selvaggia

Quvenzhané Wallis, protagonista di Re della terra selvaggia

Hushpuppy è protagonista assoluta del film, centro nevralgico drammaturgico, nonché narratrice in voce over. La bambina vive in una condizione di costante precarietà, ma è abituata a viverla come consuetudine, cercando di coltivare gli aspetti positivi e più difficilmente individuabili di una vita fatta di privazioni. La forza della protagonista è la forza anche del film: affrontare situazioni drammatiche, affidandosi alla fantasia e ad una rielaborazione inventiva di una realtà ostica.

Benh Zeitlin filma una storia dalle rischiosissime potenzialità patetiche e ricattatorie con grande intelligenza, veicolando le emozioni non a soluzioni facile e banali, ma ad una messa in scena sempre ricca, originale, viva e, soprattutto, sincera, capace di sorprendere, ammaliare e commuovere.

Allo stesso modo, Hushpuppy trova nell’immaginazione uno strumento per affrontare con il cuore più leggero le tante difficoltà che minano il suo cammino nella vita di tutti i giorni. Quindi la madre che ha abbandonato lei e il padre, viene solo rievocata da sporadici ricordi o da sogni ad occhi aperti, e allo stesso modo Hushpuppy può reinventarsi eroina senza macchia e senza paura.

La bambina vive una quotidianità instabile (come i luoghi adibiti alla bene e meglio a scuole, o i ghiacciai che minacciano di sciogliersi), si ritrova con un padre spesso assente e non sempre esemplare, ma ciononostante riesce a farsi forza, pur senza rinnegare le sue inevitabili fragilità, e si mostra decisa ad affrontare un mondo spietato e selvaggio come quella natura che, nelle vesti di una terribile tempesta che tanto ricorda l’uragano Katrina, ha distrutto i felici e labili equilibri di una comunità già debilitata ma non per questo arrendevole.

Un'immagine di Re della terra selvaggia

Un’immagine di Re della terra selvaggia

“Re della terra selvaggia” è, infatti, (anche) uno straziante inno a non arrendersi di fronte alle avversità della vita e del destino, mai compiaciuto o didascalico, ma filtrato attraverso la dolcezza e la determinazione della sua splendida protagonista.

Da non perdere.

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