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Recensioni cult: Dogville di Lars von Trier





Recensioni

Published on aprile 22nd, 2016 | by sally

Recensioni cult: Dogville di Lars von Trier

Recensioni cult: Dogville di Lars von Trier sally
Voto CineZapping

Summary: Lars von Trier si avvale di un cast di altissimo livello per un'opera dall'impronta teatrale che critica vari aspetti della società.

4

Critica spietata all'ipocrisia umana e alla società americana


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Dogville” è un film di Lars von Trier datato 2003, ma che affronta un’argomentazione sempre attuale, che tocca più livelli e per la narrazione il regista si è avvalso di un cast di altissima qualità, Nicole Kidman ne è protagonista indiscussa, affiancata da Paul Bettany, Stellan Skarsgård e Ben Gazzara, tra gli altri.

Dogville, critica spietata alla società americana

Partiamo dai titoli di coda: una carrellata di immagini crude che raccontano le contraddizioni degli Stati Uniti, terra per eccellenza del sogno americano che offre la possibilità di riscatto a tutti, almeno sulla carta, che scorrono sulle note di “Young Americans” di David Bowie. Il succo del film è racchiuso qui, ma le sfaccettature sono tante e non possono essere tralasciate.

Dogville è un paesino sperduto in mezzo alle montagne, popolato da pochissime persone. Per raccontare al meglio la sua storia, Lars von Trier decide di spogliare la scenografia di ogni cosa superflua, trasformandola in un allestimento teatrale. La luce è artificiale ma usata perfettamente per scandire il giorno e la notte, l’intensità del tramonto, il gelido inverno o la luminosità del 4 luglio, tanto caro al popolo americano. Le case sono delimitate dai segni di gesso sul pavimento, le porte non esistono ma cigolano, perfino la cuccia del cane e il cane stesso sono disegnati, anche i cespugli. Un pezzo di pietra simboleggia le montagne, un albero è il bosco, c’è solo una panchina che per lo spettatore offre uno sguardo sul nulla, mentre per gli abitanti di Dogville è la panchina dalla quale si può ammirare il panorama maestoso e che traccia anche la distanza tra la cittadina e il resto del mondo. Una piccola strada, Elm Street, è l’unico collegamento con i posti vicini, gli abitanti del paese sono l’emblema dei redneck spesso presenti in film e serie televisive, bigotti e chiusi al mondo esterno, fedeli alle loro regole per preservare la loro piccola comunità. L’unica “mente illuminata” del posto è Tom Edison (Paul Bettany), aspirante scrittore che filosofeggia inconcludente. A sconvolgere la vita del posto dimenticato da Dio è Grace (Nicole Kidman), che arriva di notte per sfuggire a dei gangster nascondendosi nella miniera. Gli abitanti di Dogville non la accettano fin da subito, vengono convinti dalla retorica di Tom, che chiede di darle una possibilità. Grace se la gioca bene, nelle due settimane successive si mette a disposizione degli abitanti che inizialmente non hanno nessun lavoro da offrirle ma in seguito scoprono che c’è molto da fare. Grace non è un nome casuale, la Grazia tocca Dogville, un posto chiuso, gretto, in cui gli abitanti reprimono i loro istinti, dove l’ipocrisia regna sovrana. L’ipocrisia umana è spesso fonte d’ispirazione, un meccanismo talvolta incomprensibile, che può sfociare nelle reazioni più perverse, quelle che Grace prova sulla propria pelle. Superate le due settimane di prova, ormai la donna pensa di essere integrata e di avere finalmente trovato degli amici, si occupa dei figli della signora Henson (Blair Brown) come fossero suoi ma pure loro sono spietati, già ben modellati come gli adulti con i quali sono cresciuti a stretto contatto; aiuta Jack (Ben Gazzara) ad accettare la realtà e il segreto che tutti conoscono; riesce perfino a convincere Chuck (Stellan Skarsgård) che la sua presenza sia utile a Dogville, che cambia nei colori e nell’umore. Lentamente i rapporti prendono una piega diversa, si deformano man mano che la natura umana si sente libera di uscire allo scoperto: nemmeno l’amore di Tom risulta così autentico, l’uomo preferisce rimanere un membro accettato dalla comunità piuttosto che schierarsi contro una volta per tutte. Quando iniziano ad arrivare le locandine che segnalano la scomparsa di Grace, sarà il primo a chiederne la protezione ma anche il primo a tradirla.

Nicole Kidman - Dogville

La donna è predisposta al perdono, alla sopportazione, il suo spirito di sacrificio supera ogni limite, portandola all’autoumiliazione. Ben presto Grace scoprirà che sotto la gentilezza e il cuore puro degli abitanti di Dogville si nasconde ben altro, la piccola comunità non accetta così facilmente l’arrivo dello straniero, non lo conosce, piuttosto che studiarlo e comprenderlo preferisce sottometterlo, escludendo prima di tutto la possibilità che abbia un’influenza sugli altri. Grace viene usata per i lavori più faticosi e viene sottoposta a violenza sessuale, fisica, psicologica, continua con uno spirito di sopportazione invidiabile, masochistico e a tratti incomprensibile, Lars von Trier porta all’estremo una situazione che ben corrisponde alla realtà dell’immigrato che, proveniente da un posto del mondo qualunque, arrivato in un posto nuovo subisce l’umiliazione e un’accettazione solo apparente. L’ipocrisia, appunto. Ma tutto è destinato ad esplodere, l’essere umano ha dei limiti e anche Grace, nonostante tutto, li ha. La sua capacità di perdono non è infinita e all’arrivo dei gangster a Dogville, quando ormai è legata e incatenata come un animale per rassicurare il resto della comunità, è stanca. I suoi stessi principi vengono messi in dubbio e iniziano a vacillare: Grace stava scappando da una forma di potere che non riusciva ad accettare ma della quale si avvale per offrire ai suoi carnefici la punizione che meritano, “escluso il cane”. Infatti l’animale non si vede, lo si sente abbaiare ma è superfluo, perché non prende posizione e non è capace della stessa cattiveria degli uomini. Un uomo fragile come Jack si rivela essere alla stregua degli altri, anche Ben (Zeljko Ivanek), che sembrava aver trovato conforto nella figura di Grace, sarà tra i traditori. Nessuno si salva, tutti si accaniscono contro una sola persona ed è questo quello che succede ogni giorno, sotto i nostri occhi, in ogni strato della società. Il gruppo contro il singolo, contro il diverso o ciò che considera l’invasore. Per chi dopo l’intero film non abbia ancora colto il chiaro messaggio che Lars von Trier vuole mandare, la controprova arriva nei titoli di coda, che raccontano uno spaccato della società americana, di un benessere solo apparente ed estremamente superficiale, sotto il quale sono pronte a esplodere numerose bombe, proprio come succede a Grace.

Dogville

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