C’è un timing che non aiuta. Nelle stesse settimane in cui Sony Pictures ha ufficializzato la ripartenza del film di Metal Gear Solid, affidando la regia a Zach Lipovsky e Adam B. Stein, è arrivato l’annuncio ufficiale del remake di Escape from New York, il capolavoro distopico di John Carpenter del 1981. Due progetti distinti, due storie diverse, ma un problema di fondo impossibile da ignorare: chiunque conosca entrambe le opere sa esattamente quanto Metal Gear Solid debba al film di Carpenter. Snake Plissken e Solid Snake non sono omonimi per caso.
Da Carpenter a Kojima: un debito dichiarato
Hideo Kojima non ha mai fatto mistero delle sue influenze. Il cinema americano degli anni ’70 e ’80 è la colonna vertebrale della saga di Metal Gear, e Escape from New York ne è uno dei pilastri più riconoscibili. La benda sull’occhio, l’atteggiamento da antieroe cinico e stanco del mondo, le missioni suicide in territori ostili, l’estetica da fantascienza grigia e urbana: il DNA di Solid Snake è costruito esplicitamente sul modello di Plissken. Per trent’anni questa parentela ha vissuto senza problemi, perché i due universi occupavano spazi diversi, un film e un videogioco, senza mai trovarsi davvero a competere per l’attenzione del pubblico nello stesso momento e sullo stesso mezzo.
Adesso i due Snake vanno al cinema insieme
Quel confine non esiste più. Con il remake di Escape from New York entrato ufficialmente in produzione e il film di Metal Gear Solid che muove i suoi primi passi concreti dopo vent’anni di sviluppo travagliato, Hollywood si ritrova con due progetti che raccontano storie costruite sullo stesso archetipo. Un soldato solitario, un’ambientazione claustrofobica e pericolosa, un tono che mescola azione e cinismo senza sconti. La sovrapposizione non è solo stilistica: è strutturale.
Il rischio di confusione nel pubblico generalista è reale. Quello dei confronti impietosi, ancora di più.

Metal Gear Solid – © Konami
Chi arriva prima vince
Nel cinema, la tempistica non è un dettaglio. Quando due film con premesse simili si trovano a competere per la stessa finestra di pubblico, chi arriva primo in sala porta a casa un vantaggio enorme, perché il secondo rischia di sembrare derivativo anche se non lo è affatto. Per il film di Metal Gear Solid, la questione è ancora più delicata: un adattamento videoludico parte già con il pregiudizio addosso, e dover dimostrare di non essere una copia del remake di un classico degli anni ’80 non sarebbe una partenza ideale.
Non è nemmeno la prima volta che questo tipo di problema si pone. Nel 2012, il film francese Lockout con Guy Pearce fu accusato di somigliare così tanto a Escape from New York da generare una causa legale. Il terreno è scivoloso per chiunque si muova in quel territorio narrativo, e Metal Gear Solid ci vive dentro per scelta.
Il film Sony: finalmente si parte, ma con cautela
Sul versante Metal Gear Solid, la situazione è comunque più avanzata di quanto sia mai stata. Sony Pictures e Columbia Pictures hanno scelto Lipovsky e Stein sull’onda del successo clamoroso di Final Destination: Bloodlines, che ha incassato oltre 290 milioni di dollari a livello globale con un budget di circa 50 milioni. I due registi si sono legati alla major con un accordo che copre diversi progetti attraverso la loro casa di produzione Wonderlab.
La produzione resta nelle mani di Avi Arad e Ari Arad, coppia padre-figlio già coinvolta nell’adattamento originale. L’unico attore che circola con insistenza è Oscar Isaac, che si era detto entusiasta del ruolo di Solid Snake già nel 2020 e che secondo alcune fonti non è stato mai ufficialmente sostituito, anche se la sua presenza nel progetto attuale non è confermata. La trama dovrebbe ispirarsi al Metal Gear Solid del 1998, con la missione solitaria nella base di Shadow Moses, le armi nucleari e i soldati geneticamente modificati che i fan della saga conoscono a memoria.

Base di Shadow Moses © Konami
Vent’anni di falsi partenze non aiutano
I fan più cauti hanno buone ragioni per esserlo. L’adattamento cinematografico di Metal Gear Solid è stato annunciato per la prima volta nel 2006 da Kojima in persona, e da allora si è trascinato in un limbo di sceneggiature abbandonate, registi cambiati e silenzi produttivi. Il primo tentativo concreto con il regista Jordan Vogt-Roberts ha occupato anni prima di naufragare silenziosamente. Il fatto che Kojima stesso non sia coinvolto nel progetto, per via della sua uscita da Konami nel 2015, complica ulteriormente le aspettative dei fan più verticali sulla saga.
Due classici in corsa: chi ci guadagna?
Il remake di Escape from New York parte da una posizione di vantaggio simbolico: è il franchise originale, quello da cui tutto è nato. Ma rifare un classico difeso con le unghie dai fan significa camminare su un filo sottilissimo tra rispetto e innovazione. Nel mezzo, il film di Metal Gear Solid dovrà costruire una propria identità cinematografica distinta, separata da quella di Plissken, solida abbastanza da reggere il confronto inevitabile. Un compito che sarebbe impegnativo in qualsiasi circostanza. Con il remake di Escape from New York sullo schermo contemporaneamente, diventa una sfida di un altro livello.








