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Sucker Punch: la recensione | CineZapping





Recensioni

Published on marzo 30th, 2011 | by sally

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Sucker Punch: la recensione

Sucker Punch: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: Sceneggiatura piuttosto precaria e i dialoghi, quando ci sono, sembrano quasi forzati. Recitazione sotto la media.

2.5

Film Mediocre


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Dopo tanta pubblicità e curiosità, è arrivato nelle nostre sale l’atteso “Sucker Punch” di Zack Snyder, uno dei film più deludenti degli ultimi tempi. Il regista l’aveva definita come la storia di Alice nel paese delle meraviglie con la mitragliatrice, ma di meraviglioso qui c’è davvero poco.

Sucker Punch

Dopo aver esordito al cinema con “L’alba dei morti viventi“, Zack Snyder non è potuto passare inosservato con “300“, già si era lasciato un po’ andare con “Watchmen” e non gli è andata di certo meglio con “Il regno di Ga’Hoole – La leggenda dei guardiani“. Adesso il regista, che presto sarà impegnato in “Superman: Man of Steel“, ci riprova con una storia tutta al femminile. Se in “300” era il machismo degli spartani a dominare la scena, qui è la psiche di una ragazza ferita e spietata, in un mondo surreale fatto di scenari che spaziano dal mondo dei draghi alla guerra e al nazismo, la figura femminile ha la meglio su tutto il resto. Protagonista della vicenda è la sfortunata Babydoll (Emily Browning), che viene rinchiusa in una casa di cura dal violento padre acquisito in seguito alla morte della sorella e della madre. Babydoll intende fuggire dall’inferno in cui si trova e per farlo, sembra che l’unica arma possibile sia la sua fantasia. Vediamo così la protagonista spaziare per mondi surreali in cerca di una via d’uscita, supportata dalle sue nuove compagne d’avventura. I primi venti minuti del film sarebbero stati sufficienti per far pensare bene di “Sucker Punch“, il problema è che non si tratta di un cortometraggio e la pellicola va avanti, arriva fino in fondo, quasi annoiando lo spettatore. Pare che questa volta Zack Snyder in effetti non avesse molto da dirci e il film sembra una scopiazzatura di diverse pellicole molto più famose e riuscite molto meglio.

Sucker Punch

La vicenda di Babydoll sembra quella di “Ragazze interrotte“, poi passiamo alle scene di guerra, si potrebbe spaziare da “Rambo” in gonnella, senza dimenticare l’evidente riferimento a “Kill Bill – vol. 1“, ma dimenticando-possibilmente- che non c’è paragone tra la Browning e Uma Thurman. Lo stile cupo e fumettistico di Zack Snyder ricorda sì “300” ma ancor di più “Sin City” di Rodriguez e Miller, la fotografia è scura, i paesaggi sembrano usciti da un videogioco fantasy. Nel complesso, “Sucker Punch” sembra un lungo videoclip musicale, la colonna sonora è davvero notevole e adatta ed è l’unico elemento che riesca realmente a tenere in piedi l’intero film, perché se diamo uno sguardo alla sceneggiatura (Zack Snyder, Steve Shibuya) è piuttosto precaria e i dialoghi, quando ci sono, sembrano quasi forzati. Deludente la performance di un’inespressiva Emily Browning, senza mettere in conto poi la scarsa utilità della presenza delle altre attrici, Abbie Cornish, Vanessa Hudgens, Jamie Chung, Jena Malone. Non si può parlar bene nemmeno della presenza di un’irriconoscibile Carla Gugino nè tantomeno di quella di Oscar Isaac, che non è stato sfruttato adeguatamente. A livello recitativo, il film è un totale disastro e nel complesso, non riesce a raggiungere quello che forse era l’intento originario del regista, ovvero narrare lo spessore della psiche femminile, tramite i sogni e il coraggio di questa neo-eroina malriuscita.

 

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One Response to Sucker Punch: la recensione

  1. geppo says:

    Beh, meno male che esiste la libertà di opinione (e soprattutto la differenza nei gusti, anche cinematografici).
    Che S.P. non sia stato eccezionale come si era sperato, posso anche essere d’accordo.
    Che alcuni dei protagonisti non siano stati sfruttati appieno, condivido pienamente (in particolare la Chung e la Hudgens, secondo me).
    Però farlo passare per un film totalmente deludente, mi dispiace, ma non condivido assolutamente.
    Già il finale – quantomeno – è stato abbastanza sorprendente da non farlo scemare nell’ovvio.
    Il problema è che in molti casi, per valutare un film, non esiste una via di mezzo quando non ha una sua connotazione precisa: S.P. non è totalmente un film d’azione, come non è totalmente un film “psicologico”.
    Secondo il mio modestissimo parere, il regista ha tentato di fare una “fusione”, riuscendoci però solo in parte; e questo magari non gli ha permesso di dare al film quel “punto in più” per essere di gran successo.
    Non gli dò 10, sicuramente ma un 7 per me lo merita ampiamente.

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