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Published on marzo 15th, 2018 | by Andrea Lupia

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Tonya: la recensione

Siamo andati a vedere Tonya in anteprima, l’ultimo film con protagonista la splendida Margot Robbie e non siamo affatto rimasti delusi, anzi. La pellicola è l’ultima fatica di Craig Gillespie, il regista australiano che forse ricorderete per il bellissimo Lars e una ragazza tutta sua con Ryan Gosling e narra le vicende realmente accadute di Tonya Harding. La pattinatrice sul ghiaccio prima divenne campionessa per poi essere radiata a vita da ogni competizione in seguito a uno dei più grandi scandali sportivi della storia.

Il 6 gennaio 1994 la pattinatrice Nancy Kerrigan fu aggredita dopo una sessione di allenamento ai Campionati nazionali. Fu costretta a ritirarsi momentaneamente, e il titolo nazionale andò alla Harding. Dalle indagini risultò che Jeff Gillooly aveva pagato l’aggressore, Shane Stant, affinché colpisse la Kerrigan al ginocchio destro con una sbarra. In seguito la Harding finì sotto processo e nonostante fosse accusata solo di sapere che l’aggressione sarebbe avvenuta, il giudice si espresse con la durissima condanna di squalifica. Il film non narra esclusivamente questa vicenda, sebbene abbia largo spazio nella trama, ma racconta la vita di Tonya fin dalla sua difficile infanzia, segnata dalla povertà, dall’ambiente difficile, da una madre “particolare” e dall’asma.

Il ritratto offerto da Margot Robbie in Tonya è splendido e finalmente rende giustizia a un’attrice spesso sottovalutata a causa della sua bellezza. La bravura di Margot è ormai fuori discussione e lo è anche grazie a questo film che si discosta dal classico biopic per avvicinarsi a una narrazione più complessa, agrodolce nei contenuti, ma mai appesantita. Alcune invenzioni, come l’annullamento momentaneo della quarta parete, hanno aggiunto molto alla narrazione riuscendo contemporaneamente ad alleggerire alcuni momenti e a renderne più interessanti altri. Essendo il film basato su una serie di interviste rilasciate dai protagonisti e altro materiale simile, si è scelto di inserire scene in cui gli interpreti dei personaggi realmente esistiti sono mostrati proprio come in un documentario, cosa che ha potenziato l’effetto piacevolmente straniante di entrare e uscire dall’azione e ha inoltre aumentato a dismisura la comicità di alcune parti del film.

Estremamente equilibrato, Tonya riesce nel difficile compito di narrare delle vicende che, al netto delle opinioni personali, sono state squallide e sgradevoli, senza per questo cadere né nel dramma a tutti i costi, né d’altra parte nel grottesco. Sebastian Stan risulta davvero in parte nel ruolo del marito Jeff, ma le vere rivelazioni tragicomiche sono state: Allison Janney che regala un ritratto al vetriolo e al fulmicotone, semplicemente irresistibile, della madre di Tonya, LaVona Harding. Paul Hauser, nel ruolo del mitomane, sedicente esperto di terrorismo internazionale e cialtrone Shawn Eckhardt. Bobby Cannavale nel ruolo di Martin Maddox che in poche scene riassume la quintessenza di certo giornalismo anni novanta risultando divertentissimo. E infine una menzione speciale non può non andare a McKenna Grace, che interpreta Tonya da bambina e che si conferma uno dei giovanissimi talenti più interessanti di questi anni. Non c’è molto altro da dire in merito a questo film, se non che ci sarebbe bisogno di questo oggigiorno, tanto mestiere, creatività, misura e affetto per quello che si fa, come dimostra anche la colonna sonora che batte a mani basse entrambi gli Awesome Mix dei due Guardiani della Galassia. Da vedere assolutamente.

Tonya: la recensione Andrea Lupia

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Scrittore, disegnatore, attore e poeta lo-fi.



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