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Tre all'improvviso: la recensione | CineZapping





Recensioni Tre allimprovviso

Published on Dicembre 15th, 2010 | by sally

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Tre all’improvviso: la recensione

Tre all’improvviso: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: Commedia romantica riuscita per metà.

3

Buon Film


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Dalla tv, Greg Berlanti ha deciso di riprovarci col cinema, e dopo “Il club dei cuori infranti”  è tornato in sala con la commedia romantica semi-drammatica “Tre all’improvviso” (“Life as we know it” nella versione originale). La proposta non è per nulla originale e non ci offre momenti memorabili, ma solo due ore in compagnia di Katherine Heigl e Josh Duhamel che si destreggiano con una bambina arrivata all’improvviso, tra scontatissimi siparietti “comici” che racchiudono tutti gli stereotipi dei neo-genitori inesperti e piccoli momenti drammaticamente romantici.

Tre allimprovviso

Tre all’improvviso

Holly Berenson ha un piccolo panificio ad Atlanta, ma è ambiziosa, ama il suo lavoro e spera di poter ingrandire il suo locale per poter avere maggiore successo. Eric Messer invece spera di poter diventare finalmente un regista televisivo sportivo, ha una carriera promettente davanti a sé. I due si incontrano nel 2007 per un appuntamento combinato da una coppia di amici, ma la situazione si rivelerà catastrofica, i caratteri sono incompatibili e tra i due non accadrà niente, ma nel corso del tempo seguiranno le tappe fondamentali delle vite di Peter ed Allison.  Questi ultimi sono la classica coppia perfetta, che vive in una casa splendida, vive uno splendido matrimonio e ha una splendida figlia appena nata, la piccola Sophie. A seguito di un incidente stradale, Peter e Allison perdono la vita ma il loro testamento stabilisce che Sophie debba essere affidata ai due amici della coppia. Nonostante l’antipatia reciproca, Holly e Messer devono prendere una decisione e devono assumersi delle responsabilità, per cui decidono di trasferirsi nella casa degli amici defunti per poter far crescere la bambina nel suo ambiente familiare e da qui avrà inizio una convivenza non certo facile. I due vengono colti impreparati e devono dare una svolta netta alle loro vite, mettendo da parte quelle che prima erano le loro priorità. Katherine Heigl dopo “Grey’s Anatomy” che ha fatto da trampolino di lancio, si è addentrata nel mondo della commedia romantica in pieno stile Jennifer Aniston, ed il timore è quello che non riesca più a divincolarsi, è rimasta intrappolata nel ruolo della trentenne precisina e sfigata in amore? Dopo “Molto incinta” e “La dura verità“, la Heigl interpreta nuovamente una single alla disperata ricerca di un uomo ed al contempo che cerca di far crescere la sua attività già ben avviata, avvalendosi delle sue doti culinarie capaci di stregare tutti. Eric Messer invece ha “un ego straripante” ed ama la compagnia delle donne, ma solo per una sera. Sophie diventa un’ottima tecnica di abbordaggio al supermercato, nessuno riesce a resistere al fascino innegabile di Josh Duhamel. La coppia di protagonisti funziona bene, è visibile una certa intesa, anche se a convincere maggiormente è proprio Duhamel e di meno la Heigl.

Tre allimprovviso

Tre all’improvviso

A fare da contorno a questo disastroso contesto, fatto di problemi quotidiani e vite costrette a seguire una determinata rotta, troviamo i vicini di casa. Greg Berlanti ci mostra una situazione variegata, dalla coppia sposata in cui la moglie sottomette il marito, alla coppia gay, quasi a voler comunicare una certa apertura e la volontà di rappresentare la realtà così com’è. Il tentativo, dopotutto, viene rimarcato anche dal fatto che la sceneggiatura, curata dagli esordienti Ian Deichman e Kristin Rusk Robinson, si concentra su quanto accade tra le mura domestiche e dei più piccoli comportamenti dei neo-genitori nei confronti della piccola, che sta crescendo e necessita di molte cure ed attenzioni, ma guardando con attenzione anche alla loro condizione psicologica. Purtroppo a fare da contrasto a questa volontà di aprirsi e mostrare le sfaccettature della società osservandole dalla finestra di casa, per dare uno sguardo fuori a quel che succede nel mondo, Berlanti si contraddice, mostrandoci in sostanza una realtà costretta al tradizionalismo e alla morale “standard”. Ci propone infatti il classico modello uomo-donna contrapposti e la suddivisione dei ruoli, senza neppure porsi il problema di nasconderlo ed anzi, rendendolo ancor più visibile attraverso alcune battute. Quando è il momento di cambiare il pannolino, per esempio, Messer dice ad Holly che è un compito che spetta a lei, la donna risponde: “Solo perché sono una donna?!?”, tanto per citarne uno. Il problema riguarda anche la colonna sonora, potenzialmente ben riuscita, ma mal gestita. Una delle scene in cui si avverte il contrasto in maniera più evidente è proprio quella sulle note di “Just Breathe” dei Pearl Jam, che non sembra essere la melodia azzeccata per la situazione narrataci, ma apprezziamo il fatto che la bambina adori come ninna nanna “Creep” dei Radiohead (“Tutti amano i Radiohead!” dice Messer). Non si capisce bene cosa “Tre all’improvviso” voglia comunicarci. Forse non è nemmeno il caso di fare troppi sforzi, si tratta di una commedia romantica riuscita per metà, con qualche scena divertente. Quella che si può maggiormente ricordare è la scena con il tassista, interpretato da Faizon Love e considerando che non è una scena di particolare rilievo, si può immaginare il resto. Greg Berlanti ci porta all’interno di due vite che si complicano improvvisamente e che cercano di raggiungere un compromesso, non senza finire sentimentalmente coinvolte in una situazione parecchio difficile in cui destreggiarsi a suon di pappette e pannolini sporchi. Ci mostra “la vita così come la conosciamo“, uno spaccato all’interno di una storia improbabile (chi affiderebbe la propria figlia a due persone che reciprocamente si odiano?), un tentativo di commedia romantica fallito, non miseramente, ma nemmeno riuscito nobilmente nell’intento. Lo dimostrano anche i fatti e gli incassi al botteghino, il film è passato dalle sale in sordina, ma non per questo bisogna pensare a un “vade retro”, rimane una commedia semplicemente guardabile, e nulla più.

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