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Published on giugno 14th, 2012 | by Elide Messineo

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Tribeca Firenze 2012 apre con “Woody Allen: a documentary”

Ha avuto inizio ieri, 13 giugno, la primissima edizione del Tribeca Firenze, nell’ambito della decima edizione del Tuscan Film Festival. Gli amanti del cinema hanno già presente il nome, il Tribeca è nato a New York nel 2002, fondato da Robert De Niro e Jane Rosenthal. Dietro porta nomi importanti ed è una grande vetrina per il cinema indipendente americano.

Per quanto possa essere di nicchia, il cinema indipendente da anni conquista il pubblico e grazie al Tribeca Firenze, si sta affacciando anche in Italia. I titoli in programma sono tutti interessantissimi, tra documentari, retrospettive e narrativa, questa piccola realtà può essere destinata a crescere nei prossimi anni. La partenza non è assolutamente malvagia, visto che per la giornata di venerdì 15 è prevista la presenza di John Malkovich. Ma, tornando a questo primo giorno di Festival, parliamo di Susan Froemke, Travis Fine e Robert Weide.

Tribeca Firenze 2012 | © CineZapping

Wagner’s Dream

Robert Lepage ci ha messo cinque anni per realizzare nel migliore dei modi possibili il “Ring” di Wagner, immaginando come lo avrebbe voluto davvero il compositore, che per tutto l’arco della sua vita si rivelò insoddisfatto dei risultati teatrali. Susan Froemke ha seguito il lavoro del regista al Metropolitan di New York, dove è stata messa in atto l’opera grazie ad una particolare scenografia soprannominata “The Machine”. Ripercorrendo il viaggio della troupe, la Froemke ci porta nel mondo del teatro, fatto di imprevisti ai quali non c’è sempre rimedio, specie quando avvengono durante una prima. La regista era presente in sala ed ha raccontato che le piacerebbe vedere tutte le versioni esistenti del Ring, ma sicuramente la versione di Lepage è quella più elaborata ed originale, il regista ha inseguito quasi maniacalmente il sogno di Wagner e lei ha voluto raccontare il suo incredibile viaggio, dalla costruzione di The Machine fino alla presentazione al Metropolitan.

Any Day Now

L’opera più sorprendente e bella di questa giornata. Il film di Travis Fine, presente con la moglie Christine, in sala, ha commosso tutti. Ambientato sul finire degli anni Settanta, racconta di una coppia gay che decide di prendere in affidamento un ragazzo down abbandonato dalla madre, ma tra i pregiudizi e gli ostacoli legali, per i due sarà molto difficile. Il regista di “The Space between” ha realizzato un’opera commovente, intrisa di puro sentimento, in cui spicca il senso di ingiustizia, che è proprio quello che intendeva mettere in evidenza, come lui stesso ha spiegato. “Any day now” è basato su una vecchissima sceneggiatura, a sua volta basata su una storia vera ed incredibile, poi rimodellata da Fine in modo tale da riuscire a lanciare il messaggio che il regista voleva diffondere, riuscendoci peraltro in pieno.

Woody Allen: a documentary

Il grande assente, invece, è stato Robert Weide, per la pellicola più attesa della serata. Si è trattato, infatti, di un evento tutto particolare perché è stata la prima volta in cui Woody Allen si è concesso per la realizzazione di un biopic su di lui. Una vita fatta di alti e bassi, in cui il genio da commediante si è notato fin da quand’era bambino. Ad oggi Allen è considerato uno dei registi più illuminanti della storia del cinema. Sfornando quasi un film all’anno qualche volta ha dovuto fare i conti con i flop, ma dopo quarant’anni rimane sempre a galla e continua ad essere un punto di riferimento per cineasti e per il suo pubblico, disposto a perdonargli qualche errore in attesa del prossimo film. Come dice lo stesso Woody Allen, seguendo la legge della quantità, sfornando un film all’anno prima o poi uno buono verrà fuori.

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