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Published on febbraio 16th, 2010 | by Elide Messineo

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Alice in Wonderland: il Jabberwocky

Abbiamo già scritto dell’intervista rilasciata da Linda Wolvertoon, sceneggiatrice di “Alice in Wonderland“, che ha spiegato com’è nato il film e ha specificato che non è tratto dai racconti di Carroll.

I pochi elementi che appartengono al libro sono i personaggi e il poemetto “The Jabberwocky” che conosceranno senz’altro tutti quelli che hanno letto la storia originale.

Per chi ancora non lo conoscesse, ecco il testo integrale, seguito dalla traduzione italiana.

Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.
Beware the Jabberwock, my son!
The jaws that bite, the claws that catch!
Beware the Jubjub bird, and shun
The frumious Bandersnatch!
He took his vorpal sword in hand:
Long time the manxome foe he sought
So rested he by the Tumtum tree,
And stood awhile in thought.
And as in uffish thought he stood,
The Jabberwock, with eyes of flame,
Came whiffling through the tulgey wood,
And burbled as it came!
One, two! One, two! And through and through
The vorpal blade went snicker-snack!
He left it dead, and with its head
He went galumphing back.
And hast thou slain the Jabberwock?
Come to my arms, my beamish boy!
O frabjous day! Callooh! Callay!
He chortled in his joy.
Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.

Cenorava. E i visciattivi cavatalucerti
Girillavano e sfrocchiavano nella serbaja;
Mollicciattoli eran gli spennavoli
E gli smarruti verporcelli fistarnuiurlavano.

“Guardati dal mascellodonte, figlio mio!
Le mascelle che mordono e le tenaglie che afferrano.
Sii sospettoso del rapace malco ed evita
Lo schiumarioso Bamariolo!”

Egli prese la sua vorpale spada
E a lungo cercò il suo feriale nemico.
Così riposò presso a un ombroso sicumaro
E lì stette in meditabondo pensiero.

E mentre era afflitto da uffanti pensieri
Il mascellodonte dagli occhi di fiamma
Venne sguillando per il fitto bosco
E barbagliò al suo cospetto!

Uno, due, uno, due! E affondò
La vorpale lama zucando e zacando
Fino alla morte. Poi con la sua testa
Galonfoppando ritornò.

“Hai ucciso il mascellodonte?
Vieni tra le mie braccia, mio radioso fanciullo
O giorno fravoloso! Evviva evviva!”
E cordeggiò un inno per la gioia.

Cenorava. E i visciattivi cavatalucerti
Girillavano e sfrocchiavano nella serbaja;
Mollicciattoli eran gli spennavoli
E gli smarruti verporcelli fistarnuiurlavano.

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