Recensioni

Published on febbraio 14th, 2012 | by Marco Valerio

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Albert Nobbs: la recensione

Albert Nobbs: la recensione Marco Valerio
Voto CineZapping

Summary:

2.5

Film Mediocre


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Albert Nobbs è un timido e introverso maggiordomo, ligio al dovere e integerrimo lavoratore.

Albert Nobbs ha una particolarità: è una donna. Figlia illegittima di genitori di cui non conosce l’identità, si è travestita da uomo per poter lavorare e sopravvivere nell’Irlanda del XIX secolo.

Più di trent’anni dopo si ritroverà coinvolta in un insolito triangolo amoroso e prigioniera della sua stessa finzione.

Il legame di Glenn Close (che interpreta il ruolo della protagonista) con il personaggio di Albert Nobbs risale a quasi 30 anni fa, ai tempi in cui recitò – nel 1982 – nella rappresentazione teatrale di Simone Benmussa, ispirata al racconto breve omonimo, scritto dall’autore irlandese del XIX secolo, George Moore.

Glenn Close in Albert Nobbs

Nonostante i grandi successi personali e professionali ottenuti lungo la sua brillante carriera, quel personaggio è rimasto nella testa e nel cuore di Glenn Close. Nel corso degli anni la protagonista de “Le relazioni pericolose” e “Attrazione fatale” ha continuato ad elaborare varie idee per questa storia, sviluppando un forte attaccamento al personaggio centrale: Albert Nobbs, una donna che vive nella Dublino del XIX secolo e che per riuscire a sopravvivere decide di travestirsi da uomo per ottenere un buon lavoro presso un noto albergo della sua città, il Morrison’s Hotel.

Albert è mosso nelle sue azioni da una tremenda paura e un antico sogno: evitare di finire in uno ospizio e aprire un tabaccheria da poter gestire personalmente con la compagnia e l’aiuto di una persona amata.

Diretto da Rodrigo Garcia, “Albert Nobbs” è la classica operazione da Oscar, ovvero costruita a tavolino e ad hoc per mettere in risalto una prestazione attoriale, vero valore aggiunto ad una pellicola che altrimenti avrebbe ben poco da dire.

Il film è infatti una creatura di Glenn Close in tutto e per tutto che vi prende parte non solo interpretando l’ambiguo e fragile protagonista, ma compare anche in veste di produttore e di sceneggiatrice. Un film quindi costruito su misura per la diva nominata cinque volte all’Oscar, senza mai ottenere un successo e che ora, al sesto tentativo, spera di ingraziarsi l’Academy con un ruolo en travesti che sembra ricalcare i canoni di apprezzamento dei votanti che determineranno la vincitrice dell’ambita statuetta.

“Albert Nobbs” si limita però ad essere questo, cioè un prodotto al servizio di uno scopo che di artistico e cinematografico ha ben poco. Perché al di là della buona prova di Glenn Close (buona, non straordinaria) e di un altro paio di felici intuizioni, il film regala veramente molto poco per meritare un’attenzione che non sia rivolta alla sua protagonista che si è avventurata in un ruolo trans gender.

L’altra felice intuizione, guarda caso, è rappresentata dal personaggio di Hubert Page, interpretato da Janet McTreer (a sua volta candidata all’Oscar), altra donna travestita da uomo per scampare alla miseria e alla povertà. Hubert è il perfetto contraltare di Albert: risoluta, determinata, amara e disincantata, mentre in Albert permane un alone di ingenuità quasi fanciullesca e lo scopo della sua vita rimane l’inseguimento di un sogno tanto semplice in apparenza quanto complicato da perpetrare.

Janet McTeer in Albert Nobbs

È il rapporto tra loro due a regalare i pochi e unici guizzi di un film che per il resto procede stancamente e in maniera piatta, raccontando la storia di un amore impossibile e della necessità di indossare nella vita di tutti i giorni una maschera, senza però che quella maschera possa annullare completamente la propria personalità. Proprio in questo però peccano i personaggi di “Albert Nobbs”: scarsa personalità, monodimensionalità e interesse quasi nullo che viene suscitato nelle loro azioni e interazioni.

All’originale spunto iniziale non fa seguito una narrazione vagamente interessante e che anzi arranca con difficoltà rendendo sciapa e poco coinvolgente la drammatica situazione che il personaggio protagonista si trova a vivere e da cui cerca di uscire, malgrado tutte le proprie mancanze e fragilità. Mancanze e fragilità che si riversano su una scrittura drammaturgica monca, vero tallone d’Achille (oltre ad una regia piatta che si mette esclusivamente al servizio della prova degli attori) di una storia che non emozione né appassiona mai.

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